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Piante Velenose
Proseguendo con la rassegna delle piante velenose spontanee in
Istria, si sarà notato che ho usato la denominazione botanica accanto
ai nomi volgari, per non creare confusioni. In botanica la nomenclatura
scientifica è composta nella maggioranza dei casi da un sostano tivo e
un aggettivo, dove il sostantivo si riferisce al genere e l'aggettivo
definisce le particolari caratteristiche della specie o ricorda il nome
di un autore a cui si è voluto dedicare la pianta. Perciò il nome
botanico potrà essere utile nella differenziazione delle varie specie.
Particolarmente in Istria che, grazie alla sua posizione orogeografica,
favorisce la crescita di un grande numeo ro di specie, molte delle quali
ho tralasciato di nominare, essendo esse considerate non letali, ma più
o meno indigeste.
Cocomero asinino (Ecballium elaterium), erbacea
perenne, prostrata. Cresce specialmente lungo il litorale istriano, nei
terreni incolti aridi e sassosi, macereti e ruderi, arrivando fino alla
zona collinare. Abbondante a Pola, Dignano e Lisignano. I fiori,
giallo-pallidi, spuntano da maggio a settembre. Il frutto ispido
oblungo, verde poi giallognolo a maturità, si stacca violentemente dal
peduncolo lanciando a distanza, attraverso il foro che ne ristulta, un
succo mucillaginoso amarissimo, comprendente numerosi piccoli semi.
Tutta la pianta è velenosa.
Il succo fresco può provocare vesciche sulla pelle. Ben ricordo
queste vesciche quando, da ragazzini, giocavamo sul prato vicino casa,
strizzandoci addosso i frutti del cocomero asinino. Sintomi
dell'avvelenamento: diarrea, dolori intestinali, salivazione, vomito,
cefalee, convulsioni. Primo soccorso: sostenere il vomito, carbone
medicinale. Consultare subito un medico.
Fusaria (Euonymus europaeus), arbusto a foglie caduche,
sparso per l'Istria dalla pianura ai monti, nei boschi e lungo i
sentieri. Abbondante nella valle del Quieto e a Gimino. I fiori d'un
verde chiaro o giallastro appaiono da aprile a giugno. I frutti maturano
da settembre a ottobre e si presentano come capsule rosse contenenti da
2 a 4 semi. Circa due semi sembra bastino a provocare la morte in un
bambino. Tutta la pianta è velenosa. Localmente è detta bereta de
prete, proprio perche il frutto rassomiglia a un copricapo da prete
cattolico.
Sintomi: dopo circa un'ora, diarrea, coliche intestinali, convulsioni
e disturbi cardio-circolatorii. Primo soccorso: provocare il vomito,
carbone medicinale. Subito dal medico.
Erba cipressina (Euphorbia cyparissias), pianta
perenne, abbondante in tutta l'Istria dal mare alla regione montana, in
luoghi erbosi, incolti e aridi e lungo le vie. Fiori disposti ad
ombrello, muniti di brattee, spesso colorate in giallo o in rosso. In
Istria ci sono varie specie di Euforbie, tra le quali la più vistosa è
senz'altro l'Euphorbia characias subsp. wulfenii, che forma delle
bellissime macchie color verde-cenerino lungo la strada che da Albona
porta a Porto Albona. Tutte le specie di Euforbia sono velenose. In
particolare il latice che scorre nell'interno della pianta, che, se
recisa, lascia uscire un liquido biancastro che all'aria rapprende.
Questo liquido è irritante e vescicatorio. Veniva adoperato per
"bruciare" i calli e le verruche. Se illatice viene a contatto
con le mani, specie se la pelle è delicata, provoca arrossamento,
gonfiore e vesciche. Non per nulla localmente la pianta dell'Euforbia
viene chiamata rogna, a Dignano e Rovigno grenta e a Valle grinta, forse
per suscitare ribrezzo in chi volesse toccarla. Sintomi: bruciore in
bocca e in gola, nausea, diarrea, dolori allo stomaco, vertigine,
disturbi della circolazione. Primo soccorso: provocare il vomito,
carbone medicinale, ingerire molto liquido. Consultare un medico.
Ginestra selvatica (Genista tinctoria), cespuglio
perenne, abbastanza frequente in tutta l'Istria, dal mare alla zona
montana. Lo troviamo nei pascoli, negli incolti e nella boscaglia.
Fiorisce in primavera avanzata ed all'inizio dell'estate. I semi
maturano da luglio a ottobre. Tutta la pianta è tossica. Anche se le
altre specie di ginestra sono meno tossiche (in Istria ce ne sono
diversi tipi), è molto importante mettere in guardia i bambini da tutte
le specie. Sintomi: aumentato bisogno di orinare, vomito, disturbi
cardiocircolatori. Primo soccorso: sostenere il vomito, carbone
medicinale, ingerire tè caldo. Consultare un medico.
Graziola (Gratiola officinalis), erbacea perenne,
minacciata di estinzione. In Istria si trova negli stagni, campi
inondati, paludi, ambienti umidi. Fiorisce in giugno-agosto. Tutta la
pianta è velenosa, di gusto amaro e bruciante. Animali che si sono
cibati di questa pianta secernono nel latte la sostanza attiva
gratiolina, che può causare ulteriori avvelenamenti. Sintomi: nausea,
ipersalivazione, vomito, dolori intestinali, diarrea con tracce di
sangue, bruciore alla vie urinarie, disturbi cardio-circolatorii,
convulsioni. Può far seguito la morte per collasso. Provoca l'aborto.
Primo soccorso: sostenere il vomito, carbone medicinale, ingerire molto
tè. Andare subito dal medico o ricovero ospedaliero.
Elleboro (Helleborus multifidus subsp. istriacus),
erbacea perenne, endemica. La troviamo nei prati e nei boschi sparsa per
l'Istria interna, abbondante presso S. Quirino, Carnizza, Marzana,
Cavrano. Possiede foglie coriacee di color verde scuro, che si formano
dopo la fioritura e perduranti fino all'inverno successivo. I fiori sono
quasi penduli, leggermente giallo-verdastri, ed appaiono già all'inizio
dell'inverno. Tutta la pianta è tossica, ce lo indica lo stesso suo
nome, Helleborus, che in greco vuol dire cibo mortale. L'uso
esterno provoca sulla pelle eritemi e vesciche. Nell'antico linguaggio
poetico i fiori dell'elleboro simboleggiavano la calunnia. Sintomi:
nausea, vomito, diarrea, coliche intestinali, disturbi della visione,
difficoltà di respirazione, paralisi. Primo soccorso: sostenere il
vomito, carbone medicinale. Subito dal medico.
Giusquiamo (Hyoscyamus niger), pianta erbacea annuale,
non comune e sporadica in Istria. Si può incontrare a Oltre,
Castelvenere, Villanova di Buie, S. Lorenzo del Pasenatico, S. Pietro in
Selve, Pinguente, Antignana, Albona, Canfanaro, Pola. Cresce sui ruderi,
ai bordi delle strade e nei terreni ricchi di nitrati. Fiorisce da
aprile a luglio. A frutto maturo le punte dei sepali diventano rigide.
Tutta la pianta è tossica ed emana odore sgradevole. Di cattiva fama,
già dai tempi più antichi, come efficace veleno. Sintomi: disturbi
alla vista, delirio e convulsioni che possono condurre alla morte. Primo
soccorso: provocare il vomito, carbone medicinale. Ricovero immediato
all'ospedale.
Agrifoglio (Ilex aquifolium), arbusto ad alberello
sempreverde, lo troviamo isolato nelle faggete del Monte Maggiore, nella
boscaglia del Monte Sissol, tra Borutto e Draguccio, sotto Fedena,
Barbana. Molto spesso coltivato come pianta ornamentale. Fiorisce da
maggio a giugno e i frutti maturano in autunno ed assomigliano al
mirtillo rosso. Le bacche e le foglie perdurano a lungo sulla pianta e
perciò i rametti vengono raccolti assieme a quelli del vischio (anche
queste bacche sono tossiche, circa dieci possono causare la morte) in
occasione delle festività di fine d'anno. Tutta la pianta è velenosa.
Sintomi: bastano 2 bacche per provocare scariche diarroiche e vomito.
Venti bacche possono essere mortali. Primo soccorso: sostenere il
vomito, carbone medicinale, ingerire tè caldo. Andare subito dal medico
o ricovero ospedaliero.
Maggiociondolo (Laburnum alpinum), arbusto a foglie
caduche, cresce nella faggeta nell'area del Monte Maggiore e dei monti
della Ciceria. Un altro Maggiociondolo (Labumum anagyroides)
molto simile, che troviamo lungo la strada che va da Dignano a Pisino,
S. Pietro in Selve, Pedena, viene anche colti. vato per ornamento.
Fioriscono in aprile-maggio ed i fiori, d'un giallo vivo, sono riuniti
in grappoli penduli. I frutti maturano da giugno a settembre. Tutta la
pianta è velenosa, in particolare i frutti, dove bastano duetre semi
per provocare nelle persone sintomi di intossicazione. Negli animali
invece i casi di avvelenamento sono rari, poiche la dose tossica in
questi è molto alta. Molti casi di avvelenamento si sono avuti tra le
persone, in maggioranza bambini, dopo consumazione di latte di capra che
aveva brucato foglie di Maggiociondolo, poiche gli animali espellono la
sostanza attiva direttamente nel latte. Sintomi: subito dolori
intestinali, nausea, vomito, in seguito eccitazionepsicomotoria,
disturbi cardio-circolatorii, segni di paralisi. Primo soccorso:
sostenere il vomito, carbone medicinale, ingerire tè caldo. Subito
all'ospedale o dal medico.
Robinia (Robinia pseudoacacia), albero, talora
cespuglio da giovane. In Istria comunissima ed invadente nei boschi,
lungo le siepi, presso i ruderi e argini di strade, dal mare alla zona
collinare. Spesso coltivata per ornamento. Fiori dolce-profumati,
riuniti in grappoli penduli. Fioritura da maggio a luglio. Velenosi in
particolare la corteccia ed i frutti. Quattro semi bastano per provocare
segni di avvelenamento come vomito, sonnolenza, allargamento delle
pupille, convulsioni. Nei cavalli subentra eccitazione, con fasi di
apatia e convulsioni. Primo soccorso: sostenere il vomito, carbone
medicionale. Andare subito dal medico.
Dulcamara (Solanum dulcamara), erbacea perenne,
rampicante o sdraiata. La troviamo nei boschi e cespuglieti freschi e
ruderi umidi e ombrosi, sparsa un po'dappertutto per l'Istria dal mare
alla montagna, nelle doline presso Dignano, Altura, Pola, Fasana,
Pirano, Capodistria, Moschiena. Fiorisce da giugno ad agosto con fiori
violetti. I frutti, piccole bacche ovali verdi e poi rosse, maturano in
luglio-settembre. Nel dialetto istrioto è detta vidicia forse perche
nel portamento si avvicina alla vite. Un'altra solanacea, la Morella
(Solanum nigrum), erbacea annuale, che arriva fino ai 70 cm di
altezza, la troviamo sparsa un po' per tutta l'Istria attorno alle case,
tra i ruderi, negli incolti e nelle siepi. Fiorisce da luglio a ottobre
con fiori bianchi. I frutti maturano quasi contemporaneamente, globosi,
di un color nero lucente, della grossezza d'un pisello.
Sono piante velenose in tutte le loro parti per persone e per
animali, tra quest'ultimi i più soggetti ad avvelenamenti sono i polli,
che spesso si nutrono delle loro bacche. Specie congenere alla patata (Solanum
tuberosum), anche la Morella nelle parti verdi, in particolare in
prossimità del germoglio e nelle bacche, è molto tossica. Sintomi:
bocca asciutta, nausea, vomito violento, emorragie interne, agitazione
psicomotoria, disturbi cardiaci. Primo soccorso:sostenere il vomito,
carbone medicinale. Subito dal dottore o all'ospedale.
Tasso (Taxus baccata), albero o arbusto sempreverde
raro, cresce spontaneo in luoghi rocciosi, a Sdregna, Lanischie, Racia
Vas, è coltivato generalmente nei parchi a scopo ornamentale. A Pola,
in un giardino privato di Monte Capelletta, ne esistono due magnifici
esemplari centenarii. Fiorisce in aprile e fruttifica in autunno. Il
frutto è di un bel colore rosso vivo, aperto all'estremità superiore
ove spicca il seme di colore brunastro. Tutte le parti della pianta sono
tossiche, eccetto la polpa del frutto. Perciò si faccia molta
attenzione a non ingerire il seme quando si voglia provare il suo gusto
dolciastro. Può essere letale, in particolar modo ai quadrupedi per
ingestione di foglioline, ed è per questo che viene chiamato Albero
della morte. Sintomi: nelle persone si manifestano con vomito, diarrea,
vertigini, difficoltà respiratorie e circolatorie, dolori al fegato e
ai reni, perdita di coscienza, seguita a volte anche da morte, per
paralisi cardiaca. Primo soccorso: sostenere il vomito, carbone
medicinale. Ricovero ospedaliero.
Veratro nero (Veratrum nigrum), erbacea perenne poco
Laburnum alpinum frequente. La troviamo nei boschi e cespuglieti freschi
ed umidi della Ciceria, sul Taiano, Sabnig e Monte Maggiore. Fiorisce da
maggio a settembre. Ha fiori rosso-bruni, che formano dense
infiorescenze consistenti in pannocchie terminali. Pianta tossica per
gli uomini e per il bestiame. Fortunatamente è raro che questa pianta
venga consumata dagli animali pascolanti. Spesso viene tragicamente
confusa con la genziana maggiore (Gentiana lutea subsp.
symphyandra). Le due piante vegetano nello stesso ambiente. Della
genziana si usano le radici per preparare amari e digestivi. poiche le
radici vengono raccolte nel tardo autunno, quando la pianta giace al
suolo disseccata, non è facilmente riconoscibile da tutti. Le foglie
della genziana sono simili a quelle del veratro, ma opposte sullo stelo,
cioè una di fronte all'altra: non hanno evidenti nervature. La radice
del veratro, macerata nella grappa, libera delle sostanze tossiche che
provocano, se ingerite, vomito e diarrea e in seguito uno stato
narcotico. Similmente tossico è anche il Veratrnm album, che si
incontra raramente sul Monte Taiano e Sabnig. Primo soccorso: sostenere
il vomito, carbone medicinale. Ricovero ospedaliero.
Come abbiamo visto, non solo ìn campagna, nei boschi e nei prati, ai
bordi delle strade si nascondono piante che ingerite possono causare
gravi danni al nostro organismo, ma anche nelle piante da appartamento o
da terrazzo. È bene altresì guardarsi da alcune piante velenose da
orto e giardino come per esempio bulbi di narcisi e tulipani, frutti di
ricino, "mandorle amare" del mandorlo selvatico, bacche
dellauroceraso, semi di glicine, del bosso e dell'oleandro. Soprattutto
l'Oleandro (Nerium oleander), arbusto o alberello
sempreverde che quasi mai manca davanti alle casette istriane e spesso
fatto anche crescere in contenitori, orgoglio delle padrone di casa, è
pianta altamente tossica. Bastano piccole quantità della pianta per
provocare seri avvelenamenti. Si conoscono anche casi di morte. Fiorisce
nel periodo estateautunno. Sintomi: nausea, vomito, coliche intestinali,
diarrea, disturbi cardiaci. Primo soccorso: sostenere il vomito, carbone
medicinale. Consultare subito un medico o ricovero ospedalie.
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Concludendo, un po' per sicurezza e un po' per scaramanzia e in
particolare dove ci sono bambini piccoli, consiglierei di tenere in casa
sempre della polvere di carbone medicinale che si acquista in farmacia e
che in caso di sospetto avvelenamento potrebbe risultare utile. Ad ogni
modo è sempre consigliabile avvertire subito il medico.
Infine, conoscendo le piante velenose, sapremo meglio valutare la
loro importanza, accresceremo il rispetto per i nostri beni naturali e
sapremo salvaguardare noi e gli animali da eventuali pericoli, ma
proteggeremo sopratutto i bambini, la nostra speranza per it futuro.
Ristampato da:
- Claudio Pericin (testo e fotografie, con l'eccezione di
corbezzole), "Piante Velenose 2", Jurina
i Franina, Rivista di varia cultura istriana, No. 55, inverno 1993,
Libar od Grozda Pola, p. 78-83.
- English, alternate and genus/family names (in blue font) Norman
Taylor, Taylor's Enclopedia of Gardening, Houghton Mifflin
Company (Boston, 1961)
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