Il creatore del Sistema Trieste evita la polemica
politica scatenata dalle dichiarazioni del vicesindaco Renzo Codarin e ribadisce
l'appello alle istituzioni
«La scienza? Né di destra né
di sinistra»
Budinich: «Tra studiosi l'appartenenza partitica
non conta. Però attenti: senza fondi si va verso il naufragio»
TRIESTE
- Non ci sta, Paolo Budinich, a entrare in polemica. Le dichiarazioni dei giorni
scorsi del vicesindaco Renzo Codarin sulla presunta volontà di diminuire i
contributi per la «scienza di sinistra» preoccupano il fisico triestino che
però, diplomaticamente, preferisce rispondere con i fatti partendo da un
teorema a suo parere inconfutabile: la scienza non è, né può essere, di
destra o di sinistra. La scienza è la scienza, e serve a far progredire il
sapere. Gli uomini, gli scienziati, possono avere le loro idee, ma il loro
colore politico non entra nella discussione, quando ci si rivolge alla sostanza,
e si parla di geni, proteine, quanti, campi elettromagnetici e via dicendo.
Budinich, scienziato triestino che 38 anni fa ha
dato il via al Sistema Trieste creando il Centro internazionale di fisica
teorica, non raccoglie la lite tutta localistica sul colore della scienza, ma
elenca. Elenca il ruolo internazionale delle istituzioni scientifiche triestine
e regionali, elenca i problemi causati dalla mancanza di finanziamenti, elenca
le cose ancora da fare, come la realizzazione, una buona volta, dello Science
Centre, il museo per la divulgazione scientifica, un tassello importantissimo,
«perché - dice Budinich - solo insegnando ai ragazzi ad amare la scienza si
esce dal localismo, dalle polemiche, e si cresce». E proprio l'esistenza stessa
dell'Immaginario scientifico, primo e storico nucleo dello Science Centre
(chiamato a collaborare anche con Globo, l'altra prestigiosa realtà triestina
che si occupa di divulgazione, con la quale sono stati attivati dei programmi in
comune), è messa in dubbio, secondo Budinich, dal rischio della diminuzione di
finanziamenti sia da parte della città che dello Stato.
«Il "Sistema Trieste" è nel mondo
sulla cresta dell'onda, ma Trieste è l'unica a non saperlo. In 38 anni di
attività il Centro di fisica teorica, la Twas (l'Accademia per le scienze del
Terzo mondo), l'Igceb, il (Centro internazionale per l'ingegneria genetica e le
biotecnologie), la Sissa (la Scuola superiore di studi avanzati) hanno
sviluppato collaborazioni scientifiche con i Paesi del Terzo mondo. Ora, dopo
l'11 settembre, tutte queste iniziative sono considerate esemplari, e preziose
per contribuire a eliminare le zone di eccessiva miseria, emarginazione,
umiliazione e rabbia, terreni fertili per la nascita e la crescita del
terrorismo che non è che il sintomo di una grave malattia del mondo. A Trieste
è come se avessimo scoperto il vaccino per curarla, questa malattia. E tutto
questo lo sanno alle Nazioni Unite, dove sono stato solo pochi giorni fa, per
organizzare la visita a Trieste del presidente del Gruppo 77,
(l'"opposto" del G8, l'associazione che riunisce i Paesi in via di
sviluppo, ndr) che rappresenta più di 133 delegazioni dell'Onu, con proposte di
collaborazione concrete di grande portata per l'Italia e per Trieste».
Parla tutto d'un fiato, Paolo Budinich, parla con
lo stesso obiettivo da anni: spiegare a Trieste tutta che quello che si fa a
Miramare, all'Area di ricerca o all'Università, è di portata internazionale.
«Ci sono i segni concreti dell'attenzione nei confronti di Trieste. La Banca
Mondiale ha assegnato alla Twas 10 milioni di dollari per una ricerca sul clima
e il Terzo Mondo; l'Icgeb diventa consulente ufficiale dell'Onu in materia
genetica, e gli Stati Uniti manifestano la loro attenzione per Trieste: la loro
Accademia delle scienze ha offerto alla Twas di organizzare a Trieste, a sue
spese, un Congresso sul Terzo mondo e sul terrorismo, l'Università di Harward
organizza a sue spese congressi a Trieste, dove da luglio in poi manderà un suo
osservatore a tempo pieno».
Succede tutto questo, ma i triestini non se ne
accorgono: «A tanti riconoscimenti - dichiara - vedo solo corrispondere un
triste misconoscimento locale, siamo un esempio emblematico del detto latino
"nemo propheta in patria"». La «baruffa» con i politici locali
riguarda in particolare un grande progetto, nato sotto i migliori auspici, che
stenta ancora a decollare. Si tratta dello Science Centre, il museo di
divulgazione della scienza che si trova attualmente al piano terra dell'Ictp,
relegato in uno scantinato, visitato però da oltre 30 mila persone (soprattutto
ragazzi delle scuole) ogni anno. È per questo progetto, per trasformare il Lis
in uno Science Centre, che Budinich da anni chiede finanziamenti agli enti
pubblici, dal Comune allo Stato, passando per la Regione, finanziamenti che
stentano ad arrivare (80 milioni nel 2001, e solo 30 previsti per il 2002)
atteggiamento che stride rispetto ai riconoscimenti a livello internazionale
ottenuti dalla struttura, ultima in ordine di tempo la medaglia consegnata allo
stesso Budinich, dal Deutsche Museum.
«Mentre dappertutto in Europa, per unanime
volontà politica, si rafforzano iniziative di divulgazione della scienza, da
noi si deprimono. L'Inghilterra ha più di 30 Science Centers, ne fa di nuovi e
per queste attività ha messo a bilancio l'equivalente di 1300 miliardi di lire.
Noi in Italia che sull'analogo capitolo abbiamo 20 miliardi, abbiamo un solo
Science Centre a Napoli e uno piccolo a Trieste, entrambi in pericolo di
sopravvivenza. Ora c'è un tentativo di portare quei 20 miliardi a 50 e spero
che i parlamentari triestini ci aiuteranno. La speranza è l'ultima a morire,
specialmente per un cronico ottimista come me. Ma ora devo aprire gli occhi, i
segni sono troppo evidenti, anche se assurdi. Le autorità locali sembrano
volerci far chiudere le porte e questo atteggiamento arriva proprio da parte di
quelli che nella passata amministrazione, pur essendo all'opposizione, ci
avevano aiutato e sostenuto nella giusta filosofia che la scienza e la cultura
scientifica non hanno colore politico, e che destra e sinistra devono unirsi
quando si tratta di aumentare il sapere».
La conclusione, per Budinich, è,
inesorabilmente, sempre la stessa: «Con lo sviluppo della scienza e della
divulgazione Trieste ha l'occasione unica di rendere un servizio all'Italia, e
anche a dimensione internazionale: sarebbe un peccato vedere tutto ciò sprecato
per futili motivi, gettati al vento i frutti preziosi di quarant'anni di lavoro».
Francesca Capodanno
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