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Antonio Gandusio Istriani Illustri |
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attore
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La formazione del giovane Gandusio avverrà a Trieste dove il padre si era trasferito, ed è nella città giuliana che Antonio contrarrà la passione del teatro: "Fin da bambino avevo passione pel genere comico. Alle marionette, Arlecchino era l'unica maschera che mi facesse ridere. Era una rivelazione istintiva di comicità..." passione che venne rinsaldata dal regalo fattogli dal padre di un "teatrino con diciotto bellissime marionette" e dalla assidua frequentazione dei teatri triestini: "Benchè non avessi allora che sei anni ricordo Tomaso Salvini nell'Otello...ricordo Ernesto Rossi nel Lean... Ricordo ancora Moro-Lin, nel teatro Veneziano, e Zago che cominciava a farsi notare. Da che non ci fu Compagnia di prosa che io non andassi a sentire, accompagnato da mio padre. Per me era sempre il brillante che mi interessava: il mio ideale d'attore, il mio favoritismo". Frequentate le scuole superiori a Trieste il destino di Antonio era quello di seguire le orme paterne ed iscriversi all'Università di Vienna alla facoltà di giurisprudenza... ma Antonio, che aveva la testa al teatro, riuscì se non altro a convincere il padre ad iscriverlo ad una università italiana; così il 1° novembre 1891 partì per Roma per frequentarvi la locale università ove però, più che frequentare le aule di giurisprudenza si dedicò alla sua passione peregrinando da una Filodrammatica all'altra facendo conoscenze teatrali ed incominciando a farsi conoscere... cosicchè quando nel 1896 venne richiamato sotto le armi dall'I.R. Esercito Austro-ungarico non aveva dato che pochi esami.Sotto le armi, dove non poteva distrarsi col teatro, superò a Budapest gli esami di tenente di complemento per trascorrere poi il resto dei sedici mesi di naja a Trieste.
Ritornato trionfante a Trieste, sull'onda del risultato ottenuto, Antonio tanto fa e tanto dice che riesce a strappare al padre la sospirata concessione: poter tentare per due anni la via teatrale... se in quel lasso di tempo non avesse sfondato avrebbe seguito le orme paterne come avvocato. Pieno d'entusiamo, Gandusio si precipita a Roma ove riesce ad ottenere la parte di "secondo brillante" nella Compagnia De Sanctis-Pieri, sarà l'inizio della sua inarrestabile scalata al successo che lo porterà a lavorare nelle più importanti compagnie come quella di Ermete Novelli; di nuovo nella Compagnia di De Sanctis con Emma Gramatica; ed infine come brillante nella Compagnia di Virginia Reiter, poi in quella della Mariani per approdare nella Compagnia di Irma Gramatica con Andò come direttore, ma per dissidi con quest'ultimo la Prima Donna abbandonò la compagnia lasciando Gandusio e gli altri attori senza piazze teatrali in pratica in mezzo alla strada... la cosa si risolse positivamente grazie a Flavio Andò che prese in mano le redini della Compagnia, promuovendo Maria Melato come prima attrice. Il sodalizio con Andò fu assai fortunato tanto da costituire con lui e la prima donna Evelina Paoli la prima Conmpagnia che lo vedrà assurgere al rango di capocomico: la Compagnia Andò-Paoli-Gandusio. La mimica inconfondibile, la voce cavernosa, le sopracciglia cespugliose, la scioltezza dei movimenti, contribuirono a renderlo un interprete ideale del teatro goldoniano ed in particolare dell'Arlecchino servitore di due padroni, tre generazioni prima della edizione strehleriana. Nel 1912 aveva incominciato il sodalizio con la "divina" Lydia Borelli formando con lei la Compagnia Gandusio-Borelli-Piperno diretta dall'amico Flavio Andò. Nel 1914, allo scoppio della I Guerra Mondiale, Gandusio si trovava in tournèe a Buenos Aires e rischiò, in qualità di cittadino austro-ungarico, di venire internato dagli inglesi assieme ad alcuni tedeschi che, con la sua stessa nave, rientravano in Europa. Gandusio evitò di farsi anni d'internamento grazie al Console italiano di Buenos Aires che, prima di imbarcarsi per il viaggio di ritorno, gli aveva fornito un passaporto italiano grazie ai buoni uffici di un giornalista napoletano e previa la promessa di restituirlo non appena fosse rientrato sano e salvo in Italia.
Il 1° ottobre 1914 s'imbarcò quindi sul "Regina Elena" e dopo un avventuroso viaggio con il fermo a Gibilterra e l'internamento dei passeggeri tedeschi da parte degli inglesi arriva finalmente in Italia dove, sciolta la compagnia con la Borelli, forma subito un'altra compagnia la Carini-Gramatica-Gandusio-Piperno ma ".. tornato in Italia mi sono ricordato di un impegno solenne che io avevo assunto verso il mio Paese: l'Italia. Fin da ragazzo avevo partecipato ad un giuramento coi miei compagni di scuola: se l'Italia avesse dichiarato la guerra all'Austria, ognuno di noi avrebbe preso le armi e combattuto".. cosicchè senza dir nulla a nessuno all'entrata in guerra dell'Italia si presentò al distretto di Torino e poi a quello di Roma per arruolarsi volontario, ma tutte e due le volte ricevette la stessa risposta: anche se la domanda fosse stata accettata non sarebbe mai stato inviato al fronte perchè oramai troppo famoso e, in caso di cattura, avrebbe rischiato l'impiccagione. Cosicchè è costretto a rinunciare e tornerà a gettarsi anima e corpo al teatro.
In quello stesso 1915, visto che nella precedente compagnia il repertorio dava poco spazio alla sua recitazione brillante entrò a far parte della compagnia Melato-Betrone diretta da Talli, specializzandosi nella nuova drammaturgia italiana che aveva per alfieri Chiarelli, Antonelli, Cantini. In particolare va segnalato il suo personale trionfo in La maschera e il volto che lo indusse a rivolgere minor attenzione al teatro di puro divertimento, preferendogli i campioni del grottesco e della commedia brillante allora in voga. Con Virgilio Talli, dalla vulcanica personalità e dal grande temperamento Gandusio ebbe un rapporto burrascoso, ma ricco di umanità e di un reciproco arricchimento artistico anche se alla fine il rapporto si logorò e Gandusio, pagando una penale di 25.000 mila lire a Talli con cui si era inpegnato per il triennio 1918-21, si decide al gran passo: creare una Compagnia tutta sua! Il 3 novembre 1918 Antonio Gandusio con la sua compagnia si trovava al Teatro Margherita di Genova con il Fu Tapinel quando, tra gli applausi del pubblico, gli giunge dalle quinte una voce: "Annunci che gli italiani sono entrati in Trieste!". Gandusio non se lo fa ripetere due volte e lo fa con il suo vocione roboante tra il tripudio del pubblico: è per lui un momento magico: "E' stato il più bel momento della mia vita! ...Per tutta la mia vita avevo sognato un momento simile, e ora mi figuravo la festa a Trieste! Se fosse vissuto il mio povero papa!". Nel giugno del 1920 coronerà un'altro suo sogno: recitare al Politeama Rossetti di Trieste davanti alla sua amata madre. Oramai la sua scommessa è stravinta... è un uomo di successo che ha conquistato anche i suoi smaliziati concittadini. Nel 1925 un comitato di cittadini di Rovigno, sua città natale, gli scrive per pregarlo di inaugurare il teatro comunale appena restaurato chiedendogli il consenso di intitolarlo a suo nome, cosicchè nel novembre di quell'anno accompagnato dalla madre e dalla sorella si reca in treno ad inaugurare quello che ancor oggi è il Teatro Gandusio. Arrivato a Canfanaro un'auto lo porta a Rovigno ove viene accolto dalle Autorità cittadine e dal popolo festante. Gandusio ci informa che: "Come programma avevo scelto Nelly Rozier preceduta dal Minuetti di Sarfatti, in veneziano. (A Rovigno si parla il veneziano)." dopo l'applaudita rappresentazione il sindaco offre a Gandusio una ricca pergamena con la cittadinanza onoraria di Rovigno. Il giorno dopo Gandusio, devoluto l'incasso della serato all'Ospedale di Rovigno, visita la cittadina istriana che gli strappa un ammirato e forse eccessivo "...pare una piccola Venezia" e che gli lascerà sempre nel "cuore il ricordo dell'entusiasmo dei miei concittadini"
Nel 1927 reciterà insieme ad Emilio Zago, l'amato attor comico conosciuto nella prima giovinezza a Trieste, con cui instaurerà un lungo sodalizio non solo artistico ma di salda e profonda amicizia. Indimenticabili le sue caratterizzazioni del burbero benefico interpretate con una notevole vena di bonomia ed ironia che siamo ancor oggi in grado di apprezzare perchè Antonio Gandusio fu uno dei principali interpreti del cinema brillante italiano insieme a Sergio Tofano, Paolo Stoppa, Paola Borboni, Nino Besozzi ecc ecc. Dopo una lunga ed intensa vita da vero uomo di spettacolo si spense a Milano il 23 maggio del 1951 quando era ancora sulla breccia nonostante la sua non piu' giovane età. A testimoniare la versalità del Nostro ci soccorre anche Antonio Gramsci che all'epoca in cui era il critico teatrale sull'«Avanti!» scrisse l'11 aprile 1917 a proposito della pièce del commediografo Luigi Chiarelli: "La maschera e il volto" di cui Gandusio fu uno dei principali interpreti al Teatro Carignano insieme al Betrone, la Melato ed il Paoli. Mentre per capire l'importanza raggiunta dalla compagnia teatrale di Antonio Gandusio si può ricordare che sua fu la prima rappresentazione, avvenuta il 2 maggio 1919 al Teatro Olimpia di Milano, dell'opera di Luigi Pirandello "L'uomo, la bestia e la virtú".
Nel 1938 con la sua compagnia con Kiki Palmer come primadonna fa un ampio giro riproponendo il suo fortunato repertorio (Il pozzo dei miracoli - L'antenato - Ho perduto mio marito) ma anche una nuova commedia, I Popinod, del commediografo tedesco Engel e Il pescatore di perle di Veneziani. Fu una stagione teatrale assai fortunata che si concluderà a Bengasi dove reciterà a Capodanno con grande successo. La compagnia doveva poi proseguire in tour nel '39 nel nord Italia ma a La Spezia Kiki Palmer riceve la notizia che la madre è morente pertanto sarà con la sostituta, la giovane Cesarina Gheraldi, che Gandusio prothe only their own in an seguirà il tour che lo porterà anche Trieste, Pola e Fiume. In quell'anno girerà anche il fortunato film Cose dell'altro mondo con Cesarina Gherardi, Amelia Chellini ed il nuovo divo del momento Amedeo Nazzari per la regia di Malasomma.
Sempre con la Gherardi lo ritroviamo il 1° settembre 1940, come prima piazza del nuovo tour, a Fiume dove rappresenterà la Resa dei conti e Il teorema di Pitagora con successo perchè come ricorda lo stesso Gandusio: "Sono molto amato a Fiume ed ho il teatro sempre esaurito". però su di lui e su tutta l'Europa incombevano infausti eventi: "Intanto è la guerra; la brutta guerra!" . Ma neanche la guerra lo fermerà continuando a calcare la scena per portare un pò di buo umore anche il quel triste periodo. Il 25 aprile 1945 lo coglierà a Torino mentre sta per allestire l'ennesima commedia da mettere in scena al Carignano. Dal suo libro di memorie, Cinquantanni di palcoscenico, cogliamo l'eco di quegli avvenimenti: "Al primo maggio cortei, bandiere, spari di gioia, canti di "Bandiera rossa" e... fucilazioni. il 2 maggio posso lavorare alla Fert.... Siamo già all'otto maggio e il disordine cresce. Purtroppo, come sempre è avvenuto nella storia, c'è la corsa a prendere i nuovi posti i quali non vanno mai, in questi casi, ai più meritevoli. In mezzo ai veri eroi della Resistenza, a coloro che hanno veramente sofferto e realmente sacrificato (anche la vita, molti!) si insinuano gli eroi della sesta giornata, i quali fanno e disfanno. L'epurazione entra anche nell'arte drammatica, come in ogni altra cosa!... La vera commedia non è più sul palcoscenico, è scesa nella vita, vien recitata negli uffici, nei giornali, nelle cariche pubbliche. ... Il nostro ambiente si fa difficile... Io ne ho disgusto. Io ho amato la mia Patria sopratutto e sopra tutti. Fascismo o no, oggi occorre salvarla, e promuovere nuovi odii e suscitare altri rancori mi pare che sia un brutto modo di salvarla..."
Nel 1950 forma l'ennesima compagnia con attori del calibro di Besozzi e con la Solari come prima donna, reciterà vecchie commedie come La favola dei Re Magi, Giorgio Washington ha dormito qui, Teodoro e Socio ma anche una novità come Ciao, nonno! di Giannini con gran successo. Artista di grande sensibilità e di carattere schivo, bibliomane raffinato, la morte improvvisa lo colse a Milano la sera dedl 23 maggio 1951 dopo aver provato la nuova rivista alla vigilia di registrare per la Rai il terzo atto del suo cavallo di battaglia, Il deputato di Bombignac. Testo di Claudio de Angelini
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Bibliografia:
A cura di Andrea Giampietro: Laureatosi in legge, entrò nella compagnia di Alfredo De Sanctis (1899), ed iniziò una fortunata carriera durata cinquant’anni, nel corso della quale fu il più acclamato attore brillante italiano. Affermatosi dapprima nel repertorio pochadistico di moda, affrontò accanto a testi di troppo scoperta e clamorosa comicità, commedie di più rigoroso impegno umano e letterario (Pirandello, Anouilh, Saroyan) e talora, anche se non frequentemente, si accostò ai classici (Goldoni, Molière). Unitosi nel 1912 a Lyda Borelli, tre anni dopo ignorò il richiamo alle armi da parte di Vienna, avendo a suo tempo servito come ufficiale nell'esercito austriaco, come tutti gli istriani dell'epoca. Proprio nel fatidico 1915 entrò a far parte della Melato-Betrone diretta da Talli, specializzandosi nella nuova drammaturgia italiana che aveva per alfieri Chiarelli, Antonelli, Cantini. In particolare il trionfo in La maschera e il volto lo indusse a rivolgere minor attenzione al teatro di puro divertimento, preferendogli i campioni del grottesco e delle ”avventure colorate” allora in auge. La sua comicità, faticosa e convulsa, aveva in sé qualcosa di tragicamente lugubre che si manifestava soprattutto nella disarmonica ed inconfondibile maschera facciale; la sua innata inclinazione alla deformazione macchiettistica si esasperava nello scattare nervoso delle lunghe braccia e nelle ”stonature” di una voce dalla prodigiosa varietà timbrica. Intensa fu la sua partecipazione a commedie cinematografiche, anche se solo raramente riuscì a svincolarsi dalla ripetizione di un ”tipo” già cristallizzato e dar vita a personaggi di autentica varietà umana ( Eravamo sette sorelle, 1937; Frenesia, 1939; Se non son matti non li vogliamo, 1941; Stasera niente di nuovo, 1942; La vispa Teresa,1943). Artista di grande sensibilità e di carattere schivo, bibliomane raffinato, la morte improvvisa lo colse alla vigilia di registrare per la RAI il terzo atto del suo cavallo di battaglia, Il deputato di Bombignac. Sources:
See also:
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This page compliments of Marisa Ciceran, Claudio de Angelini and Michael Plass Created: Friday, December 15, 2000. Last Updated:
Tuesday, March 11, 2008
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