Prehistory to 999 A.D.
History


Notes on Placito del Risano

Between the 6th and 9th centuries Europe underwent a period of instability caused by the migration of nations. In the Slovenian Littoral, Byzantine and Frankish rule had alternated. It was while the Franks were in power that the Lombards and Slavs arrived in the area. They settled in the hinterland and through the Frankish authorities introduced a new feudal social order which contrasted with the Byzantine administration of towns based on ancient tradition. In administrative and military matters the towns were governed by a tribune who was subordinate to the numerus in Trieste charged with governing the border area of Byzantine possessions in Istria. Along with Trieste, Koper played a key role in the Byzantine defence against the Avars, the Lombards and the Slavs.

The document of the Rižana (Risano) assembly, which was summoned to the Rižina (Risano) valley in 804 AD, is important because of the information it provides about the settlement of the Slavs in this area and because it describes the complex Byzantine administration and the penetration of the Franks into the area via the introduction of a strict new feudal system which was resisted by the Istrian population. The Franks wanted to use the assembly to pacify the dissatisfied population and at the same time to create conditions for driving the Byzantines out of the northern Adriatic region. The document is preserved by the National Archives in Venice. (Codex Trevisaneus, ff. 21-25).

Processo verbale de il Placito di Risano, Anno 804

Documento importantissimo di questa svolta è il "Placito del Risano" (804), dal quale emerge un quadro molto significativo delle articolazioni sociali e etniche in un'epoca caratterizzata da grandi e repentini mutamenti.

Questi i fatti. I messi dell'imperatore (Carlo Magno) convocano un "Placito" (assemblea, parlamento) nella pianura del fiume Risano (Rizan - adesso Slovenia). Ai rappresentanti dei municipi di Trieste e di altri centri istriani, i messi confermano il diritto di mantenere le vecchie consuetudini amministrative di origine romana, minacciate dal duca franco (Duca) Giovanni. In questo frangente si levano anche proteste contro l'introduzione di coloni slavi nella campagna Istriana, che era stata favorita in ogni modo dalle autorità franche.

Dietro questo "placito", tante volte citato dagli storici, vi è una situazione politica e sociale molto significativa. Sul banco degli accusati non vi è solo il duca Giovanni, rappresentante in loco del potere franco, ma anche molti ecclesiastici divenuti potenti possidenti terrieri, nonché strumenti della politica carolingia, tesa a feudalizzare tutti i rapporti di proprietà privata al pari dei rapporti pubblici. Contro questo mutamento di equilibri che si sta delineando insorgono i possidenti Istriani, più ligi al dominio bizantino ed impoveriti dall'interruzione dei rapporti marittimi e commerciali. Usando le parole di Cusin, "l'adunanza del Risano è il documento più prezioso del nostro alto medioevo. Esso ci mostra la società romano-bizantina nel suo estremo tramonto, ormai preda della feudalità franca a cui si son legati gli esponenti ecclesiastici. Dopo l'episodio del Risano, infatti, un fitto velo si stende sulla nostra regione e per molto tempo le fonti permangono mute".

L'originale documento è a Venezia.


Gli slavi in Istria fra la fine del VI e l'inizio del IX Secolo

 Janez PERŠIČ, Facoltà di Filosofia, Ljubljana

 Da quando esiste l’interesse per la storia dei popoli e dei loro confini, esistono anche le interferenze delle ideologie nazionaliste. Spesso esse influenzarono gli storici e gli altri esperti, indirizzandone le ricerche. Anche oggi il mondo della ricerca storica non ne è immune. I meno esposti sono sicuramente i ricercatori seri, i più soggetti a contenere testi di storia “ideologici” sono invece i libri di testo e i lavori di pubblicisti e dilettanti, come ad esempio i fautori della teoria “veneta” sull’origine degli sloveni.

Per quel che riguarda l’arrivo degli sloveni nella loro patria attuale, va detto che esso fu per le popolazioni autoctone celtico-romane molto più grave delle precedenti migrazioni di Goti e Longobardi. Gli sloveni assimilarono, scacciarono o massacrarono la popolazione precedente, distrussero o lasciarono andare in rovina le loro città e le loro chiese. In Friuli, il limes longobardo impedì l’ulteriore avanzata di Slavi ed Avari verso occidente, in Istria questa funzione fu svolta dalle città fortificate, soprattutto lungo la costa.

La vecchia letteratura storica italiana e, soprattutto, istriana (Benussi, Tamaro, ecc) ha cercato di sminuire l’influenza slava in Istria prima dell’arrivo di Valacchi e di altri profughi, scampati ai Turchi nel XV e XVI secolo. D’altro canto la storia slovena ha lanciato la teoria relativa all’arrivo di sloveni e croati già nell’alto medioevo.

Il Placito del Risano (804) è un documento estremamente interessante sulla società e la storia economica di quel periodo. In questo contesto va visto anche l’insediamento slavo dell’Istria e l’opposizione dagli abitanti autoctoni.

Si trattò indubbiamente di un periodo di grandi cambiamenti, fra i quali quello dei confini etnici era sicuramente il meno evidente. In conclusione un monito: lo storico convinto di essere un soldato del proprio popolo, cessa di essere uno storico.

Omembre slovanov V Istri od konca 6. Do zacetka 9. Stoletja

 Janez PERŠIČ, Filozofska fakulteta, Ljubljana

 Že odkar vlada zanimanje za zgodovino narodov in njihovih meja, se v te zadeve pogosto vmešava tudi nacionalistična ideologija. Dostikrat je le-ta  vplivala na zgodovinarje in druge strokovnjake do te mere, da so svoje raziskave usmerjali v skladu z njenimi zahtevami. Zgodovinopisje še dandanes ni imuno pred temi pojavi, tudi v razvitem svetu ne. Manj so jim izpostavljeni resni znanstveniki, bolj pa je ideološko pisanje zgodovine opazno v šolskih učbenikih, publicistiki in pri amaterjih, kakršni so med Slovenci tako imenovani venetologi.

Glede prihoda slovenskih prednikov v novo domovino lahko rečemo, da je bil mnogo bolj usoden za romano-keltske staroselce, kot so bile prejšnje migracije Gotov in Langobardov. Slovani so staroselce asimilirali, izgnali ali masakrirali, uničili ali pustili propasti pa so tudi njihova mesta in cerkve. Obrambo pred nadaljnjim prodiranjem Slovanov in Avarov proti  zahodu je na robu Furlanije vzdrževal langobardski limes, v Istri  pa obzidana mesta predvsem ob morju.

Starejše italijansko, predvsem istrsko zgodovinopisje (Benussi, Tamaro idr.) je skušalo poudariti nepomembni delež in vpliv Slovanov v Istri vse do prihoda Vlahov in drugih beguncev pred Turki v 15. in 16. stoletju. Na drugi strani je slovensko zgodovinopisje ustvarjalo raztegljive fraze o zgodnjesrednjeveški naselitvi Slovencev in Hrvatov v novi domovini.

Zapis Rižanskega placita (804) je izjemno zanimiv dokument o družbeni in gospopodarski zgodovini tistega obdobja. V tem kontekstu je treba gledati tudi priseljevanje Slovanov v Istro in nasprotovanje staroselcev temu pojavu. Vsekakor je bil to čas velikih sprememb, med katerimi je bila sprememba etnične meje še najmanj izrazita. Zavedajmo se: zgodovinar, ki misli, da je vojak svojega naroda, ni več zgodovinar.


Annales: Annali del Litorale capodistriano e delle regioni vicine, 1, 1991, p.p. 59-68

Il documento del Placito del Risano - dilemmi e contraversie nella storiografia locale e straniera

Salvator ŽITKO
Direttore del Museo regionale di Capodistria
66000 Koper, Kidričeva 19, Slovenija

Il documento del Placito del Risano è una delle fonti più importanti per lo studio delle condizioni sociali, amministrative, economiche e politiche dell'Istria nel periodo di transizione tra il sistema bizantino e quello franco. Vi risaltano le grandi differenze esistenti tra l'amministrazione bizantina e quella franca, tra i municipi urbani ed il sistema feudale introdotto dai Franchi in tutta l'Istria. Per quanto riguarda la storia nazionale l'importanza di questo documento sta soprattutto nel fatto che si accenna esplicitamente all'insediamento e alla presenza degli Slavi nel retroterra delle città latine dell'Istria.

Del documento si sono conservate soltanto le trascrizioni: tra le copie più usate dagli studiosi quella del Codice Trevisano che si conserva nell'Archivio di Stato di Venezia. Tra i commenti e le edizioni più note vanno segnalate quelle di G. R. Carli, P. Kandler, R. Udina, R. Cessi e ultimamente quella di Mario E. A. Zetto. Tra gli storici sloveni il primo a pubblicare, tradurre e commentare il Placito è stato F. Kos nell'opera "Gradivo za zgodovino Slovencev v srednjem veku II" (Materiali per la storia degli Sloveni nel medioevo, II) (1906), tra i croati negli ultimi anni una trascrizione riveduta e corretta con la traduzione in lingua italiana è stata curata da A. Petranović e A. Margetić mentre un commento molto approfondito è stato proposto da L. Margetić.

La collocazione storica del Placito precisa in primo luogo lo sviluppo sociale e politico dell'Istria dall'introduzione del sistema amministrativo bizantino nel VI secolo sino al suo crollo sul finire dell' VIII secolo, quando il dominio sulla penisola istriana venne assunto dai Franchi.

Publications and Interpretations of the Document of the Placitum Risiano in Slovene and Foreign Histiography

Salvator ZITKO
Regional Museum of Koper
SI-6000 Koper, Kidriceva 19

Summary

The document of the Placitum of Riziano is one of the most important records of the social, administrative, economic and political situation in Istria during the transition from the Byzantine to the Frankish system. It points out the large differences between the Byzantine and Frankish administration, between urban municipia and the feudal system that the Franks had been promulgating throughout Istria since the 8th century. Its significance for Slovene national history lies primarily in the explicit mention of the settlement and continual presence of the Slovene population in the hinterland ofRoman cities of Istria.

The document has only been preserved in later transcripts; the one that is most often used by experts is the transcript from the Codex Trevisanus, which is stored in the National Archives in Venice, Italy. According to experts this is the oldest of the transcripts and the one that most faithfully reproduces the original notary writings of the Placitum of Riziano from 804.

Among the renowned publications and commentaries related to thus document, G. R. Carli and his work "On Italic Antiquities" (Delle antichità italiche, IV, Milan 1788/91) should be mentioned; in the 19th century the document was published in its entirety by P. Kandler in the "Diplomatic Codex of Istria" (Codice diplomatico istriano, Triest 1853/64), with an extensive commentary, while an earlier transcript appeared in the work "Historical News of Pola" (Notizie storiche di Pola, Parenzo 1876). Kandler thus published both transcripts from the Codex Trevisanus, though in certain points they differ quite considerably from one another. Subsequent publications ofthe document appeared in the works of Abel-Simson (1883), R. Udine (1932), C. Manaresi (1955) and Mario E. A. Zetto (1989).

The first Slovene historian to publish, translate and comment on the text was F. Kos in his "Material for the History ofthe Slovenes in the Middle Ages II" (Gradivo


Commenti di Pietro Kandler

[Da il suo Codice diplomatico Istriano, 3 volumi, supplemento di L'Istria (1846) - CDI I, 54 pag. 116]

Abbiamo creduto di dire qualcosa su questo raro documento, il quale mostra la lotta officiosa dell'antico contro il nuovo; il che è raro esempio. In altre provincie l'antico era stato rovesciato da impetuosa dominazione, risultato di vittoria guerresca, e di assoggettamento senza condizioni del vinto, al quale la vita e la esenzione da schiavitù, e ra quanto poteva sperare.

Il documento contenente il placito tenuto in Istria dai Messi di Carlo Magno e di Pippino, passò da Grado a Venezia (come crediamo) colle Carte di quell'Archivio patriarcale, entrate nell'Archivio d ella Repubblica dei Veneziani. Non ci è noto se sia stato mai veduto nella scritta primitiva, giova credere che sì, dacchè comparisce nel Codice detto Trevisani, il quale conteneva documenti tratti da originali, per facile uso di quel Governo; Codice del quale si fecero più esemplari, uno dei quali ed antico, è deposto nell'Archivio Imperiale di Vienna, copia esiste alla Marciana di Venezia; altra era in mano del Verci che scrisse la Storia della Marca Trevisana. L'Abbate D. Ferdinando Ughelli fu, a nostro sapere, il primo a divulgarlo colle stampe nel 1640, nella sua Italia Sacra, Patriarcato di Grado, dal quale lo tolse il Gianrinaldo Carli, inserendolo nell'appendice delle Antichità Italiche; poi fu intempi recenti ristampato più volte. Il documento contiene tali caratteristiche di sincerità, da non poterlo riporre fra le cose adulterate sia di tempi  vicini o dei più remoti.

Espone desso il placito o giudicato che i Messi di Carlomagno fecero sulle lagnanze che il popolo aveva contro gli amministratori della pubblica cosa; compresi il Governatore della Provincia, ed i Vescovi che partecipavano al p ubblico governo. Siffatta guarentigia di buon governo era dei Re Franchi, e solevasi in ogni anno inviare tali Messi, convocando radunanza; ma non furono i primi ad escogitare quel modo per l'Istria, l'usavano anche gli Imperatori bizantini. Da parte dell'Imperatore vennero inviati Izzone prete, Cadolao ed Ajone Conti, che figuravano come Sindacatori e Giudici in quel Consesso il quale, fuor di caso siffatto, sarebbe stato lui giudice delle querimonie fra provinciali, siccome più tardi riscontriamo in  Istria medesima di placiti siffatti.

La Convocazione non fu tenuta in città, qualunque fosse poi questa; e ciò è a noi indicazione che la radunanza si tenesse qual provinciale. Anche a tempi romani il Governatore doveva starsi lontano dalle colonie o dalle città precipue, gelose oltre ogni dire delle loro libertà; siffatti conventi o parlamenti si tenevano in campagna aperta; altri in Istria si tennero al traghetto di S. Andrea, località la quale se non era presso Orsera al passaggio del Leme, dovrebbe essere stata nel territorio di Rovigno, dirimpetto all'isola che ancor porta tal nome, nota per antica Abbazia di Benedettini. Il placito, di cui nel diploma, fu tenuto nel territorio dell'odierna città di Capodistria, il cui nome antico era Aegida, che è quanto dire città della Capra, nome di frequente dato a città dai Greci e dai Latini, dai quali giunsero fino a noi gli innumerevoli Capri, Capraja, Caprera, Capresia, Cabrera. Capodistria ebbe nome frequente di Capris fino dai primi secoli dell'êra Comune, nome che li Slavi sopraggiunti, ed i Tedeschi nel medio tempo ritennero, e dura ancora nella bocca del volgo, per indicare la patria degli abitanti. Il luogo nel quale fu tenuto il placito era fuor della città di Capodistria, ed il documento gli assegna il nome di Riziano. Ancor oggi vi ha contrada alle estremità del fiume Formione che conserva nome Risano, ed anzi lo diede al fiume; pensano taluni che la voce Risano tragga dallo slavo, e significhi pianura; di che dubitiamo fortemente, perchè quei prati che vi si veggono, formaronsi dopo l'800 per sedimenti di quel fiume, nè meriterebbero per alcun conto nome di pianura, sempre allagata nelle piene di quel fiume; crediamo retta la lezione del documento Riziano, nome romano e colonico di fondo lato, derivato da gente che prima ne fu investita, e che potrebbe essere ARISIAN od ARICIAN. Tutto quel territorio conserva nomi romani, nessuno slavo.

Suggested bibliography (from Arcipelago Adriatico)

  • ACTA HISTRIAE II, Prispevki o Rižanskem placitu, Istri in Furlaniji/ Contributi sul placito del Risano, l'Istria ed il Friuli, Koper-Capodistria 1994.
  • BENUSSI, Nel Medioevo. Pagine di storia istriana, Parenzo 1897.
  • BENUSSI, L'Istria nei suoi due millenni di storia, Trieste 1924 (ristampa 1997).
  • G. CAPRIN, L'Istria nobilissima, 2 voll., Trieste 1905-1907, (ristampa 1968).
  • C. DE FRANCESCHI, Saggi e considerazioni sull'Istria nell'alto Medioevo, in Atti e Memorie della Società Istriana di archeologia e storia patria, nuova serie, voll. XVI, Venezia 1968.
  • L. MARGETIC, Histrica et Adriatica. Raccolta di saggi storico-giuridici e storici, Collana degli Atti, n. 6, Centro di ricerche storiche-Rovigno, Trieste-Rovigno 1983.
  • L. MORTEANI, Notizie storiche della città di Pirano, Trieste 1886 (ristampa 1984).
  • L. MORTEANI, Isola ed i suoi statuti, Parenzo 1888.
  • L. MORTEANI, Storia di Montona, Trieste 1895.
  • M. PAVAN, La X Regio Venetia et Histria e la provincia Dalmatia dall'età romana all'età bizantina, in Atti e Memorie della Società Dalmata di Storia Patria, vol. XII, 1987, ora anche in M. PAVAN, Dall'Adriatico al Danubio, Padova 1991.
  • A. PETRANOVIC-A. MARGETIC, Il placito del Risano, in Atti del Centro di ricerche storiche-Rovigno, vol. XIV, Trieste-Rovigno 1983-1984.
  • F. SEMI, Capris, Justinopolis, Capodistria, Trieste 1975.
  • G. DE VERGOTTINI, Lineamenti storici della costituzione politica dell'Istria durante il Medio Evo, Trieste 1974.

KOPRSKA ŠKOFIJA IN SLOVANI OD 12. DO 15. STOLETJA

 Darko DAROVEC

Znanstveno-raziskovalno središče Republike Slovenije Koper

Medtem ko je za obdobje od 9. do 12. stoletja za slovensko narodnostno mejo značilno, da se je na severu proti Nemcem in na vzhodu proti Madžarom krčila, je na zahodu proti Furlaniji in Istri v večjih ali manjših sunkih v tem obdobju napredovala. Tako lahko na podlagi arheoloških najdb iz 9. in 10. sto­letja, ki govorijo, da so v okolici Predloke takrat živeli Slovani, posredno in neposredno pritrdimo razvoju slovanske kolonizacije v Istri, kot ga že nakazuje listina o Rižanskem placitu.

Med slovansko kolonizacijo v Istri in Furlaniji, kjer so oglejski patriarh pa tudi drugi nemški fevdalci uporabili naravni prirastek iz strnjenega slovenskega ozemlja za kolonizacijsko delo na svojih posestvih, lahko povlečemo kar nekaj vzporednic. Obsežnejšo kolonizacijo tako lahko pričakujemo tudi po letu 1062 oziroma 1067, ko je kralj Henrik IV. podelil freisinški cerkvi najprej nekatera svoja posestva v Piranu in Novigradu, nato pa še dokaj strnjeno ozemlje vasi Osp, Rožar, Loka, Kubed, Truške, Šterna in Sv. Peter, ki je pravzaprav za­okrožalo oziroma oblikovalo tedanjo mejo koprske škofije s tržaško na severu in severozahodu ter z novigrajsko na jugu.

Toda približevanje slovenske narodnostne meje severnoistrskim mestom ni bilo vezano le na fevdalni tip kolonizacije, marveč je k temu precej pripomogel tudi privlačnostni faktor vzpenjajoče se gospodarske dejavnosti v teh mestih; tako npr. v listini o prisegi zvestobe Trsta Benetkam iz leta 1202 zasledimo že številna slovanska imena pri Tržačanih, med katerimi nekateri kasneje postanejo celo člani mestnega sveta (Blagosić). Koper pa je z zvestobo Benetkam leta 1182 pridobil izključno pravico do izvoza soli, pridelane med Gradežem in Premanturo, na celino, kar je bil nedvomno eden poglavitnih dejavnikov, ki je omogočil koprskemu komunu, da je leta 1186 podelil posesti (v Loparju, Padni, Briču in v Serminu), nekatere vinograde ter oljčno desetino koprski škofiji, s čimer je bilo le-tej šele omogočeno, da je uresničila sklep iz leta 1177 med papežem Aleksandrom III. in Friderikom I. Rdečebradcem o ponovni ustanovitvi koprske škofije, oziroma o ponovni zasedbi koprskega škofovskega prestola, saj koprska škofija od ustanovitve v 6. stoletju naj ne bi bila nikoli ukinjena, le sredstev za vzdrževanje svojega škofa naj ne bi bila imela, kajti do tedaj sta skrb za upravljanje škofije vodila dva škofovska kanonika. Čeprav je sprva dolžnosti koprskega škofa, kot že mnogokrat poprej, opravljal tržaški škof, tedaj Aldigor, pa je po njegovi smrti leta 1210 nastopil kot zgolj koprski škof Absalon.

Samostojni upravni posvetni in cerkveni razvoj je še pospeševal gospodarski vzpon in z njim povezani priselitveni privlačnostni faktor, še posebno na ozem­lju Kopra in Pirana, torej na ozemlju koprske škofije, kar nazorno potrjuje tudi t. i. koprski agrarni zakon iz okoli leta 1300, kjer ne le, da v določbah kmete enačijo s Slovani, kar daje slutiti, da je bilo koprsko podeželje tedaj že povsem slovanizirano, temveč iz njih izhaja, da so bili Slovani tudi lastniki teh posesti. Temu razvoju nazadnje pritrjuje tudi vsaj po imenu svojevrstna funkcija kopr­skega Kapitana Slovanov (Capitaneus Sclavorum), ki jo prvič zasledimo po koprskem uporu Benetkam leta 1348 kot upravno, vojaško in pravno skrbstveno funkcijo za prebivalstvo koprskega podeželja.

O rednem dotoku slovanskega prebivalstva tudi v obalna istrska mesta, še posebno v Koper, pa mdr. priča leta 1467 ustanovljeni samostan glagoljašev v Kopru, sprva s sedežem v sv. Ani v Bošedragi, ki je postal osrednji sedež istrskih glagoljašev in poglavitni nosilec slovanske verske in kulturne ustvar­jalnosti v Istri. Žal se tega po 2. svetovni vojni ni zavedala tedanja oblast, ko je dala porušiti glagoljaški samostan na Belvederju, kjer so domovali od srede 16. stoletja do ukinitve leta 1806.

LA DIOCESI DI CAPODISTRIA E GLI SLAVI DAL XII AL XV SECOLO

Darko DAROVEC, Centro di ricerche scientifiche della Repubblica di Slovenia, Capodistria

Il periodo tra il IX ed il XII secolo è caratterizzato da un arretramento del confine etnico sloveno a nord, di fronte ai Germani, e ad est, dinanzi agli Ungheresi, mentre avanza invece, con ondate più o meno impetuose, ad occidente, verso il Friuli e l'Istria. Con i reperti archeologici del IX e X secolo scoperti nei dintorni di Predlocca possiamo confermare, direttamente o indirettamente, lo sviluppo della colonizzazione slava dell'Istria, come accennato anche nel Placito del Risano.

Sono diversi i paralleli che si possono tracciare tra la colonizzazione slava in Istria e in Friuli, con il patriarca d'Aquileia e gli altri feudatari germanici che attingevano alla crescita demografica della popolazione del territorio sloveno per il colonato nei loro possedimenti. Possiamo quindi presupporre una vasta colonizzazione anche dopo il 1062 o 1067, quando il re Enrico IV assegnò alla Chiesa di Frisinga dapprima alcuni possedimenti a Pirano e Cittanova, e poi il territorio dei villaggi di Ospo, Rosariol, Lonche, Covedo, Trusche, Sterna e San Pietro dell'Amata, che all'epoca delimitavano il confine della diocesi di Capodistria con quella di Trieste a nord e nord-ovest, e con quella di Cittanova a sud.

L'approssimarsi del confine etnico sloveno alle città nord-istriane non era però dovuto solo alla colonizzazione feudale, ma anche all'attrattiva operata da queste città economicamente in espansione. Nel documento che riporta il giuramento di fedeltà dei triestini a Venezia del 1202 troviamo così numerosi nomi slavi, alcuni dei quali diventano poi anche membri del consiglio cittadino (Blagosić). Con l'atto di fedeltà a Venezia del 1182, Capodistria ottiene il diritto esclusivo di esportazione nel continente del sale prodotto tra Grado e Promontore, uno dei fattori principali che permisero al comune capodistriano di assegnare nel 1186 alcuni possedimenti (a Loparo, Padena, Briz e Sermino), alcuni vigneti e la decima dell'olio alla diocesi di Capodistria, il che permise di attuare, infine, l'accordo del 1177 tra il papa Alessandro III e l'imperatore Federico I Barbarossa sul ripristino del vescovato di Capodistria, cioè l'insediamento della cattedra diocesana. Dalla sua nascita nel VI secolo, la diocesi di Capodistria, infatti, non sarebbe mai stata soppressa, le mancavano solo i mezzi per mantenere un proprio vescovo, e fino allora l'amministrazione della diocesi era stata condotta da due canonici diocesani. Benché la funzione di vescovo fosse svolta, come altre volte prima, dal vescovo di Trieste, a quel tempo Aldigor, alla sua morte nel 1210 gli succedette Assalone, ma solo come vescovo di Capodistria.

Lo sviluppo autonomo delle amministrazioni laica ed ecclesiastica accelerò l'espansione economica e l'immigrazione ad essa collegata, in particolare nei territori di Capodistria e Pirano, dunque nella diocesi capodistriana, come conferma la cosiddetta legge agraria capodistriana attorno al 1300, dove, non solo s'identificano i contadini con gli slavi, il che fa pensare che l'agro capodistriano fosse già completamente slavizzato, ma si desume anche che gli slavi possedevano la terra. Un andamento confermato, infine, dalla straordinaria funzione, almeno di nome, del Capitanio dei Schiavi (Capitaneus Sclavorum) di Capodistria, che incontriamo per la prima volta dopo la ribellione di Capodistria a Venezia del 1348 come funzione amministrativa, militare e giuridica di tutela della popolazione del contado capodistriano.

Il regolare flusso di popolazione slava nei centri costieri dell'Istria, in particolare a Capodistria, è testimoniato tra l'atro dalla fondazione nel 1467 del convento geronimiano di Capodistria, insediato dapprima a S. Anna, nel rione di Bossedraga, che diventò la sede centrale dei geronimiani istriani e principale portatore dell'attività religiosa e culturale slava in Istria. Purtroppo però, dopo la seconda guerra mondiale, le autorità di allora non ne erano consapevoli e fecero abbattere il convento dei geronimiani sul Belvedere, dove dimoravano dalla metà del XVI secolo fino alla sua chiusura, avvenuta nel 1806.

Sources:


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This page compliments of Franco G. Aitala and Marisa Ciceran

Created: Sunday, February 03, 2002; Updated Friday, June 20, 2008
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