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22 agosto 2005 |
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Nella sala del Ridotto del Teatro Verdi le opere dell'artista di Pirano che visse a lungo a Trieste Dell'Acqua, una pittura multietnica Dipingeva con maestria e un pizzico d'ironia un mondo fatto di tante culture di Marianna Accerboni TRIESTE I 250 anni celebrati con una serie di eventi sostanziali: così la Camera Commercio di Trieste ha voluto ricordare l'anniversario della fondazione, che risale al giugno 1755. Tra le iniziative, il restauro della facciata neoclassica del palazzo camerale, curati dall'architetto Claudio Visintini secondo un taglio prettamente filologico, pescando nel ventaglio dei colori dell'architettura neoclassica un rosa antico che ben si accosta ai dettagli ad effetto e in pietra carsica e agli stucchi dorati; poi un volume importante, edito dalla Mgs Press, che racconta con dovizia di immagini e una fine impaginazione grafica la sua storia. E una rassegna, allestita nella Sala del Ridotto del Teatro Verdi fino al 4 settembre, che ripropone al pubblico e celebra, attraverso il pennello virtuoso e brillante del pittore istriano Cesare Dell'Acqua (Pirano 1821 - Bruxelles 1905), lo spirito imprenditoriale della Trieste ottocentesca, il suo essere multietnica, multiculturale, aperta a diversi culti religiosi, tant'è che ancor oggi in città sono attive più di 15 confessioni religiose. Un'epoca d'oro iniziata nel 1719 con la proclamazione del Porto Franco da parte dell'imperatore asburgico Carlo VI e proseguita con la figlia Maria Teresa, che trasformò le saline del Borgo, che oggi porta il suo nome, in «cattedrali» del commercio e dell'imprenditoria, disposte secondo una griglia urbana ortogonale, propria dello stile neoclassico. Da tutta Europa, da Occidente e da Oriente, imprenditori, commercianti, architetti, costruttori, artigiani, avventurieri e faccendieri arrivarono (spesso anche a piedi, come il capostipite dei grandi fotografi Wulz) a Trieste, il nuovo Eldorado. E Dell'Acqua, artista intraprendente e di buon carattere, affabile e tranquillo, immortalò con grande maestria e immediatezza, talvolta con un pizzico d'ironia, tale universo variopinto e multietnico, composto da greci, morlacchi, ungheresi, albanesi, montenegrini, turchi, che accoglie il visitatore all'ingresso della mostra. Intuendo in questi personaggi, a metà strada tra l'operetta e il mondo magico e lontano de «Le mille e una notte», il temperamento e l'imperscrutabile filosofia dell'attesa, dell'astuzia e del distacco. Ciò appare ad esempio nel «Vecchio orientale con flauto», nel «Mercante di acqua di rose», nel sensale immortalato in «Marinai di diverse nazioni nel porto di Trieste», quadro simbolo della mostra, che vuole divulgare questo aspetto non molto noto dell'arte di Dell'Acqua, il quale dipinse tali freschi e sapidi acquerelli negli anni della maturità, molto dopo aver lasciato Trieste per Bruxelles, dove si era trasferito definitivamente nel 1848. La nostra città gli era per altro rimasta sempre nel cuore. Morto infatti il padre, il giudice capodistriano Andrea, vi era venuto ad abitare con la madre triestina a soli dodici anni, adattandosi più tardi, a causa delle difficili condizioni finanziarie, a fare anche il fattorino. Ma a Trieste ebbe, giovanissimo, i primi riconoscimenti e le prime committenze grazie all'apprezzamento dello scultore veneziano Pietro Zandomeneghi e all'interessamento dello storico Pietro Kandler. E fu proprio il nostro Comune a finanziarne a Venezia, tra il 1842 e il 1847, gli studi presso l'Accademia di Belle arti. Così, in occasione della venuta a Trieste - era il 1844 - dell'imperatore d'Austria Ferdinando I, il giovane fu scelto per riprendere dal vero alcuni dei momenti più significativi della storica visita, che sarebbero stati raccolti nell'Album del Lloyd Austriaco. Più tardi, tra il 1852 e il 1877, fortemente interessato alla pittura di storia, tema tipico della cultura visiva romantica, Dell'Acqua diventerà il cantore ufficiale di importanti momenti storico-politici della nostra città, eseguiti a livello di cronaca («La deputazione messicana offre a Massimiliano la corona», 1864, per il Castello di Miramare), di rievocazione («La proclamazione del portofranco di Trieste»,1855, per il Revoltella), di aulico, allegorico ricordo («La prosperità commerciale di Trieste», 1877, per il Municipio): un itinerario che la mostra in corso invita a visitare, suggerendo anche una sosta nella chiesa di San Nicolò dei Greci. Del filone storico-celebrativo - approfondito dall'artista a Bruxelles grazie anche alla frequentazione del pittore di fama internazionale Louis Gallait, leader di un romanticismo «juste milieu» - l'esposizione offre alcune testimonianze quali un bozzetto per il succitato quadro di Miramare accanto a due tele del ciclo «I trionfi delle arti e della scienza in Italia» (1879-1882), che decorava la villa triestina di Leopoldo Vianello. Ma già all'inizio degli anni Settanta il genere storico-celebrativo si coniuga al gusto decorativo e Dell'Acqua, presente alle più prestigiose rassegne internazionali di pittura, scivola, per la gioia dei suoi facoltosi committenti belgi ed italiani, nella fresca, spumeggiante menzione di stati d'animo espressi attraverso scenette ornamentali spesso ispirate al Settecento veneziano. Come per esempio il benvenuto di petali di rose che delle graziose damine fanno cadere sugli ospiti dell'Hotel Errera, dove aveva sede allora il consolato d'Italia a Bruxelles: la scena, intitolata «Dalla terrazza», accurata, luminosa e un tantino leziosa, fa da fondale allo spazio espositivo del Ridotto, secondo una felice idea di allestimento di Franco Firmiani, cui si deve anche il coordinamento critico della rassegna. Attorno, quest'ultimo e il curatore della mostra, Flavio Tossi, hanno voluto disporre con garbo una ricca e interessante sequenza di scene di genere eseguite dall'artista soprattutto nel periodo maturo. Un altro spazio è dedicato ai ritratti, settore nel quale il pittore si cimenta con sensibile professionalità, e un'altra sezione, più divertente e spontanea, descrive l'amato mondo del circo, rappresentato attraverso un'efficacissima serie di disegni acquerellati. Per testimoniarci quanto Dell'Acqua fu abile e attento sperimentatore di tecniche e di stili (operò anche nell'illustrazione), guardando anche al di là del suo tempo attraverso cenni orientati al simbolismo, all'impressionismo, ai preraffaelliti. E traducendo in pittura quell'eclettismo - inteso nell'accezione più nobile del termine - che fu la traccia imperante del linguaggio pittorico e architettonico del secondo ottocento europeo. |
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