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Piazza di Pola (1842) La piazza maggiore di Pola è ancor nel sito dell'antico foro delle epoche romane, e ne conserva ancora la configurazione, se non l'area. Il foro antico quadrilatero era, costeggiato dalla via militare che venendo da Parenzo sortiva per la porta aurata al porto flanatico di Pola, al porto odierno di Pomer; dal campidoglio di Pola cioè dall'odierno castello scendevano clivi che chiudevano il foro traversalmente; altra via era aperta per mettere al mare. In fondo al foro stavano due tempietti gemini di gentile architettura, simili fra loro; quello più presso al mare dedicato a Roma e ad Augusto; l'altro a divinità, che la tradizione dice Diana. A mano diritta, poggiato al colle stava grande e ricco edifizio che si vuole essere stata la basilica, o la sala della ragione civile, dei tribunali, le cui rovine furono vedute due secoli or sono, e non sparirono del tutto. Altri edifizi che il tempo ci ha involati, chiudevano gli altri Iati, e nella piazza sorgevano i monumenti di onore agli imperatori, ai duci, agli uomini illustri; quello di Licinio vi si conserva, altro si vuole essere stato in onore di Settimio Severo. Nei tempi di mezzo, quando Pola ebbe il governo di se medesima, ed ancora era popolata e ricca, nuovo edifizio sorse destinato a radunanza del Consiglio, a sede dei giudizi, ad abitazione del Rettore. Vi si incorporò il tempio di Diana, si occupò l'area che fra questo ed il tempio d'Augusto rimaneva, e fu costrutto con pietre tratte da romani edifizi, ma novella mente intagliate e disposte a quel meglio di architettura che davano i tempi, e che fu suntuosa per il sopra carico di intagli. Il sesto acuto ne era il tipo predominante, pure risentivasi della presenza di edifizi romani, che i polesi tratti erano ad imitare. V'era porticato a pianoterra, magnifica scalea di Iato, cornici ad intagli frequentissimi, stemmi ed armeggi di cavalieri e di potentati, figure mostruose a decorazione degli angoli. Nel decimo settimo secolo, crollò improvvisamente la facciata tutta, rimasto però in piedi un Iato, malamente guasto, pure gradito saggio dell'edifizio intero. Il palazzo fu ricostruito nelle forme in allora usitate; fu novellamente destinato a Consiglio, a Tribunale, ed a residenza di quel Rettore che il governo veneto vi inviava con titolo di Conte, ed al quale era poggiata l'amministrazione della città e del contado, insieme a quattro cittadini. Le comodità domestiche del rettore non risparmiarono gli avanzi romani e dei tempi di mezzo che o distrutti vennero, od in usi tali convertiti che l'antica forma non permettevano di scernere; nel secolo presente il tempio di Augusto fu reso libero tutto dai caseggiati che il nascondevano; quello di Diana quanto possibile, e per quanto sopravisse ai mille guasti patiti. Nel pubblico palazzo risiede 1'1. R. Commissariato, e Giudizio distrettuale, la Podestaria, e vi ha anche una sala convertita in formale teatro. La piazza si mantiene ancora una delle migliori e più ampie e regolari della provincia, e serve non solo a gradito convegno dei cittadini, ma altresì a mercato; e se mantenuta si fosse l'antica linea verso il mare, in modo che il tempio di Augusto stasse nella piazza medesima, come già fu, la proporzione ed il rarissimo ornamento di tempio integro, se non intatto, nuovi pregi vi darebbe. Ristampato da: August Tischbein and August Selb (paintings), Pietro Kandler (Italian text) with translations by Srđa Orbanić (Croatian), Jakob Löwenthal (German) and Vedrana Brajković (English). Book published by C.A.S.H. Histria Croatica (Pula, 1997) and entitled:
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Friday, April 20,
2001; Last updated:
Tuesday, June 10, 2008 |