Aldo Cherini Istriani Illustri |
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Ha frequentato lo storico Ginnasio Liceo Classico “Carlo Combi” della città natale e si è laureato in giurisprudenza nell’Università degli Studi di Trieste. |
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artista, storico e scrittore nato a Capodistria |
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Chiamato durante la guerra al servizio militare ha conseguito il grado di
sottotenente di complemento, poi tenente, nella specialità motorizzata di
Fanteria. Sposato con due figli, ha lavorato nel settore di consulenza in diritto del lavoro e amministrativa. Fino al momento dell’esodo della famiglia, avvenuto nel 1952, è vissuto a Capodistria, parte attiva nelle varie società e associazioni cittadine sportive e culturali (canottaggio anche a livello agonistico, escursionismo e speleologia, orchestra cittadina come secondo violino, pittura e disegno con partecipazione a qualche mostra collettiva e personale). Si è interessato fin dalla giovane età di storia patria e marinara, ha pubblicato un libro in proprio e tre libri con coautore, ha collaborato con propri capitoli a tre altri volumi AAVV, ha pubblicato una ventina di opuscoli e ha scritto numerosi articoli per periodici, riviste e giornali. Libri:
Selected works:
Da Arcipelago Adriatico, 12 november 2004: Aldo Cherini: Capodistria 1945-1955 È uscito, in supplemento a "La Sveglia" (n.155) trimestrale della Fameia Capodistriana, associata all'Unione degli Istriani, il prezioso volumetto rievocativo (55 pp.) di Aldo Cherini intitolato "Dieci anni di potere slavo e fine della città di Capodistria 1945-1955. Morte al fascismo - libertà ai popoli". Cherini, capodistriano di nascita ed esule dalla città natia, con questa pubblicazione ripercorre la triste vicenda della città di San Nazario dal 1.mo maggio del 1945 fino al dicembre 1955 ed ai primi mesi del 1956, quando la città, da italiana diventa jugoslava. "Il primo maggio del 1945 si insediava nel municipio di Capodistria, in Piazza, il comando militare slavo di città contrassegnato da una grande bandiera bianca rossa e blu con stella rossa", così l'incipit della pubblicazione strutturata su diverse sezioni significative cronologiche di cui la prima ripercorre il triennio 1945-1947 fino alla firma del Trattato di Pace di Parigi. Nelle pagine si ripercorrono le tristi vicende dell'occupazione jugoslava, la giustizia arbitraria, lo sradicamento delle istituzioni civili e militari esistenti, la speranza dell'arrivo dei neozelandesi, l'emissione della jugolire (e la tragica fine di Angelo Zarli e Francesco Reichstein), la V.U.J.A., l'O.Z.N.A. e l'aggressione al Vescovo Santin. Nelle pagine dell'opera del Cherini si evidenziano le repressioni della Difesa Popolare verso l'elemento italiano autoctono capodistriano (ricordando il processo a mons. Marcello Labor), gli sfratti coatti e l'abbandono improvviso dalle proprie case, le elezioni farsa del 1950, l'aggressione a mons. Bruni e il continuo ed incessante stillicidio di capodistriani che scelsero la strada dell'esodo e con il cuore in gola abbandonarono la propria città ed i propri averi. Lo scritto rende evidente l'insofferenza della popolazione verso il potere popolare, riportando testimonianze dirette che ripercorrono tragici fatti di repressione quotidiana inserite in un contesto cittadino profondamente degradato, sia in ambito amministrativo che economico e sociale; era stata sconquassata la plurisecolare società autoctona capodistriana inducendola all'abbandono della città. Le parole del testo, chiare, schiette e dirette sono giustificabili solamente attraverso il dramma dell'esodo vissuto personalmente dall'autore. Scrive il Cherini: "Il 21 novembre (del 1954 n.d.r.) il dittatore Tito, riceveva il diploma di cittadino onorario di Capodistria con una pergamena miniata da Giuseppe Borisi, che già si trovava nelle condizioni di dover esodare, come sarebbe avvenuto infatti poco tempo dopo". Le ultime pagine sono dedicate all'esodo capodistriano ed allo svuotamento della città dal 1954 al 1956 seguito poi da uno stillicidio continuo di persone fino al 1963 che coinvolse anche le borgate esterne della città e molti abitanti dei paesi del Comune di Capodistria. "Restavano a Capodistria solo poche famiglie, forse una decina o poco più, e singole persone ormai avanti con gli anni […]. Non davano più fastidio, non costituivano più alcun pericolo". Allegate al testo, preziose ed inedite immagini d'epoca impreziosiscono lo scritto. (mgri) Sources:
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This page compliments of Aldo and Corrado Cherini Created: Sunday,
February 13, 2005; Last Updated: Tuesday, March 11, 2008
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