Domenico Lovisato 
Istriani Illustri 

 

omenico Lovisato era nato il 12 agosto 1842 a Isola d'Istria, figlio di Giuseppe e Antonia (nata Vascotto).

Fin da fanciullo usava raccogliere lungo le rive dell'Adriatico, pietruzze, sassi e conchiglie le più varie, che per lui rappresentavano le prime approfondite esperienze di ricerca.

  geologo e professore

 nato ad Isola d'Istria
1842

Compiuti gli studi classici al Ginnasio di Capodistria e al Liceo di Udine, piuttosto in fretta, perchè per  nel 1862 si iscrive alla Facoltà di Ingegneria dell'Università di Padova. Nel frattempo, Lovisato aveva maturato una profonda avversione verso il governo austriaco, la polizia politica lo tenne perciò sotto controllo, a causa della sua attività irredentistica: venne incarcerato ben otto volte, e venne pure espulso dall'Università patavina.

Nel 1866, si arruola volontario nelle formazioni garibaldine che operavano nel Trentino. Liberata la Venezia Euganea, ritorna a Padova dove si laurea in Matematica e Scienze Naturali. Dopo alcuni anni di assistentato e di supplenza alla Cattedra di Algebra, Geometria e Calcolo differenziale, nel 1869, abilitato all'insegnamento nelle Scuole Secondarie, è nominato professore di matematica al Liceo di Sondrio. 

Fervida è l'attività del Lovisato durante la sua permanenza in Valtellina; attratto dalla natura dei luoghi inizia un'approfondita ricerca geologica, passione che, assieme all'amore per la Patria, lo affascinerà per tutta la sua lunga vita. 

Nel 1877 sposò a Venezia Pia Tamaro che gli avrebbe dato tre figli. In quello stesso anno viene trasferito a Sassari, donde passa a Girgenti (Sicilia) ed infine a Catanzaro. Durante il suo soggiorno in Calabria. regione fino allora poco nota scientificamente, prende ad approfondire le sue conoscenze geologiche e palentologiche, così che prepara la Carta Geologica di quella Regione, ma prima ancora aveva collaborato con il Taramelli alla Carta Geologica dell'Istria

Nominato, nel 1879, professore straordinario di Geologia e Mineralogia all'Università di Sassari, nel 1881 partecipa alla nota spedizione scientifica in Patagonia e nella Terra del Fuoco, assieme al capitano Giacomo Bove, marito di Pia Tamaro, sorella dell'illustre storico istriano. Nel 1884 fu nominato ordinario di geologia e mineralogia presso l'università di Cagliari.

Durante la spedizione nel Sud America potè studiare la vita, gli usi e i costumi di quelle popolazioni selvaggie, intorno alle quali lasciò numerosi suoi scritti. Scoprì nuove terre a cui diede i nomi di Monte Trieste, Monte Garibaldi, Monte Roma e Baia Pia. In quel periodo il Governatore dell'Argentina lo invitò a rimanere in quella Terra, ancora poco conosciuta, per approfondire le sue interessanti ricerche, ma il Lovisato rinunciò e preferì far ritorno in Italia per dare alle stampe i suoi lavori sulla fauna e sulla flora della Terra del Fuoco, iniziando anche una serie di conferenze nelle diverse regioni italiane, cercando nel frattempo di arrivare ad Isola per rivedere gli amici. Ma appena giunto gli fu notificato di essere persona non grata e invitato ad abbandonare la città e a non farvi più ritorno con il seguente bando: 

     Al signor Domenico Lovisato
professore,
ora in Isola

     considerato che Ella non possiede la suddistanza austriaca, considerato che la di Lei dimora in questo territorio si presenta per riguardi d'ordine pubblico e di sicurezza come inammissibile, I'i.r. Capitanato distrettuale trova di pronunciare a mente del paragrafo 2, capoverso V, della legge 27 luglio 1871 B.L.I.N. 88 in Lei confronto lo sfratto forzoso. 

Nel caso del di Lei ritorno, verrebbe consegnato all'Autorità giudiziale e penale per la punizione.

Capodistria, I luglio 1883, 
     L'I.I. Capitanato distrettuale
           Bosizio m.p.

Dovette immediatamente ripartire e ritornare in Sardegna, dove nel 1884 venne nominato professore ordinario di Geologia e Mineralogia all'Università di Cagliari. 

Fin da quando era professore a Sassari, il Lovisato aveva percorso tutta la  Sardegna, "l'isola bella" come egli usava chiamarla, e fu proprio lui a scoprire in quella affascinante Terra il "terziario".  Compì poi, fra notevoli ostacoli, una esplorazione scientifica, per quanto riguardava la geologia, la paleontologia, la mineralogia e la paleontologia, che aggiornava l'opera di Alberto La Marmora.

Il Lovisato ebbe un particolare interesse per le isole maddalenine, dove scoprì l'esistenza di due specie minerali, la tormalina e il granato, e dove studiò il pregiato granito di Cala Francese. Amò particolarmente Caprera, dove poteva trattenersi con l'amico Garibaldi e dove spesso tornò, dopo la morte dell'eroe, per onorarne la memoria. Al Lovisato si deve anche l'organizzazione del Club Alpino Sardo e la costruzione del Rifugio La Marmora sul Gennargentu.

Innumerevoli furono le sue pubblicazioni geologiche e mineralogiche, mentre dalle faticose ricerche scaturì una preziosa raccolta di rocce, fossili e minerali sardi che fu costituita in museo a lui intitolato, nel 1956, ad opera della stessa università. Della sua attività scientifica rimane testimonianza in un centinaio di pubblicazioni, originali ricerche riguardanti soprattutto la geologia sarda, che si trovano negli "Atti dell'Accademia Nazionale dei Lincei", nel "Bollettino del Comitato Geologico e della Società Geologica italiana", nelle "Memorie della Palaentographia italica", nella "Rivista italiana di Paleontologia", nel "Bollettino della Società Geografica italiana", negli "Atti dell'istituto Veneto", e nel "Bollettino della Società Adriatica di Scienze Naturali di Trieste". 

La permanenza in Sardegna e gli interessi scientifici non spensero però il suo amore per la terra natale ed i sentimenti antiaustriaci, ancora tanto forti da indurlo a chiedere al ministro della guerra, nel 1915, di essere arruolato sul fronte italiano per la liberazione dell'Istria: un coraggioso "avanzo di camicia rossa", come umoristicamente si definì in quell'occasione.

Domenico Lovisato, il garibaldino di fede e di azione, il geologo insigne, che aveva per motto "Patria, Scienza, Famiglia", si spense, dopo lunghe sofferenze, a Cagliari, il 23 febbraio 1916 alla vigilia della conquista di Gorizia, non potendo gioire della vittoria definitiva sui nemici di sempre. Volle che la tomba familiare, nel cimitero cagliaritano di Bonaria fosse ricoperta da un masso di granito di Cala Francese.

***

Ce ne offre uno dei tanti esempi Domenico Lovisato, nato ad Isola d'Istria il 12 agosto 1842 e morto il 23 febbraio 1916 a Cagliari, dov'era professore nell'Università. L'elenco delle sue più che cento pubblicazioni scientifiche si trova nelle diverse opere che ne illustrano l'attività.

Ma Lovisato non fu solo uomo di scienza, anzi talvolta certi suoi altri interessi hanno fatto dimenticare il ricercatore, lo studioso, perché di lui, come d'altri, si deve avvertire che, vissuti in un periodo storico come l'Ottocento istriano (con i suoi problemi politici e civili), non hanno saputo ne potuto rinunciare a contribuire con la loro presenza, con la loro intelligenza, col loroamore di patria alla Causa nazionale.

Scrive bene Silvio Vardabasso (1) che in Domenico Lovisato «forse ancor più che quella dello scienziato rifulge la figura dell'uomo integerrimo dal carattere adamantino, dell'idealista nato e vissuto in nobile povera, del patriotta che non conosce compromessi, dell'irredentista intransigente, che ha una sola grande aspirazione: contribuire con tutte le sue forze al ricongiungimento della sua terra alla Madre Patria».

Ricorda Salvatore Moscolin (2) che, frequentato il Ginnasio di Capodistria («per ben otto volte dovette scontare il carcere austriaco» nel periodo degli studi liceali), passò all'Università di Padova, «dove in causa delle ristrettezze economiche soffri la fame», ma riuscì a laurearsi in matematica e scienze naturali, e dove insegnò. Ma già nel '66 era a combattere con Garibaldi alla Bezzecca; ed era a Pola, sotto le spoglie di muratore, e asportava i piani delle fortezze per consegnarli alle autorità militari italiane o a Giuseppe Garibaldi stesso.

Insegnante nel liceo di Sondrio, in riconoscimento dei suoi studi, dopo alcuni passaggi in altre scuole, è nominato professore all'Università di Sassari e, vincitore della cattedra (allora unica!) di mineralogia e geologia, nel 1884 è all'Università di Cagliari.

La mappa è stata fornita da Anita Derin, che anni or sono l'ha acquistata a Ushuaia prima di partire per l'Isola degli Stati.

Sotto: Anita Derin in navigazione da Ushuaia attraverso il Canale di Beagle, verso la Isla de los Estados nell'estremo sud della Terra del Fuoco, non tanto lontano dal mitico Capo Horn.

Ma tra Cagliari e Sassari va nella Terra del Fuoco e nella Pampa, che illustra scientificamente; e il governo dell'Argentina lo vorrebbe ancora come ricercatore, ma inutilmente: egli sente di dover servire la sua Italia in ogni campo possibile. E fa anche una visita alla sua Isola, dove il capitano distrettuale di Capodistria gli fa giungere l'intimazione di «sfratto forzoso», perché egli non è più suddito austriaco ed è politicamente pericoloso. Tuttavia riuscì due volte a ritornare per brevi giorni in patria.

Per meriti scientifici la Francia lo vuole nella legione d'onore, ma egli rifiuta: non avendo accettato onorificenze dal governo italiano, non può accettare quelle d'un altro Stato; e quando il rè Umberto visita la Sardegna e il corpo accademico va a riceverlo, interrogato dal sovrano di che paese sia, risponde: «Di quella terra che arde dal desiderio di aggiungere l'ultima gemma che manca alla corona di sua maestà».

Garibaldino, amico personale di Garibaldi (esiste un carteggio di lui e Lovisato), allo scoppio della guerra (il 15 maggio 1915) chiede di seguire «sul campo della gloria» l'unico figlio, Mario: «Voglia accettare (scrive al generale Zuppelli, ministro della guerra) questo avanzo di camicia rossa nel presente supremo momento per la patria notra»; ma gli anni sono ormai troppi; egli si ammala e non fa in tempo a vedere l'Istria unita all'Italia.

Scrive ancora il Vardabasso: «L'opera di Domenico Lovisato, come scienziato, è consegnata a un centinaio di pubblicazioni, — in prevalenza contributi originali sulla Geologia sarda, - inseriti negli «Atti dell'Accademia Nazionale dei Lincei», nei «Bollettini del Comitato Geologico», e della «Società Geologica Italiana», nelle «Memorie della Paleontographia Italica», nella «Rivista Italiana di Paleontologia», nel «Bollettino di Paleontologia», nella «Rivista Geografica Italiana», nel «Bollettino della Società Geografica Italiana», negli «Atti dell'Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti», nel «Bollettino della Società Adriatica di Scienze Naturali» di Trieste, ecc. I risultati del suo viaggio di esplorazione in Argentina sono pubblicati in parte anche all'estero (Buenos Aires, Parigi). Tutto sommato, è una ricca produzione che attesta la ininterrotta attività di questo figlio addottivo della Sardegna, sulla quale egli riversa l'amore per la sua Istria lontana».

Per ricordare la sua figura una scuola elementare gli è stata dedicata anche a Trieste, dove  un busto ne ricorda il personaggio già all'entrata. A Isola, nel 1925, per ricordare la sua scomparsa, gli venne dedicata una lapide che in presenza della cittadinanza, era stata affissa sulla facciata della casa natale. Recitava: “

“NATO IN QUESTA CASA AVITA
ADDÌ XII AGOSTO MDCCCXLII
MORTO IN CAGLIARI
IL XXII FEBBRAIO MCMXVI
DOMENICO LOVISATO
MATEMATICO E GEOLOGO
IL NOME ISTRIANO ONORÒ

NELLE CATTEDRE UNIVERSITARIE
E SUI CAMPI DI BATTAGLIA
CON GARIBALDI
CHE L’EBBE CARISSIMO
ADDÌ XX SETTEMBRE MCMXXII
POSERO I CITTADINI

Nel 1953, per volere del potere popolare, al quale dava disturbo l’opera di questo studioso che in vita, durante la presenza dell’impero austroungarico, aveva professato anche il suo profondo attaccamento all’identità nazionale italiana, la lapide venne tolta di nascosto e mai più ritrovata.

Note:

  1. «Pagine Istriane», 1950, n. 4, p. 300.
  2. S. Moscolin, Brevi cenni..., pp. 9 ss.

Bibliografia:

Vedete anche:


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This page is compliments of Marisa Ciceran, Mario Demetlica and Pietro Valente

Created: Sunday, April 15, 2001; Last Updated: Tuesday, March 11, 2008
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