25 settembre 2002 

Altro che religione, è una questione di soldi
Intervista con Paolo Budinich di Nico Pitrelli

La responsabilità del ritardo attuale nei paesi islamici andrebbero cercate non tanto in una religione oscurantista, ma in una carenza negli investimenti che costringe i migliori cervelli a fuggire.

FONDATO nel 1964 dal fisico pachistano Abdus Salam, morto nel 1996 e Premio Nobel nel 1979, il Centro Internazionale di Fisica Teorica di Trieste rappresenta una realtà unica nel panorama scientifico nazionale e internazionale. Operante con il patrocinio dell'Unesco e dell'Iaea, l'agenzia internazionale per l'energia atomica, il Centro riceve per la maggior parte il suo sostegno finanziario dal governo italiano con lo scopo di favorire la ricerca scientifica nei paesi in via di sviluppo. Dall'anno della sua fondazione migliaia di scienziati provenienti da varie parti del mondo visitano il centro ogni anno seguendo corsi, seminari, conferenze e svolgendo per periodi più o meno lunghi una regolare attività di ricerca.

Paolo Budinich, fisico triestino, attualmente presidente della Fondazione Internazionale Trieste per il Progresso e la Libertà delle Scienze, si è dedicato fin dalla sua nascita alla gestione del Centro.

Professor Budinich, da quale esigenza nasce il Centro e quali sono i suoi obiettivi?

La proposta di creare un Centro Internazionale di Fisica sotto l'egida dell'Onu venne portata da Albert Einstein e Robert Oppenheimer (costruttore della prima bomba atomica) al presidente degli Stati Uniti subito dopo la seconda guerra mondiale col fine di evitare all'umanità il ripetersi dei disastri di Nagasaki e Hiroshima. Dopo un decennio di discussioni, una concreta proposta venne avanzata nel 1961 all'Assemblea Generale dell'Agenzia per l'Energia Atomica di Vienna da Abdus Salam quale membro della delegazione del Pakistan. Seguirono tre anni di battaglie diplomatiche che vedevano tutti i grandi schierati contro la proposta, che invece aveva l'appoggio dei piccoli e del terzo mondo. Alla fine vinsero questi ultimi, tanto che la creazione del Centro a Trieste venne decisa all'unanimità. A seguito di queste vicende il primo punto dello statuto del Centro stabilisce che esso deve aiutare la sopravvivenza e lo sviluppo delle comunità scientifiche del Terzo Mondo. Un proposito che il Centro ha mantenuto nei suoi 38 anni di vita sviluppando e sperimentando strumenti che sono giudicati unici per combattere l'isolamento e la deleteria fuga dei cervelli.

Fra i vari aspetti che caratterizzano il Centro c'è quello di raccogliere scienziati provenienti dai paesi islamici. Lo stesso Salam, fra l'altro, era musulmano. Quale ruolo gioca ancora oggi il Centro nel favorire il rapporto fra scienza e Islam?

Attualmente il Centro è visitato annualmente da circa 3-4000 scienziati provenienti da 60-70 paesi del Terzo Mondo e quindi di ogni colore di pelle e religione, entrambi fattori del tutto ininfluenti per partecipare alle attività del Centro, di proposito ignorati. Mentre il colore della pelle è però visibile, la fede religiosa no e quindi generalmente non la si nota se non casualmente. Per esempio, che Salam fosse musulmano e credente l'ho scoperto solo dopo un paio d'anni dalla sua venuta a Trieste e da allora abbiamo cercato vicendevolmente di convertirci (anche se non sono credente) allargando i nostri orizzonti culturali. Il ruolo del Centro è stato quindi quello di mettere in secondo piano le differenze razziali, politiche o religiose incrementando invece i legami culturali-scientifici. Per esempio ci sono state ottime collaborazioni tra israeliani e palestinesi.

La presenza del Centro di Fisica Teorica nel cuore della civiltà cristiana è comunque un fatto peculiare. Qual'è il bilancio dell'incontro fra culture diverse in ambito scientifico?

Al pari di altre importanti realtà, come ad esempio l'Accademia del Terzo Mondo, la presenza del Centro "nel cuore della civiltà cristiana" è rilevante solo in quanto Trieste è in Italia, un paese di alte tradizioni civili e scientifiche che ha costantemente sostenuto l'attività del Centro. L'impatto culturale fuori dell'ambito scientifico è stato, per quanto detto solo marginale (alcuni matrimoni…).

Esiste attualmente un ritardo dei paesi islamici nella ricerca scientifica. Come pensa che il Centro potrà in futuro contribuire a far diminuire questa distanza?

La biblioteca del CentroÈ vero, esiste un ritardo, ma si tratta di un problema nel quale sono coinvolti molti paesi del Sud del pianeta. Il motivo è il sistematico saccheggio dei migliori cervelli da parte del Nord, un fattore che a sua volta determina la crescente distanza, anche sociale ed economica, tra ricchi e poveri del mondo. A queste disuguaglianze il Centro triestino intendeva rimediare ma bisogna dire che ha fallito il bersaglio. Un insuccesso che ci potevamo in realtà aspettare se si pensa che in 38 anni il costo per il Centro è stato minore di un decimo di quanto l'Italia spende in un solo anno in spese militari. Naturalmente, nel promuovere la scienza e la cultura scientifica in senso lato nel Sud del mondo, il Centro implicitamente combatte l'ignoranza e la superstizione. Tanto per fare un esempio, negli anni '70 Salam volle aiutare i suoi colleghi astronomi a farsi costruire dal governo un telescopio sulle montagne del Nord del Pakistan. Per ottenere il finanziamento però gli scienziati non poterono evitare che nella richiesta rimanesse, come decisiva, la motivazione che il telescopio avrebbe migliorato le osservazioni astronomiche finalizzate alla compilazione di oroscopi.

Che morale si può trarre dalla vicenda del Centro di Trieste?

Il Centro, insieme ad altre realtà, ha mostrato cosa si potrebbe e si dovrebbe fare con lo strumento della scienza per il Sud, ma quel che è stato fatto non è che una goccia nell'oceano dei bisogni.

Ora, dopo l'11 settembre, molti si rendono conto, sia all'Onu che negli Stati Uniti e in Europa, che quell'esperienza unica e preziosa va usata e urgentemente amplificata anche per contribuire a sconfiggere definitivamente il terrorismo togliendo i molti terreni di cultura che ha nel Sud, nelle zone di eccessiva miseria, dove è diffusa umiliazione e rabbia. 

Tratto da:

  • Enel - URL no longer available (http://www.enel.it/magazine/res/budinich_interv.shtml)

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