Luigi Dallapiccola
Prominent Istrians


Opera: Il prigioniero
libretto

La libertà?

Il prigioniero, or The Prisoner, by the Italian composer Luigi Dallapiccola (1904-1975), was composed between 1944 and 1948 and is about the psychological torture of an inmate, perpetrated by the Spanish Inquisition. The mental torture the prisoner experiences — that of false hope — is represented musically by a three-note motive known as "fratello" or "brother." This motive is introduced by the Jailer, and it pervades the music of the entire opera. Of course, the motive, with its reference to friendship or brotherhood, is clearly ironic and delusional. In addition to the three-note "fratello" motive, the music is based on three 12-note rows, each with its own symbol—prayer, hope, and freedom.

It was Dallapiccola's Jewish wife, Laura, who first suggested that he consider the story La torture par l'espérance from Nouveaux contes cruels (1888) by Count Philippe Auguste Villiers de l'Isle-Adam. That story is more specifically anti-Semitic and centers on the persecution and torture of a rabbi in Saragossa during the Inquisition. Dallapiccola, deciding to fashion his own libretto, borrowed material from Charles de Coster's novel La légende d'Ulenspiegel et de Lamme Goedzak (1868) and replaced the central figure of the rabbi with a Flemish freedom fighter. He added two new characters, those of the Jailer and the Mother, and he simplified the Villiers de l'Isle-Adam story to emphasize a more universal theme: resistance to tyranny.

The Story

The 55-minute opera is set in Spain in the second half of the 16th century. It consists of a prologue and one act, divided into three scenes. Before the first curtain the Mother, who is about to visit her imprisoned son, recounts her nightly dream of a spectral figure who emerges out of the gloom and relentlessly advances toward her. It is Philip II, the opera's main symbol of tyranny. At the end of the dream, the tyrant is transformed into the figure of Death. The first scene is set in the dark dungeons of Saragossa Prison. The Prisoner tells his mother that he has reason for renewed hope: The Jailer has called him "fratello," and because of this he has begun to pray again. The Mother realizes that she will never see her son again. Scene II begins with the prisoner alone. Suddenly the Jailer appears and once again addresses him as "brother." The Jailer tells him that revolution has broken out in Flanders and that Roland, the great bell of Ghent which was ordered silenced by Charles V, will soon ring again to celebrate the end of the Inquisition and of Philip's reign. The Jailer departs and leaves the Prisoner's cell door open. The third scene begins with the prisoner's attempt to find freedom as he makes his way through the dank, labyrinthine passages under the prison. Two monks pass him and fail to notice his presence. At last he feels fresh air on his face, and he finds himself in a garden. It is Spring, and the sky is full of stars. The prisoner rushes toward a cedar tree and embraces it. Slowly a pair of arms returns his embrace: The Prisoner is being held by the Grand Inquisitor. In an instant the Prisoner understands: He has fallen into the most terrible trap of all—hope. As a fire begins to flicker in the background, the Grand Inquisitor leads him toward it. The opera ends with the barely audible question from the Prisoner, "La libertà?"

[...]

Performance History, Publisher, and Recordings

Il prigioniero was first performed as part of an RAI radio broadcast on December 1, 1949. Its first staged performance took place in Florence on May 20, 1950 at the Teatro Comunale, followed by the US premiere at The Juilliard School of Music on March 15, 1951. The work was later staged by San Francisco Opera in October 1979, in honor of the 75th anniversary of the composer's birth; by The Munich Festival at the Theater am Gärtnerplatz in 1984; and in Tampere, Finland in 1996. Also in 1996, the city Dallapiccola took as his own, Florence, presented a concert version of the opera on May 30 as part of the Maggio Musicale. The Neue Oper Wien staged the work on April 28, 1998 at the Semper Depot in Vienna, and English National Opera produced it in November/December 2000. Opera Festival of New Jersey staged the work in July 2001.

Il prigioniero is published by Boosey and Hawkes, sole agent for Edizioni Suvinii Zerboni. There are several recordings to choose from: London OSA 1166 (OS 26422), National Symphony Orchestra, Antal Dorati, conductor (in Italian; recorded live); Sony Classical SK 68 323, Swedish Radio Symphony Orchestra, Esa-Pekka Salonen, conductor (in Italian); and München: MFOH 10603 Mondo Musica, compact disc, 1999, Orchestra e Coro del Teatro La Fenice, Ettore Gracis, conductor (in Italian; recorded live).

John J. Church [for OPERA World, Inc. Copyright ©2001]


Il libretto

Prologo

Si alza subito la tela, dietro cui appare un velario nero. Davanti al velario appare la Madre vestita di nero. Soltanto il suo volto bianchissimo, illuminato spietatamente, risulterà visibile allo spettatore.-

LA MADRE

Ti rivedrò, mio figlio! Ti rivedrò...
Ma una voce nel cuor mi sussurra:
«Questa è l'ultima volta! »

Ti rivedrò, mio figlio!
Da più mesi mi struggon
e la brama dite, 
e l'affanno per te, 
e l'accorato amor di te, mio figlio, 
mio solo bene!-

Il mio sogno... il mio sogno...+
Tutte le notti m'opprime... sempre uguale...

(visionario)-

A poco a poco s'aprono le nebbie+
del sonno. Ecco: agli occhi m'appare
un antro quasi buio, interminabile.
Lontano, in fondo, una figura, un'ombra,
uno spettro... - non so-, avanza su di me
lentissimo, pauroso.
Tento di volger gli occhi...
tento di non vedere...
Ma c'è qualcosa assai di me più forte
che tien le mie pupille aperte e fisse.-

Ballata

Vedo! Lo riconosco! (Porta un farsetto nero.
Il toson d'oro al collo brilla sinistro.) Avanza.
Le sue labbra di ferro non san che sia il sorriso;
sembra un rintocco funebre il suo pesante
passo.

Gli balena negli occhi il riflesso dei roghi
che a volte alimentò col proprio fiato. Tace.
Non sugli uomini impera, ma sopra un cimitero
il Re che turba il mondo col suo fantasticare.
È lui, Filippo, il Gufo, figlio dell'Avvoltoio,
poggia la fronte pallida a una vetrata.
Infine solleva il braccio destro in alto,
mormorando:

«Dio Signore è del cielo; Io son Re sulla terra.»-

Son risalite intanto
le nebbie del mio sonno.
A poco a poco il Gufo
muta i suoi lineamenti:
svaniti gli occhi, quasi per magia,
son restate le occhiaie bianche e vuote...
Si scavano le guance ed i capelli
cadono... Ad un tratto
non è più Re Filippo che mi fissa:
è la Morte!-

Sgomenta, caccio un grido:
Mio figlio! Mio fi...

(Buio. La Madre scompare.)-

Primo Intermezzo Corale

IL CORO INTERNO

Fiat misericordia tua, Domine, super nos.
Quemadmodum speravimus in Te.
Sacerdotea tui induantur justitiam.
Er saneti tui exultent.

(Si apre lentamente il velario nero.)-

ATTO UNICO

Scena Prima

Un'orribile cella nei sotterranei dtll'Official di Saragozza. Un giaciglio di paglia, un cavalletto, un fornello, una brocca. In fondo, una porta di  ferro. È il crepuscola: la cella è quasi buia. Sul giaciglio sta il Prigioniero. Accanto a lui, la Madre.-

IL PRIGIONIERO

(come continuando una narrazione)

Ero solo. Tutt'era buio.
Buio era in questa cella.
Buio era nel mio cuore.
No, non sapevo ancora
di poter soffrir tanto
e non morire...

LA MADRE

(con angoscia repressa)

Figlio... figliolo...-

IL PRIGIONIERO

Temevo il sonno, quasi per timore
dovesse esser eterno;
temea la veglia, anch'essa piena d'ombre
e di visioni...

LA MADRE

Mio figlio...-

IL PRIGIONIERO

quando il Carceriere
pronunciò finalmente una parola:
«Fratello». Dolcissima parola
che mi diede ancor fiducia nella vita.

LA MADRE

(fra sé)

.... che ti diede ancor fiducia nella vita?»-

IL PRIGIONIERO

Come dire
di dove venga la speranza! Come
s'insinui nel nostro cuore!
«Fratello». Dolcissima parola
che mi ridiede il senso della luce.

LA MADRE

che ti ridiede il senso della luce?-

IL PRIGIONIERO

Dopo torture che non so narrare,
dopo che corda e morsa e cavalletto
tutto il mio corpo avevano piagato...

LA MADRE

Figlio, figliolo mio!...-

IL PRIGIONIERO

Udivo alfine una parola amica:-
«Fratello». Dolcissima parola...+
Da quella sera ho ripreso a pregare...

LA MADRE

da quella sera hai ripreso a pregare?-

IL PRIGIONIERO

E prego sempre, quando cade il giorno:-
«Signore, aiutami a camminare...
Così lunga è la via che mi pare
di non poterla finire.
Signore, aiutami a salire.»

LA MADRE

(fra sé)

Che mi ricordano queste parole?
Mi fan pensare ad un tempo lontano:
Così pregavi quand'eri bambino...
Triste è riandare al tempo tuo felice...-

(abbraccia il Prigioniero)

Figlio! figliolo! che più ci è rimasto
di allora?

(Si ode un rumore al dì là della porta.)-

IL PRIGIONIERO

(senza muoversi)

È il Carceriere.

(Si apre la porta nel fondo.)-

LA MADRE

E questo, dimmi, proprio
l'ultimo nostro addio?

(Il Prigioniero non risponde e resta immobile. La Madre esce.)-

Scena Seconda

IL PRIGIONIERO

(fra sé)

Solo. Son solo un'altra volta.
Solo coi miei pensieri. O madre mia!...-

IL CARCERIERE

(appare improvvisamente nel vano della porta, tenendo in mano una lampada accesa)

Fratello...

IL PRIGIONIERO

(sempre immobile)

Questa voce..., quest'unica parola
nel silenzio e nel buio...-

IL CARCERIERE

(avanza di qualche passo)

Fratello... spera...-

IL PRIGIONIERO

(sempre immobile)

Udire infine una parola umana
là dove tutto tace...-

IL CARCERIERE

(avanza ancora lentamente, ma si trova sempre alquanto lantana dal Prigioniero)

Spera, fratello, spera ardentemente;
devi sperare sino a spasimarne:
devi sperare ad ogni ora del giorno;
vivere devi per poter sperare.

(Avanza ancora di qualche passo. E ormai vicino al Prigioniero.)-

Fratello...

(avanza ancora di un passo; all'orecchio del Prigioniero)-

Nelle Fiandre

(si guarda intorno)-

divampa la rivolta...

IL PRIGIONIERO

(scuatendosi)

Ah!...-

IL CARCERIERE

Nelle strade di Gand tumultua il popolo...

IL PRIGIONIERO

(animandosi)

Ah!...-

IL CARCERIERE

Carlo strappò la lingua di sua madre
il dì che tolse la fiera campana
a Grand, che forte parlava alle Fiandre,
Roelandt, l'orgoglio di tutta una terra.-

IL PRIGIONIERO

Roelandt, com'eri solenne nell'aria
mentre il tuo morto scandivi pacata:
«Quando rintocco vuoi dir che c'è incendio;
Quando rintocco il paese è in rivolta... »-

IL CARCERIERE

Roelandt ancora risonare udrai?
Giorno di gioia alfin per tanti cuori
oppressi... Fratello,
sappi a quei rintocchi
che il Santo Uffizio e Filippo tramontano?-

IL PRIGIONIERO

(sempre più esaltandosi)

Ah! Ridilla ancora la parola attesa!-

IL CARCERIERE

Flessinga è conquistata dai Pezzenti;
sta per cadere Veere;
a Gorcum si combatte...

IL PRIGIONIERO

Combattono i Pezzenti!-

(Aria in tre strofe)

IL CARCERIERE

Sull'Oceano, sulla Schelda,
con il sole, con la pioggia,
con la grandine e la neve,
sui vascelli - lieti in volto 
i Pezzenti passano.
Con le vele aperte ai venti,
bianchi cigni che svolazzano,
cigni della libertà!

IL PRIGIONIERO

Cigni della libertà!-

IL CARCERIERE

Tre colori ha lo stendardo
che accompagna i prodi in mare:
bianco è per la libertà,
è l'azzurro per la gloria,
arancione è per il Principe.
Con le vele aperte ai venti
i Pezzenti passano,
cigni della libertà. Ah!

IL PRIGIONIERO

della libertà!-

IL CARCERIERE

Volano sul fiume rapidi,
sembran nubi al vento nordico;
con la prora fendon l'onde,
mentre in alto, dalle stelle,
ai Pezzenti Iddio sorride.
Dio dei liberi, ci aiuta!
Sono i cigni candidi,
cigni della libertà! Ah!

IL PRIGIONIERO

della libertà!-

(fra sè)

Filippo, sanguinano, dove sei?

IL CARCERIERE

Il grido di vendetta scoppia in Fiandra...

IL PRIGIONIERO

D'Alba feroce, dove ti nascondi?

IL CARCERIERE

vibrano i cuori come corde rese.
Dopo la strage riprende la vita...
Non odi intorno voci di fanciulli?-

(con accento infantile e popolaresco)

«Torna, sole,
sulle città liberate!
Campane, spandete nell'aria
il vostro rintocco di gioia... »

(contemplativo)

Sorridono i volti ed i cuori... Ah?-

IL PRIGIONIERO

(Ha prestato sempre maggiore attenzione alle parole del Carceriere, dalla precedente espressione di ferocia è passato a una espressione di gioia serena. Tenta di reprendere la canzone del Carceriere, ma la gola gli si chiude e scoppia in singhiozzi.)

Ah! Fratello, grazie a te,
che m'hai fatto sperare!

(Alza le braccia, giungendo le mani, e in tale atteggiamento rimane immobile, come assorto in una visione.)-

IL CARCERIERE

(Silenziosamente si avvicina al Prigioniero.)

Fratello...

(Il Prigioniero si scuote.)

C'è chi veglia su te. La libertà
tanto agognata forse ti è vicina.
Abbi fede, fratello. Dormi... e spera!-
Raccatta la lampada e si appresta a uscire. Si
sofferma lungamente presso la porta e volge uno
sguardo al Prigioniero, che nel frattempo si sarà
steso sul giaciglio.

(Esce lentamente.)

Da uno spiraglio, fra la porta e il muro, filtra
dall'esterno, per un attimo, un raggio di luce: il
riflesso della lampada del Carceriere.-
Un altro raggio di luce, più debole.

(Il Prigioniero si scuote.)

IL PRIGIONIERO

No, no... vaneggio. Questa debolezza
estrema mi causò tant'altre volte
visioni allucinanti.-

Quel riflesso...
Mai prima d'ora l'avevo notato.
Quel riflesso... La lampada...

Ho udito i passi che s'allontanavano...

Mai prima d'ora li avevo notati.

La lampada... Nel buio, all'improvviso,
piombava questa cella le altre sere.-
M'ha detto: «Abbi fede, fratello.
Dormi. Spera.»

(Come preridendo una decisione striscia cautamente verso la porta)-

M'ha detto: «C'è chi veglia su te.»

(Tocca la porta, che cede subito alla pressione.)-

Ah! Ma allora, questo... non è un sogno!
«Spera!» m'ha detto...
«Spera!»

(Si precipita fuori della porta)

(Cala la tela - cambiamento di scena)

Scena Terza

Si apre lentamente la tela. Il sotterraneo dell'Official di Saragozza, illuminato appena qua e là da lampade bluastre.

(Scenario girevole.)

Il sotterraneo, lunghissimo e di cui non si vede la fine, dovrà far pensare a quello che la Madre, nel Prologo, racconta di aver veduto in sogno.-

IL PRIGIONIERO

(Striscia lungo una parete del sotterraneo... s'inginocchia.)

«Signore, aiutami a camminare.
Così lunga è la via che mi pare
di non poterla finire.
Signore, aiutami a salire.»-

(Strisciando lungo la parete.)

Buio. Silenzio. Come fra le tombe.

(Quasi soffocato dal terrore)-

Chi viene?

(Si rannicchia in un angola buio. Passa rapidamente un Fra Redemptor - frate torturatore - che tiene in mano uno strumento di tortura. Svolta e scompare.)-

Che angoscia, Iddio! Sulle carni straziate
risento il morso di quelle tenaglie...
risento il ferro... il fuoco...

(Si inginocchia)-

«Signore, aiutami a camminare...»

(Tenta di alzarsi)-

Non reggo.
sorpreso qui, la notte,
evitar non potrei
nuovi, atroci supplizi. Che fare?.
Ritornare
nella mia cella scura
ad aspettare ancora e sempre invano!
«Vieni fuori! » una voce disse a Lazaro
un giorno: e dalla fossa umida e buia
Lazaro apparve.

(Fa qualche passo ... si ferma)-

Odo una simile voce a me intorno:
dal buio mi chiama alla luce...
mi'incanta, mi vuole a sé dall'ombra
con magica parola...

(Improvvisamente appaiono due Sacerdoti. Si rannicchia di nuovo; ma non lantano dal riflesso di una lampada.)-

Ohimè!

PRIMO SACERDOTE

(Come continuando una conversazione.)

La Comunione «sub utraque specie...»

SECONDO SACERDOTE

Silenzio...
M'erà sembrato d'udire...-

PRIMO SACERDOTE

Che cosa!

SECONDO SACERDOTE

Come il sospiro di qualcun... che viva...-

PRIMO SACERDOTE

E chi potrebbe vivere qui intorno?
I carcerati dormon nelle celle:
li attende all'alba assai più lungo sonno.-

SECONDO SACERDOTE

Voglia il Cielo toccare i loro cuori
in quest'ultima notte...

(Il Primo Sacerdote fissa a lungo il punto in cui il Prigioniero è rannicchioto.)-

PRIMO SACERDOTE

(Disponendosi a uscire.)

La Comunione «sub utraque specie...»

SECONDO SACERDOTE

Negano la reale Presenza...

(Escono.)-

lL PRIGIONIERO

(Terrorizzato.)

Quegli occhi mi guardavano!
Occhi tremendi... ancor vi vedo impressi
su quest'umido muro...

No... no... son le pupille che ritengono
ancora quello sguardo incancellabile.-
M'hanno veduto quei terribili occhi?

(Riprende stancamente a strisciare lungo il muro)-

«Così lunga è la via che mi pare...»

(Si ferma)-

Sulle mie mani passa un soffio d'aria...
una fredda carezza... Donde viene?
La porta non dev'essere lontana...

(Striscia lungo la parete, poi si alza e accelera il passo... si ferma)-

«Signore, aiutami a salire... »

(Accelera ancora il passo)-

Lo porra! La porta! Sono al fine!

(Si ferma improvvisamente. Sopra la sua testa risuonano i pesanti rintocchi di una campana.)-

La campana di Gand!

(Vacillando)-

La gran campana!
Roelandt, la fiera! Filippo! Filippo!

(Accelera il passo... è vicinissimo alla porta)

I giorni del tuo regno son contati!

(Cala rapidamente il velario nero.)-

Secondo Intermezzo Corale

IL CORO INTERNO

Domine, labia mea aperies
et os meum annuntiabit laudem tuam.-

Scena Quarta (ultima)

Si apre lentamente il velario nero. Un vasto giardino, sotto il ciela stellato. Un grande cedro nel mezzo della scena. In distanza, nella sfondo, le montagne. Aria di primavera.

IL PRIGIONIERO

(Precipitandosi in scena.)

Alleluja!

(Si guarda intorno stupito)-

Quest'aria... questa luce...

La libertà!

IL CORO INTERNO

Domine... Domine.-

IL PRIGIONIERO

Non ho sperato invano,
non ho sperato invano...

IL CORO INTERNO

Domine, labia mca aperies...-

IL PRIGIONIERO

(Estatico.)

Le stelle! il cielo! Questa è la salvezza...
Fuggir per la campagna... Con le prime
luci dell'alba sarò sui monti...
Il profumo dei cedri... la libertà...

IL CORO INTERNO

Er os mcum annuntiabir laudem .......
Domine...-

IL PRIGIONIERO

(Con immenso fervore.)

Alleluja!

(Si avvicina al grande cedro e, al colmo dell'estasi, allarga le braccia in un impeto di amore per tutta l'umanità. Due braccia enormi, quasi nascoste tra i rami più bassi, lentamente si muovono e ricambiano la stretta. il Prigioniero si trova fra le braccia del Grande Inquisitore.)-

IL GRANDE INQUISITORE (=IL Carceriere)

Fratello...

(Il Prigioniero, riconoscendo la voce del Carceriere, emette un suono inarticolato e resta soffocato dallo spavento.)-

IL GRANDE INQUISITORE

(Con l'accento della più sincera pietà e tenendo sempre abbracciato il Prigioniero.)

Alla vigilia della tua salvezza
perché mai ci volevi abbandonare?

(Apre Le braccia. Il Prigioniero, dopo una lunga pausa, come colpito da improvvisa rivelazione, muove rapidamente verso il proscenio.)-

IL PRIGIONIERO

S'è fatta luce! Vedo! Vedo!
La speranza... l'ultima tortura...
Di quante mai sofferte, la più atroce...

(Dal fondo della scena s'alza un bagliore: Il Prigioniero si volge inorridito.)-

Il rogo!

Ah! Ah! Ah! Ah!-

IL GRANDE INQUISITORE

Coraggio...

CORO DA CAMERA

(Dietro la scena; collocato dalla parte opposta a quella del grande Coro.)

Languendo, gemendo et genu flectendo...

IL CORO INTERNO

Domine, labia mea apenea.

IL GRANDE INQUISITORE

Vieni...

(Con estrema dolcezza prende per mano il Prigioniero e muove con lui qualche passo.)-

IL PRIGIONIERO

(quasi inconsciamente; sussurrato)

La libertà...

CORO DA CAMERA

O Domine Deus!
Languendo, gemendo et genu flectendo...-

IL GRANDE INQUISITORE

Fratello... andiamo...

(Riprende per mano il Prigioniero e con lui si avvio verso il fondo dello scena.)

IL CORO INTERNO

Et os meum annuonshir Iaudem toam...-

IL PRIGIONIERO

(Quasi incosciente; sussurrato. Ma questa volta con tono nettamente interrogativo.)

La libertà?

(Cala la tela.)


Paolo Fiordalice Roma 15 gennaio 1999
Edizioni Suvini Zerboni, Milano  - www.fiordalice.it

Sources:

  • Libretto - MusicaClassica-Arte, di Paolo Fiordalice - Il prigioniero - http://musicaclassicaarte.freeweb.supereva.it/DallapiccolaPrigioniero.htm?p
  • Text - OperaWorld.com's Opera Insights - The Prisoner - http://www.operaworld.com/special/prisoner.shtml (extract)

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This page compliments of Marisa Ciceran

Created: Friday, January 25, 2005; Last updated: Thursday, July 04, 2013
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