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24 marzo 2006

Convegno a Trieste sull’opera del grande pittore piranese Cesare Dell’Acqua

I colori della storia

TRIESTE – Il rapporto tra raffigurazione della storia ed arte, memoria e creatività artistica è stato al centro mercoledì scorso, al Museo Revoltella di Trieste, del convegno di studi dedicato al grande pittore istriano - triestino Cesare Dell’Acqua, nel centenario della sua morte. Occasione per parlare della prestigiosa produzione artistica del pittore, nato a Pirano nel 1821, è stata la presentazione del volume intitolato “Cesare Dell’Acqua, i colori della storia”, che analizza e mette a confronto i dipinti di carattere storico eseguiti dall’artista piranese per la città di Trieste tra il 1855 e il 1877.
L’apice della produzione pittorica di Dell’Acqua coincide infatti con la fase di massima espansione commerciale e industriale di Trieste, nella seconda metà dell’Ottocento e riassume - come rilevato al convegno da Ugo Soragni, direttore regionale per i beni culturali del Friuli -Venezia Giulia - gli intensi rapporti stabiliti dall’artista con le menti più illuminate della città (come Pietro Kandler) ed i grandi mecenati dell’epoca, primo fra tutti il barone Pasquale Revoltella, e l’arciduca Massimiliano d’Austria.

“Il modo migliore per ricordare questo grande autore, nel centenario della sua scomparsa - ha rilevato la direttrice del Civico Museo Revoltella, Maria Masau Dan - ci è sembrato proprio quello, dopo la grande mostra “Esotismo e mondanità” allestita la scorsa estate al ridotto del “Verdi”, di pubblicare un libro che riassumesse la sua feconda produzione pittorica. Le sue opere - ha aggiunto - sono conservate in sedi diverse, sia a Trieste che nel resto d’Europa, ed è dunque difficile rappresentare l’insieme della sua attività e il suo ricco percorso artistico con una mostra. Da qui l’iniziativa del Museo Revoltella, in collaborazione con il Museo storico del castello di Miramare - ha precisato Maria Masau Dan - di dedicargli un volume. “I colori della storia” nascono appunto con l’obiettivo - ha aggiunto - di fornire uno strumento adeguato per conoscere in modo approfondito il cammino artistico di Dell’Acqua, e analizzare la sua pittura di storia alla metà dell’Ottocento”.

Il convegno ha posto in rilievo - come emerso anche negli interventi di Rossella Fabiani, direttrice del Museo di Miramare, e dalle ricercatrici e storiche dell’arte Donata Levi e Martina Visentin - il complesso rapporto di Dell’Acqua e dei grandi intellettuali della sua epoca con la storia e la memoria. In un periodo di grande crescita ed espansione economica, di sviluppo tecnico, scientifico e culturale come quello di fine Ottocento, coincidente con la riscoperta delle identità nazionali e di nuovi temi sociali, il rapporto degli artisti con la forza evocatrice della storia e degli avvenimenti del passato, è maturato sino al punto da dare nuovo impulso e nuove qualità alla pittura storica. Un genere del quale Dell’Acqua è stato uno dei maestri più apprezzati. Nel corso della giornata di studi sono stati analizzati i contenuti di alcuni suoi dipinti più preziosi come “La proclamazione del porto franco di Trieste nel 1719” e la “Dedizione di Trieste all’Austria nel 1382”, due grandi composizioni storiche commissionate dal barone Revoltella, conservate all’omonimo Museo. Oppure le due grandi tele “S. Giovanni che predica nel deserto” e “ Cristo e i pargoli” realizzate per la Chiesa greco-ortodossa di San Nicolò, o la serie di meravigliosi dipinti eseguiti su commissione dell’arciduca Massimiliano d’Asburgo, e conservati oggi al Castello di Miramare (come l’”Apoteosi di Massimiliano”, “l’Incontro di Massimiliano con la deputazione messicana giunta per incoronare l’arciduca”, ‘L’arrivo dell’imperatrice Elisabetta a Miramare il 18 maggio 1861 dopo la fuga a Madeira”, “La partenza di Carlotta e Massimiliano per il Messico” e “ Il passaggio della nave degli Argonauti”). Particolarmente nota anche la sua “Prosperità commerciale di Trieste” del 1877, esposta nella sala del Consiglio municipale del Capoluogo giuliano.

Ma vanno ricordati, come rilevato anche nel corso del convegno, il prestigio e la fama acquisiti da dell’Acqua in tutta Europa (oltre che negli Stati Uniti ed in Australia), come ritrattista, acquerellista e pittore di soggetti storici. Una fama che però non gli fece dimenticare le sue origini istriane e il suo fecondo rapporto con Trieste. Cesare Felice Giorgio Dell’Acqua, nato a Pirano da Andrea, giudice capodistriano e dalla triestina Caterina Lengo, dopo la morte della madre, nel 1826, si trasferì a Capodistria, dove compì i primi studi. Giunto a Trieste ebbe la fortuna di incontrare personaggi molto influenti (lo storico Pietro Kandler, lo scultore Zandomeneghi) che apprezzarono subito il suo talento artistico. Grazie ad una borsa di studio della Municipalità triestina frequentò l’accademia di Belle arti di Venezia. Dopo varie peregrinazioni in Europa (Vienna, Monaco di Baviera, Firenze, Roma) si stabilì nel 1848 a Bruxelles, dove abitava il fratello Eugenio. Vi risiederà, a parte i suoi frequenti viaggi, sino alla morte, nel 1905, conservando profondi legami con la terra natale. A Bruxelles ebbe modo di frequentare lo studio del noto pittore di soggetti storici Louis Gallait. Nella capitale belga Dell’Acqua raccolse largo successo (ricevette la medaglia d’oro, nel 1857, all’Esposizione generale delle belle Arti, per il dipinto “Gli esuli milanesi accolti a Brescia dopo la distruzione della loro città nel 1162 da parte di Federico Barbarossa”). Cesare Dell'Acqua raggiunse l'apice della carriera sul piano internazionale con la partecipazione all'Esposizione Universale di Vienna nel 1873 e all'Esposizione Internazionale di Londra nel 1874.

Dopo la sua morte, nel 1905 il “Cercle artistique et littérair” di Bruxelles gli dedicò un’imponente retrospettiva. Dipinti di Cesare Dell'Acqua sono conservati nei musei di Anversa, Bruxelles, Ostenda, Spa, Greenwich, Londra, Amsterdam, Firenze, Padova, Capodistria e Atene, al “Provinciaal Hof” di Bruges, nella "Collection Royale" della Casa regnante belga, nonché in numerose collezioni private in Europa e oltre atlantico. Ora, con il prestigioso volume “I colori della storia”, Trieste gli offre un ulteriore, doveroso omaggio.

Rosanna Turcinovich Giuricin

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