Tomaso Luciani
Prominent Istrians


 

Sui dialetti dell'Istria

[Parte I]

al Prof. Rinaldo Fulin
Direttore dell' Archivio  Veneto.

[Tratto da Archivio Veneto, Anno sesto, Tomo XI, Parte II, Tipografia del Commercio di Marco Visentini, (Venezia, 1876), p. 231-257.]

"Chiarissimo Signore,

L'amore operoso col quale ella da parecchi anni va accumulando nel suo Archivio documenti, studi, memorie tendenti sotto svariate forme a illustrare storicamente, non solo Venezia ma tutta la veneta regione, e la benevolenza colla quale registra nel Bullettino di bibliografia veneziana anche le mie cosuccie veneto-istriane, mi animano a presentarle oggi, con alcune notizie sui dialetti dell' Istria, un documento del 1353, scritto nell' idioma che, secondo ogni apparenza, era allora comune alla classe civile della popolazione di Pola.

È uno dei mille documenti che il ricchissimo e non mai abbastanza esplorato Archivio dei Frari ci offre, com' ella sa, per lo studio delle cose dell' Istria, di quell'Istria che nel periodo della romana dominazione ebbe comuni colla Venezia molte importanti magistrature, Curatori, Correttori, Giudici, Consolari..., e che dall'epoca bizantina fino ai dì nostri, prima alleata, poi tributaria, finalmente soggetta, fu sempre legata a Venezia, e quando questa è caduta pianse come si piange sulla tomba di una madre.

Il documento è un atto di accusa che i cittadini di Pola [232] presentarono alla Signoria di Venezia contro il Conte (Podestà) Nicolò Zeno inviato colà a governarli.

Pola s'era dedicata, o rassegnata, definitivamente a Venezia più tardi di parecchie altre terre dell' Istria, soltanto nel 1330 o 1331.

Il documento ha importanza per la storia di quel Comune e dell' Istria perchè somministra in buon numero nomi di persone e famiglie, e fa intravvedere quali fossero fin d'allora i prodotti principali di quel territorio, e i prezzi di questi, e il commercio che se ne faceva, e il sistema delle imposte (dazî), di comune e di stato anteriore al dominio dei Veneti e da questi adottato, e il carattere indipendente di quei cittadini che accusavano in modo aperto un publico magistrato, e sostenevano le accuse con franchezza d'uomiui liberi; ma esso documento ha pure un'altra importanza più rara, quella che gli deriva dall'essere scritto a Pola, a metà del secolo XIV, in idioma volgare.

Dante nel suo trattato — De vulgari eloquio — sottoponendo a rassegna i vari idiomi d'Italia, per escludere poi mano mano i meno degni, dopo avere stimmatizzato il tristiloquio turpissimo dei Romani, e aver cacciato fuori i volgari della Marca d'Ancona, dello Spoletano, del Milanese, del Bergamasco, mette nel severo suo cribro gli Aquileiesi e gl'Istriani, già prima annoverati nel grande gruppo dei dialetti italici di sinistra, e li caccia fuori cogli altri dicendo che «Çes fastù» crudeliter accentuando eructant. Secondo Dante adunque i dialetti istriani erano lontani dal volgare illustre non tanto per la sostanza quanto per la forma e l'accento. Tale sentenza riceve conferma appunto dal documento che le esibisco. Scritto trentadue soli anni dopo la morte di Dante, in quella Pola che fu certamente visitata da lui, esso è puro nella sua sostanza, il pensiero che dentro vi si aggira è prettamente italiano, ma, come risulta a non dubitarsi dalla forma grafica del suo testo, l'accento deve esserne stato ben aspro. Di fatti in esso sono così accozzate consonanti e vocali che, pronunziandole, non può non uscirne un suono — lacerator di ben costrutti orecchi — o, come disse Dante con una sola parola, — crudele.

[233] Ella non troverà l'aspirata h in molte voci che più tardi l'assunsero, ma in quella vece vi troverà voglando per volendo, vogludo per voluto, digando per dicendo, conseglo e consigleri per consiglio e consiglieri, famegla per famiglia, romagnando per rimanendo, piagna per piaccia, esamunianze per esami, dagando entention per dando ad intendere, o facendo credere: più vi troverà si fes per si fece, e ço, çoè, perçò, irnperçochè, gloça, plaça, brace, çascuna, per ciò, cioè, perciò, imperciocché, goccia, piazza, braccia, ciascuna; çustizia per giustizia, e caça, per faccia, creçemo per credemo, non de chaçeva per non ne faceva, siera per era; inoltre trementava, indébitamentre, plusor, maor, saipuda, mattina; — na receu per n' ha ricevuto, romaso, rimor, sudusendo, e quello che più mi fa meraviglia il negota tutto proprio dei dialetti lombardi, e non mai, ch'io sappia, usato dai Veneti.

Immaginiamoci questi ed altrettali vocaboli e modi pronunciati (com'è l'abitudine dei litorani) a voce alta e quasi strillante, per farsi sentire attraverso l'alternato fremito del flusso e riflusso marino, rincalzato frequentemente dal più strepitoso fragore delle onde, e non parrà strana punto la nota del crudeliter accentuando. La quale anzi va così a capello da avvalorare sempre più la tradizione che Dante avesse visitato Pola personalmente, se già non bastassero a provarlo i tre versi notissimi del IX dell' Inferno:

Si com' a Pola presso del Quarnaro
Ch' Italia chiude e i suoi termini bagna,
Fanno i sepolcri tutto 'l loco varo.

In essi sono scolpiti così al vivo i caratteri del paese da doversi per assoluto concludere, aver Dante dall' alto del colle di San Michele veduto egli stesso con un giro d'occhi e la vicina campagna tetta sparsa di sepolcri, e il non lontano Quarnaro.

Ma se il dialetto della città di Pola ai tempi di Dante aveva una accentuazione aspra, molto più l'aveva il dialetto del suo territorio per quanto si estendeva l'agro dell'antica colonia. In esso vanno comprese e la grossa terra, ora città, di Dignano, e le borgate di Galesano, Fasana e Valle.

[234] Del dialetto di Dignano, com'ebbi a dirle altra volta, si è occupato con intelligenza, perseveranza ed amore più che rari unici, un egregio amico mio da troppi anni defunto, il nobile signor Gio. Andrea Dalla Zonca. Ma appunto di lui, dei suoi studi, dei suoi manoscritti, lasci, prego, che le ripeta qui quanto io stesso ne scrissi ancora nel 1858.

Il nobile signor Gio. Andrea Dalla Zonca, colto ed egregio cittadino di Dignano, dopo aver fatto, a richiesta di monsignor canonico Pietro Stancovich di Barbana d'Istria, per l'illustre Vegezzi Ruscalla di Torino, la versione in dialetto dignanese della parabola del figliuol prodigo (S. Luca, c. XV, v. 11-32), si era dato con grande fervore, ancora nell'anno 1841, a studiare lo stesso patrio dialetto. Fatta dapprima copiosa incetta di parole e di frasi, si era proposto poi di comporne un completo vocabolario, e più e piti infervorandosi in tali studi, cominciò una raccolta di osservazioni per comporne quindi anche la grammatica. Contemporaneamente voltò dal dialetto veneziano la brillante commedia del Goldoni — Le donne gelose; — scrisse e tradusse qualche breve articolo di soggetto popolare, qualche apologo, qualche sonetto. Di tali studi e lavori se ne parlò e se ne vide qualche saggio nel giornale ebdomadario — L'Istria, — particolarmente negli anni 1846-47. Senonchè nel Settembre del 1853, vinto dalla carità del natio loco, accettò, per la terza volta, l'uffizio di Podestà; e per conseguenza si trovò nella impossibilità di proseguire allora i prediletti suoi studi. Nel dì 1.° Luglio del successivo anno 1854, ebbe una minaccia di apoplessia, e quindi abbandonò il publico uffizio. D'allora l'egregio uomo, tra le melanconiche conseguenze e i più tristi presagi del male, ebbe quasi unico conforto la speranza di poter condurre a perfezione il vocabolario del suo patrio dialetto, già per intiero abbozzato. Vana speranza! La di lui mente scossa e svigorita dall' attacco fatale, abbenchè conservasse la sua primiera lucidità, non potè più durare a quel continuo studio e lavoro ch' era indispensabile per coordinare e perfezionare i voluminosi e intricatissimi abbozzi. In tre anni, ad onta di una volontà ferrea, e di qualche assistenza prestatagli dal signor Antonio Bonassin, altro egregio Dignanese ed amico suo, non riesci che a mettere in ordine alfabetico i vocaboli compresi sotto la lettera A, e quelli della lettera B, fino a Borsellino-Bursein. Nel Novembre del 1857, sotto il martello di nuovi attacchi apopletici soccombette, lasciando grande desiderio di sè in quanti lo conobbero [235] da vicino, e in quegli stessi che, vivente, non ne avvertirono i meriti. Di nobile sentire, di spiriti generosi, di idee larghe, fa uomo per forza e franchezza d'animo a nessuno secondo; amico a tutte prove leale, cittadino integro, vigilante, operoso, istriano del patrio decoro e progresso quanto altri mai zelantissimo.

La superstite vedova, egregia donna, e i figli di lui adempiendo religiosamente i desideri dell'ottimo defunto, che mi confortò sempre di grande confidenza e di affettuosa amicizia, mi consegnarono tutti i mss. di sopra accennati. Ed io che li avevo veduti nascere e crescere, che l'avevo non poche volte animato al lavoro, e ne avevo per oltre quindici anni diviso la gioia in lunghe conversazioni e in pia lunghi carteggi, io li raccolsi con animo grato quasi sacro deposito, e m'imposi il dovere di custodirli non solo, ma di promuoverne possibilmente la publicazione a decoro del suo nome e a vantaggio dei patri studi linguistici e storici."

Così scrissi nel 1858.

Ma nei lunghi anni corsi dappoi ho cercato indarno un editore a Milano, a Torino, a Firenze, qui a Venezia ed altrove. Molti e gravi furono gli ostacoli dappertutto incontrati, e primo di tutti la difficile lettura o dirò quasi diciferazione degli intricatissimi mss., che hanno bisogno di essere tutti ricopiati e coordinati. Appena ho potuto in Milano trovar modo di far ricopiare la versione delle Donne gelose, versione che ho posto, fin dal 1871, in mano al chiarissimo G.I. Ascoli, il quale ne trasse pure qualche scintilla di luce, come avrà veduto nel suo ammirabile lavoro — L'Archivio glottologico italiano (Vol. I, B. 5. Appendice, Istria Veneta e Quarnaro). — Anche del vocabolario mi sono a quando a quando servito per note ed indicazioni somministrate a dotti e a studiosi di filologia; ma è troppo poca cosa al confronto del vantaggio che se ne ritrarrebbe qualora fosse diffuso largamente mediante la stampa.

Ora perch' ella sappia, e lo sappiano insieme quanti per ragione di studio possono averne interesse, le dirò distintamente in cosa consistano e cosa siano i mss. già detti.

Essi sono:

I. La minuta del vocabolario del dialetto di Dignano d'Istria, o a dirlo più esattamente, un estratto di vocabolario italiano colle [236] corrispondenze nel dialetto di Dignano. È un volume di pagine 1066, delle quali 260 nel formato di centimetri 30x20, e 806 nel formato di cent. 35x22. La scrittura, distribuita in due e, a luoghi, anche in quattro colonne, è fittissima, e copre le pagine in modo che non ci sono margini nè in alto, nè in basso, nè ai lati. È un primo abbozzo, e quindi le voci e i modi di dire sono messi giù senza ordine nè alfabetico nè altro; solo che l'autore, per darsi una norma nel ricopiarlo, aggiunse poi ad ogni paragrafo (voce o frase) un numero progressivo dalla prima all' ultima pagina, e risultarono paragrafi 26752. A questi numeri corrispondono altrettali numeri segnati ad inchiostro ed a lapis nei ristretti margini di un esemplare del Vocabolario degli Accademici della Crusca (quinta impressione, Venezia, 1741), e a numeri segnati sopra cartellini volanti dei quali ho potuto raccoglierne 3436. Questi ultimi erano la sua guida per trovare le voci e le definizioni negli altri vocabolari, che gli servirono mano mano pel suo lavoro. Quali sieno stati questi lo dice egli stesso in alcuni Cenni di prefazione e nell'ultimo foglio dell' abbozzo suddetto. Ecco le sue parole:

«Mi sono servito del Vocabolario Torinese, edizione veneta 1803, presso Antonio Rosa e Pietro Sola, onde aver presenti le voci e frasi italiane; l'ho ripassato con quello delle sette lingue del Facciolati, Padova, coi tipi del Seminario, 1758, ch' è più diffuso in voci ed in notizie del Vocabolario degli Accademici della Crusca, quinta impressione, edizione veneta, 1741, per Francesco Pitteri, colla Proposta del Monti, Fontana, 1828, e col Dizionario del Dialetto Veneziano di Giuseppe Boerio, Venezia, coi tipi di Andrea Santini e figlio, 1829. Ho Ietto la Storia della Guerra della indipendenza degli Stati Uniti di America, scritta da Carlo Botta, Venezia, coi tipi di Giuseppe Antonelli, 1835, e vi trovai alcune parole e frasi italiane meno comuni, le quali pei sono raccolte in un indice alfabetico colla relativa spiegazione alla fine del vol. VII, e fra queste pure ho razzolato ciò che prima non m'era dato conoscere».

Oltre i 26752 paragrafi numerati, le ultime tre pagine contengono più di 200 nomi propri di persona, disposti in ordine alfabetico, da Achille-Achillo, Adelaide-Dilaida, Dilaida, a Zaccaria-Zaccari, Zaccarija, Zaccareija. In separato fascicolo poi di pagine 31 scritte (formato cent. 35x22), c'è un copioso elenco di nomi latini di piante (una piccola flora), scritti in colonna non di sua mano. Nell' altra colonna sono notati interrottamente altri nomi scientifici [237] a rettifica e spiegazione dei primi, e a quando a quando qualche nome in dialetto veneziano, e assai pochi nel dignanese. Questa seconda colonna, fatta come dico a rettifica o spiegazione, ò di mano del dottor Bartolomeo Biasoletto insigne naturalista e particolarmente botanico, Dignanese di nascita, ma vissuto lunghi anni a Trieste e morto colà. Dopo le note del dottor Biasoletto c'è qualche rara aggiunta od osservazione anche di mano dello Zonca, ma tutto assieme non giova che scarsamente alla conoscenza del dialetto. In altro fascicolo di pagine 34 (formato 29x20), c' è un elenco di nomi d'animali (la fauna), con ampie definizioni e spiegazioni. Questo è tutto di mano dello Zonca, è scritto con diligenza e, oltre i nomi latini, contiene gl' italiani, i toscani, talvolta i veneti e piti rado assai i dignanesi. Unito a questi mss. possiedo pure e conservo anche il sopra citato esemplare del Vocabolario della Crusca colle corrispondenti pure citate numerazioni.

La scrittura del ms. principale è, come dissi, fittissima e non senza correzioni e rifacimenti, ma il lavoro è intiero e completo, e una persona istruita e paziente, dedicandovisi con amore, in un anno di assiduo lavoro potrebbe, siccome io penso, darlo ricopiato e ordinato in modo da passarlo liberamente alla stampa.

II. La copia di una parte del fin qui descritto vocabolario, e precisamente dalla voce Abaco-Àbico, alla voce Borsellino-Bursein. Fatta in rigoroso ordine alfabetico, è tutta di mano dello stesso autore, ed è abbastanza nitida e leggibile. Sono pagine 386, nel formato di cent. 24x17.

III. L'abbozzo del Vocabolario dignanese-italiano; un volume di pagine 876, nel formato di cent. 21x15. Anche questo è tutto scritto di mano dell'autore. Non è in ordine alfabetico rigoroso, però è distribuito per iniziali: quindi a trovare un dato vocabolo non occorre ripassare tutto il volume, ma basta scorrere le voci della sua iniziale. Questo non è un lavoro condotto colla pazienza e scrupolosità del Vocabolario italo-dignanese, ma apparisce fatto un po' in fretta e con istudio di brevità. Alla voce o frase dignanese è contrapposta la italiana senza definizioni od esplicazioni, per le quali il lettore è rimandato al vocabolario italiano. Sono due lavori usciti dalla stessa mente che si spiegano e si completano. Questo dà le voci e i modi di dire del dialetto, quello li spiega e spiegandoli istruisce sulle proprietà del dialetto, e, a siti opportuni, descrive con scrupolosa esattezza usi, costumi, pregiudizi, feste, giuochi, vesti ecc. ecc. del popolo che lo parla: sicchè l' opera complessiva, [238] mentre serve alla filologia, giova egregiamente anche alla storia locale.

IV. Tre fogli sciolti (pagine scritte 12), contenenti le coniugazioni dei verbi essere-sei o essi, andare-zei e dovere-begnà, besognà, scognà. Le tre coniugazioni sole sarebbero poca cosa per dare una idea dell' indole del dialetto, ma suppliscono, come ho detto, le spiegazioni sparse nel corpo del vocabolario. L'autore stesso nei Cenni di prefazione dice tra le altre:

«Nella compilazione di questo vocabolario (il descritto in I.), mi sono accorto d' una molteplice diversità nelli casi dei nomi e nei tempi dei verbi, ma mi basta di ciò indicare, perchè ho l'intenzione, se non mi manca la vita, la salute ed il comodo, di formare una separata indicazione di tutti questi, che riuscirà curiosa».
Gli sono mancate veramente il comodo, la salute e la vita, e quindi dobbiamo contentarci di quello che ci ha lasciato, ed essergliene gratissimi, perchè anche il dialetto di Dignano d'Istria, come tutti gli altri dialetti italiani, si trasforma giornalmente e si perde. Negli stessi Cenni dà non pertanto alcune indicazioni sulla pronunzia, sulla ortografìa, sui segni ed accenti da lui adottati, sulle vocali sempiici e abbinate o rinforzate, sui dittonghi, sugli accenti o pose, sulle desinenze,...; ma il ripetere questo, oggi, qui, sarebbe superfluo. Potrò farlo publicando qualche estratto del Vocabolario, o qualche saggio delle traduzioni.

V. Un fascicolo contenente la versione in dialetto dignanese della Goldoniana commedia — Le Donne gelose — scritta in veneziano, in tre atti, in prosa, e rappresentata la prima volta in Venezia nel carnevale del 1752. La versione è fatta sulla edizione seconda fiorentina dell'anno 1755, presso gli eredi Prosperini. È tutta scritta di mano dell' autore, ed ha pochissime note; ma alla stessa va unita una lunga serie di osservazioni (172), fattegli da me a sua richiesta, colle relative risposte e dilucidazioni da lui soggiunte, molte delle quali ultime riescono interessanti per la migliore conoscenza del dialetto.

VI. In fogli volanti:

  1. Quattro sonetti originali, due dei quali in lode di un Predicatore, uno sopra un danno di campagna, ed uno in difesa delle Signore di Dignano ch'erano state satirizzate per i troppi fiori, galani, fiocchi ecc.;
  2. la versione di un sonetto italiano del conte Giulio Pullè sulla Regata di Venezia degli 8 Giugno 1845; [239]
  3. la versione in prosa di due brevi apologhi, versione già stampata nel periodico L'Istria (anno 1846, N.i 13-14, p. 49);
  4. la versione in prosa di un dialogo tratto dall'Amico del Contadino (S. Vito, Anno II, N. 47), sulla maniera di aver ovi freschi anche nell'inverno, stampata nello stesso periodico L'Istria (Anno 1846, N. 21, pag. 81);
  5. la versione di altro dialogo tratto parimenti dall'Amico del Contadino (Ann. II, N. 47), intitolato Economia del tempo. Anche questa è in prosa, ma, a differenza delle altre, è tuttora inedita.

Questi gii studî fatti e i mss. lasciati dal mio amico defunto, ed è molto, e duolmi assai non aver potuto finora esibire al publico che poche cose. Ora dandone comunicazione a V.S. mediante la stampa, fo conto di richiamarvi sopra l'attenzione di quanti intendono a questo genere importantissimo di studi, che i descritti lavori sono fatti bene e con larghezza di vedute da meritare veramente un posto e nel patrimonio generale della scienza linguistica, e in quello più speciale della patria letteratura.

Lo Zonca, coscienzioso fino allo scrupolo, e perciò amante non del far molto ma del far bene, si è limitato strettissimamente al dialetto della sua città natale, lasciando a parte quelli di Galesano, Fasana e Valle, che veramente sono varietà subordinatissime al primo, e per far conoscere le quali basterebbe, io credo, qui e là qualche nota di confronto.

Quello che più si distacca dal dialètto di Dignano il dialetto di Rovigno, città litoranea dell' Istria, avente una popolazione di circa 11000 abitanti, vale a dire più che doppia di quella di Dignano, dalla quale dista appena 26 chilometri.

Rovigno non fu compresa nell'agro colonico romano di Pola, ma gli stette in immediato contatto. Il suo dialetto, che ha una varietà in Orsera, si distingue da quel di Dignano per non poche forme e, come notò il Dalla Zonca, anche per l'accentuazione assai più marcata; non si distingue tanto però da costituire un dialetto diverso. Lo stesso chiarissimo Ascoli discorrendo nel suo Archivio Glottologico dei volgari dell'Istria, che molto si scostano dal dialetto di Venezia, e più particolarmente dei dialetti di Pirano, Rovigno e Dignano, sentenziò, [240] che ìl piranese resta ben rimoto dagli altri due, i quali all'incontro vanno congiunti fra di loro per affinità strettissima. Ad onta di ciò il dialetto di Rovigno merita d'essere studiato particolarmente, ed è certo che una raccolta ragionatamente fatta di voci, di frasi, di modi, e una analisi accurata delle sue proprietà, aprirebbe la via a nuove scoperte nel campo della complicata stratificazione dialettale od etnologica dell'Istria, e gioverebbe sicuramente a rendere meno oscure quelle elaborazioni del latino che lo stesso Ascoli giustamente sospettò proprie e indigene della regione istriana.

Anche del dialetto di Rovigno, volendo, troverà saggi e notizie nell'Istria (anno 1846, pagg. 49, 61, 62, 110, 127, 128) e nell' Archeografo Triestino (Nuova Serie, ann. I, fase. 4.°, Gennaio 1870), nonché in Almanacchi popolari e in stampati d'occasione che al momento non potrei precisarle. Troverà proverbi e canti popolari nell' Aurora, Ricordo di Primavera (Rovigno, anno I e II, 1861 e 1862). E so che in Rovigno stessa privati cittadini conservano componimenti manoscritti, originali e versioni, in prosa e in versi, del secolo scorso e del presente. Io stesso tengo in copia le versioni molto ben fatte della parabola del Figliuol prodigo secondo S. Luca, e della novella 173 di Franco Sacchetti. Del dialetto di Rovigno si occuparono in questi ultimi tempi con amore e successo il signor Giovanni Barsan, Rovignese di nascita, addetto presentemente alla Biblioteca civica di Trieste, e il M. R. don Antonio Sponza sacerdote egregio, che ad una coltura generale accoppia molta conoscenza delle cose patrie.

Dopo ciò importa notare che i dialetti di Dignano e Rovigno, e le loro varietà di Galesano, Fasana, Valle ed Orsera, non sono in Istria eccezioni, come a chi non fosse addentrato nelle ricerche potrebbe parere, ma sono avanzi di un parlare che anticamente era assai diffuso in provincia, specialmente in quella zona che più si approssima al mare, mentre nella zona montana è stato assai più diffuso l'altro volgare che dicono romano o romanico, attualmente ristretto e morente a Zeiane o Seiane sul Carso, in alcuni villaggi della Vallarsa posti a piedi del Montemaggiore, sull'estrema vetta del monte [241] S. Lucia di Albona e nell' isola di Veglia nel Quarnaro. A proposito di quest' ultima l'illustre Ascoli disse con molta sapienza, che si può legittimamente sospettare di aver in esso le reliquie di dialetto che l'ormasse come anello di transizione fra i parlari dell Italia alpina e quell'estrema latinità orientale che si stese dall'Illirico al Ponto,

Ma per quanto sia difficile ( ripeterò ancora le parole dell'Ascoli), lo scernere con sicurezza le vene che s'intrecçiano nella stratificazione dialettale dell'Istria, è evidente, mi pare, che i dialetti di Seiane e di Veglia prima, e quelli di Dignano e Rovigno poi, considerati come avanzi di più diffusi volgari, segnano due epoche nella evoluzione di un solo linguaggio, non importato di pianta, ma nato in paese dal connubio di volgari latini coi parlari indigeni. Su questo fatto non è punto da dubitarsi. Ma come il nuovo linguaggio siasi poi sviluppato variamente secondo la varietà dei contatti, delle sovrapposizioni, degl'incrociamenti di altri parlari, è siuggito finora ai più attenti, ai più acuti, ai più sapienti osservatori; che per arrivarvi bisogna mettere a calcolo sottilissimo mille circostanze minute di tempo, di luogo, di modo, delle quali non si hanno certezze ma appena indìzi che sfumano e spesso si contraddicono. Nulla ostante, ripeterò per l'ultima volta alcune delle parole colle quali l'Ascoli si accinse alla impresa difficile, ma non disperata: Confortiamoci, ci dice, almeno col pensiero che son tutte esplorazioni non mai prima d'ora tentate.

Ora per venire ad una pratica conclusione le registrerò qui di seguito le fonti alle quali dovrebbe, a mio giudizio, ricorrere chi volesse far studi sui dialetti istriani.

Dovrebbe anzitutto ricorrere al testo degli antichi Statuti municipali, tanto dei latini che rimontano al secolo XIII, quanto degl' italiani, originali o versioni, i quali incominciano intorno al 1400. E in questi e in quelli s'incontrano voci e modi che a rigore non sono nè latini, nè veneti, ma tutto speciali degli idiomi provinciali e dei più antichi. Sono reliquie minime, sono frammenti staccati, se vuolsi, ma sono reliquie e [242] frammenti vergini, originali, palpitanti, ai quali  l'età non toglie ma dona valore e importanza.

La serie copiosa, dei detti Statuti è indicata e descritta distintamente nel Saggio di bibliografia istriana compilato dal chiarissimo professore Carlo de Combi (Capodistria, 1864). Ad essa non potrei aggiungere che lo Statuto di Albona in volgare, publicato posteriormente, secondo un vecchio esemplare ch'io ebbi la fortuna di poter raccogliere, nell' Archeografo Triestino, Nuova Serie, vol I, fase. 6, Maggio 1870.

Dopo gli Statuti penso che si troverebbe ottima materia di studio nei proverbi popolari, dei quali lo stesso prof. Combi di Capodistria diede un primo saggio nella Pòrta Orientale, Strenna per l'anno 1859 (Trieste, tip. di Colombo Coen, 1859). I volgari istriani sono ricchissimi di proverbi, di modi proverbiali, di scherzi, di motteggi, di frasi figurate, di voci di paragone, tanto ricchi che nella piccola Albona, mia terra natale, io ne ho raccolto dalla voce delle donne e del popolo, senza molto studio, oltre duemila. Li tengo manoscritti, e non so se e quando potrò publicarli; ma intanto so dirle che sotto una forma che s' avvicina alla veneta, ma è propria dell' Istria, riproducono il pensiero dei proverbi veneti, toscani e d'altre parti anche più lontane d'Italia.

Discendendo poi ai particolari: per il così detto romanico della Vallarsa ella, volendo, troverà saggi nell'Istria (anno 1846, pag. 7 e 8), dovuti alla diligenza del signor Antonio Covaz di Pisino: per quello del Carso troverà un primo cenno nei Commentari storici-geografici dell'Istria di monsignor Giac. Filippo Tommasini (Archeogrqfo triestino, vol. IV, 1837, pag. 515); maggiori particolari nell' Istoria antica e moderna della Città di Trieste compilata dall. Ireneo della Croce (lib. IV, cap. IX), e sparsamente in molte publicazioni del dotto, perseverante e instancabile illustratore delle cose istriane dott. Pietro Kandler. Le citerò fra le altre un articolo nell' Istria, 1848, pag. 246 e 247, un discorso intitolato Li cici, stampato in continuazione alla Storia etnografica di Trieste di D. Vincenzo Scussa (Trieste, tip. di Colombo Coen, 1863), e un Saggio della lingiua parlata in Sejane publicato in foglietto volante col [243] pseudonimo di Adriano Paropat, saggio assai più copioso di quello del P. Ireneo, perchè tra voci e frasi ne contiene oltre trecentocinquanta.

Per il dialetto antico di Veglia troverà saggi e notizie negli Atti della sesta riunione degli scienziati italiani tenuta in Milano (1844); nel giornale ebdomadario L'Istriano del 1861, e precisamente nei numeri 13, 14, 16 e 17, e nelle Notizie naturali e storiche sull'Isola di Veglia compilate dal dottor Giambattista Cubich (Trieste, 1874-75, Parte I, pag. 107 e segg.).

Se del morente dialetto antico di Veglia ci resta memoria e materiale di studio, lo si deve esclusivamente ad esso esimio dottor Cubich; che la stessa lettura fatta dal professor Bernardino Biondelli al Congresso degli scienziati in Milano nell'adunanza dei 26 Settembre, è tutta basata, com'egli stesso lo disse, sopra glossario, notizie ed osservazioni comunicategli dal lodato dottor Cubich.

Nella Provincia delll'Istria poi, periodico bimensile che si stampa a Capodistria fin dal 1867, e precisamente nelle pagine 934 e 935 del 1872, trovasi una lettera dell' illustre letterato rumeno dott Giovanni Majorescu, nella quale emette alcuni giudizi sui parlari romani di Vallarsa, di S. Lucia d' Albona, di Sejane (Jeiùne) e di Veglia, giudizi rispettabilissimi se anche non combinano pienamente colle tradizioni e credenze istriane. La lettera è diretta al sullodato sig. Covaz, e colla iniziale K allude al dott. Cubich [no, a Kandler], colla D al sig. Carlo De Franceschi, del quale dirò più sotto, colla L a me che lo accompagnai in Schitazza (S. Lucia) di Albona, ed a Castua.

Per lo studio del dialetto speciale di Trieste, oltre i Dialoghi piacevoli in dialetto vernacolo Triestino, colla versione italiana, di D. Giuseppe Mainati (Trieste, Marenigh, 1828), sonovi saggi e notizie nell'Istria, anno 1846, pag. 49 e 61, e anno 1849, pag. 48. Nell'anno V poi dello stesso periodico Istria (1850, p. 320 e seg.), è stampata una vecchia Cronaca figlia di tradizioni popolari, la così detta Cronaca di Montemuliano, la quale è stata prima inserta dal P. Ireneo nella citata Storia di Trieste, e poi fra i documenti della pur citata Storia [244] cronografica dello Scussa. E nell' Archeografo Triestino, vol. II, pag. 176 a 185 (Trieste, 1830), havvi un interessante brano di vecchio Statuto illustrato bibliologicamente da quel distinto bibliofilo e patriota triestino che fu il dott. Domenico de Rossetti. Non si deve poi tralasciar di vedere anche il Saggio dei proverbi triestini raccolti e illustrati da Angelo C. Cassani (Trieste, Coen, 1860). Penso finalmente che molto e prezioso materiale manoscritto debba racchiudere l'Archivio diplomatico di Trieste, proprietà di quel Comune, e che presentemente conservasi unito alla Civica Biblioteca.

Sul dialetto di Capodistria, il primo a richiamar l'attenzione dei dotti fu, s'io ben m'avviso, l'illustre capodistriano Gianrinaldo Carli nelle Antichità italiche, voi. I, p. 222 a 224: dopo di lui e sulle sue traccio ne scrissero molti. Il dialetto di Capodistria, se anche alquanto modificato coi tempi, è però ancora vivo fra' paolani (popolani) di quella città, e la classe colta se ne compiace e concorre a mantenerlo in onore usandolo di tratto in tratto in popolari publicazioni. Nel Lunario per il popolo di Capodistria, anno I, 1868, ella potrà vedere una assai spiritosa poesia del dottor Giovanni de Manzini, intitolata La fabrica de pan senza farina, nella quale fra le altre squisitezze di quel dialetto incontrasi la bellissima voce onomatopeica ba-titangolo per coreggiato. Nell'anno III (1870) dello stesso Lunario havvi poi una savia e saporita illustrazione del proverbio istriano, un soldo sparagnà un soldo vadagnà. Parimenti nella Cronaca Capodistriana bimensile intitolata L'Unione, condotta con garbo da un gruppo di eletti cittadini sotto la direzione del dott. Domenico Manzoni, ella potrà leggervi delle lunghe prose facili, spontanee, spigliate, che ritraggono al vivo non solo il linguaggio, ma lo spirito di quella popolazione.

Del dialetto di Pirano, importante, si occupò, come abbiamo veduto, l'illustre Ascoli sopra saggi e notizie procurategli dal dott. Giovanni Tagliapietra. Nativo di Pirano e coltissimo com'è, il Tagliapietra potrebbe largamente soddisfare anche in ciò ai quesiti e ai bisogni della scienza.

Nel più volte nominato periodico ebdomadario  L'Istria, tenuto in vita sette anni (1846-1852), dal dotto e assai [245] benemerito dott. Pietro Kandler, si trovano ancora saggi d'altri dialetti istriani; di Cittanova e di Muggia nell'annata I, 1846, pagg. 69-70 e 115; e nell'annata II, 1847, pag. 127-28, un nuovo saggio del dialetto dignanese, dovuto questo pure al Dalla Zonca e consistente in una lettera scherzosa diretta a me col pseudonimo di Colò Colèla. Finalmente, se non le spiace, veda anche una mia brevissima corrispondenza inserita nella Provincia dell'Istria, ann. 1874, pagg. 1416 e 1417, a proposito di alcuni vocaboli adoperati dai torchieri ( torculari), dai salinari, dagli agricoltori, dai pastori, dai gualchierai dell'Istria, vocaboli di derivazione latina e ignoti al popolo di Venezia.

Questo in quanto a filologia strettamente presa; che in quanto ad etnografia, oltre il molto che scrissero gli stranieri, ma non sempre a scopo di scienza (v. Saggio di Bibliografia Istriana), oltre quello che lasciò in molti luoghi delle sue opere il Kandler, ella troverà un ricco corredo di notizie non facili nò comuni e di studi coscienziosi e diligentissimi, in uno scritto Sulle varie popolazioni dell'Istria dell'egregio Carlo De Franceschi, vecchio patriotta, amantissimo e informatissimo delle cose dell'Istria (V. Istria, ann. 1852, pag. 225 a 238); in altro scritto troppo modestamente intitolato: Cenni etnografici sulll'Istria, del già lodato prof. C. A. Combi (V. Porta Orientale, Strenna per l'anno 1859, da pagg. 99 a 140), e nel discorso intitolato Etnografia istriana, diviso in due parti e stampato nella Rivista Contemporanea, Torino, fase. Settembre 1860, e Giugno 1861.

Per un di più mi permetto di additarle anche i brevissimi cenni dati da me negli articoli Carsia, Dignano, Fasana, Pola, Rovigno, e più specialmente nell' articolo Istria, inseriti nel Dizionario corografico dell'Italia diretto dal prof. Amato Amati e publicato dal dott. Fraucesco Vallardi.

Gli scritti e gli autori fin qui enumerati non sono tutti pienamente d'accordo nei loro principi e nei loro giudizi; ma la varietà delle loro vedute, anzi che nuocere giova, secondo me, allo scuoprimento più sicuro della verità.

[246] Io, stimando di non far cosa inutile, le ho additato alla meno peggio quanto è a mia cognizione sul conto dei dialetti dell'Istria, degni certo d'essere meditatamente studiati; ella accordando la larga publicità del suo dotto e riputato periodico alle mie aride ma sincere notizie, se anche non potesse occuparsene direttamente, darà occasione, spero, che altri le fecondi coll'alito della scienza vera: ad ogni modo la prego di accettarle come segno di buon volere, di riverente ossequio, e di affettuosa riconoscenza.

Venezia, Marzo 1876.

Tomaso Luciani.

Poscritto.

Avevo scritto la presente quando mi venne sottocchio l'interessante, volume publicato dall'esimio signor Giovanni Papanti per la festa del V centenario di Messer Giovanni Boccacci — I parlari italiani in Certaldo (Livorno, 1875, un vol. di pag. 736).

Vedo con piacere i parlari di molti luoghi dell' Istria, e precisamente di Albona, Capodistria, Cherso, Dignano, Moggia, Peroi, Pisino, Pola, Rovigno e Trieste; ma noto con dispiacere la mancanza di altri. Ritengo che Isola, Pirano, Umago, Cittanova e molti altri luoghi, e della marina e dell' interno, avrebbero potuto mandare il loro contingente che sarebbe tornato gradito, decoroso ed utile. Vedo il nome del prof. ab. Antonio Spongia, non quello del signor Giovanni Barsan: in sua vece trovo il nome del prof. Antonio Ive di Rovigno, ch'io non avevo il piacere di conoscere, e che si mostra già dotto nella filologia e tratta con amore il suo patrio dialetto. Mi sorprese poi (non posso tacerlo) la versione nel dialetto di Pola fatta dal prof. ab. Spongia. In Pola al giorno d'oggi non si parla così, e non so quando si sia così parlato. Dev' esser nato un equivoco. L'egregio abate avrà inteso di dare il dialetto non della città ma dell'agro, e non il dialetto attuale ma l'antico, o forse si è scambiata Pola con Rovigno. Comunque, sono studi che giovano, perchè chiamano ad altri studi, e mi persuado ora più che mai che sarebbe utile lo affrettare la publicazione dei mss. dello Zonca.

L'Istria non è così fortunata di avere un Papanti, al quale mando un saluto d'ammirazione e di gratitudine per il molto che ha fatto, misto a speranza affettuosa per quello che certo farà, ma ha una Rappresentanza provinciale che cura gli studi patri con [247] amore generoso e sapiente, la quale, come erede legittima dei mss., ch' io tengo in deposito, provvedere, spero, che sieno ordinati e publicati sollecitamente a decoro patrio e a vantaggio comune.

Con questa ferma speranza nel cuore passo senz'altro a metterle sottocchio un brevissimo saggio del dialetto di Dignano, e poi  l' intiero documento polense del 1353.

[Parte II]

Sulla Regata di Venezia, 8 Giugno 1845, Giulio conte Pullè Veronese compose il seguente

SONETTO.

Sul suo talamo d'alga addormentata
La superba del mar donna giaceva,
E sul capo regale, inonorata,
Lenta, inerte ed egual l'onda taceva.
Delle barchette sue l'abbandonata
Festa un sogno inclemente a lei pingeva,
Allor, lassa! pensò l'addolorata
Agli antichi suoi vezzi, e in cor gemeva.
Quando un romor la scuote; erge la testa,
Vede l'onda agitarsi, i plausi ascolta,
Ode un canto, un tripudio, un suon di festa.
Lascia i coralli della sua dimora,
Esce, e grida raggiante al ciel rivolta,
Ah! non è sogno: io son Venezia ancora.

Gio. Andrea Dalla Zonca fece la versione in dialetto di Dignano sua patria.

D'aliga soul so letto indormiuziàda
La paròna d'al mar destìsa stiva,
E soul cao de rigèina incoronàda (1)

Marappèna quill'acqua se moviva.
Della Rigata so desmaenteigada
Òun insùgno malèigno la fazziva;
Grama! in quil maèntro la se zi iinpàensàda
Delle veccie bel lizze, e la zemiva.
Òun sounsòuro la sv
ìa; la Uva al cavo, (2) [248]

L'acqua a loudà la vi, sòni la saènto,
Canti, gran sàcio, e a zeigà bravo, bravo.
La se mòu, la vaèn fora, e invèr de zura
Voltàda, la scramìa, doutta slousaènto,
Ah! i no me ins
ùgni: i sòin Vinezia ancora

DOCUMENTO.

(Di fuori) Acusa contra Ser Nicolaum Zeno olim comitem pole

Le infrascrite cose e quele per le qual li homeni de pola se sente esser agravadi indebitameli tre al tempo delo reçimento de misser Nicolò çen so Conte.

In prima che voglando noy fidel mente obedir ala domanda dela signoria vostra sovra la sovencion de blava, dessemo moça Mevj over cerca de formento a rason de grossi, x. lo moço nostro che se piu de meçena venedhega loqual formento lo nostro Conte predicto fese caregar in uno maran digando quel aver mandado alo comun de Venexia.

Item che de consentimento de tuti li pulisani el dicto misser Io Conte si compra e fese comprar a un Nicoleto bareta loqual el diseva esser officiai del comun do Venexia, et a plusor altri grande quantitade de formento per diversi presij çoe parte per soldi, xx. parte per x grossi lo nostro moço la qual biava in plusor volte lo dicto misser lo Conte si fes caregar sença saipuda deli soy consoli digando quela mandar alo comun de Venexia, de la qual blava se ne sta charega polo de Anchona habitador de pola. da iiij.m volte nela soa barcha, e checherim una, e plusor altri barcaroli, çoe Mingulin da Piran habitador de pola.

Lo qual tuto formento se trova esser tropo più de. iiij.m moça nostra segondo che eciam dio che lo dì che fo leta una letera dugal laqual reprendeva li pulisani de inobediencia sovra ço, lo dicto Conte disse in plen conscio nostro che reprension non de chaçeva in perço chelo ne aveva manda da iiij.m moça e plu alo comun de Venexia.

E perço con ogni reverencia da po che cusì e non creçemo chel ne caça reprension alchuna. E sovra de ço fo preso in quel conseio che ij. ambaxadori devesse vignir ala vostra signoria per excusacion nostra, liqual elo non ha vogludo mandar ne laxar che vegna.

[249] Lequal cose ad excusacion nostra volemo aprovar così esser sta per li barcaroli che charega e porta lo dicto formento, e per tati queli dal consegio nostro liqual aldi quando lo dicto nostro Conte disse lo dicto tormento esser sta plu de iijj.m moça
H testes Ser Venicianus Sutil
  Ser Nicolaus Feraresius

H

Ser Nasscimguera Capie

H

Ser thomas Verandi
  Ser Nicolaus quondam Ser Johanis
  Ser Àndriolus Caprarie
  Marcus Kavalero portavit extra terrara frumentum

2. Item che grande quantitade de oio e de vin elo a trato de pola sença sentimento deli consigleri soy, digando quel aver manda a Venexia la qual cosa noy ignoremo così esser sta. Imperioche maj a sapuda deli consigleri non è vegnuda alguna contralera, ne non a pagado lo dacio al comune de Venexia.

(3) Dixit se nichil scire (testes   Franciscus Ypothcarius
      Paulus de Ancona
      Nicolaus Menegelli
    H Celetus benadho
   Dixit se nichil scire   Magister pagnus
      donatus mercator — non est Pole
    H prior Sancte Felicitatis polensis`
    H Ser Çullanus de Venecia eius cognatus Ser

3. Item chel fo trovada una barcha charegada de formento de note in lo porto de pola. e per .j. de li consigleri fo denunciada alo dicto conte, loqual formento fo descharegado, e restituido alcuni dì passadi per lo dicto misser lo Conte sença consentimento deli soy consegleri e contra la forma dela soa comission, a quelu che lo portava. Romagnando del duto lo dicto contrabando impunido in detrimento dele rason del nostro co man al qual spetava la pena dela [250] condanason, la qual se de libre v. per çascun moço e de perder la barcha, segondo la forma dela eoa crida;

testes   

Ser thomas de Verandi

Dixit nichil scire —

Ser Petrus ser Bertuoli
  Marcus de ripa.
 

Gustixa preco.

4. Item che per Marin fio de lo dicto misser lo Conte fo firi un çentil homo de pola cum una spada sula testa, per la qual cosa elo non volse maj proceder contra de Iuj, de che elo na abiù odio a tuta la terra.

  H Ser Matheus Johanis çubol
 testes   Ser Otobonus ser Andree
  H Ser Nasscimpaxius notarius

5. Item che alguni citadini de pola avesse portado del so oio à chavodistria et avesse pagado lò dacio loqual se scode per lo comun de Venexia in la dicta terra contra liquali elo solò de soa testa tolse a certi della terra de pola certa quantità de dineri, liquali monta in summa, lire iiijxlii sença requisicion de algun conseier de la terra contra lo modo usa per tuti li altri soy predecessori e contra la forma dela soa comission laqual dise e comanda che in tute cose civil e criminal elo se die reçer con iiijor conseieri o con la maor parte de lor, excetuadi, v. casi reservadi a luj, deliqual questo non e de queli, tolendo e retignendo in soa propria borsa e distribuindo li dicti deneri corno li à plasu, liqual deneri, deveva vegnir alo comun de pola segondo usanza e segondo lo modo observado per li altri nostri retori. E contra la forma de una soa crida publicamentre fata in pola. la qual conten in effeto, che nesun non ose ne debia portar ne extraer delo destreto de pulisana olio ne alguna altra grassa soto una certa pena delaqual pena la mitade sia del comun de pola, e laltra mitade de quelu che acusarà. Non voglando in alguna parte osservar nelo modo usado ne la soa crida predicta.

    Dominus Jacopinus eius Vicarius
    Ser Nasscimguera Caprarie, dixit se nichil scire [cancellato)
    Ser Hugo domini Scandole
    Ser Nicolaus ser Iohanis
    Ser pincius notarius

6. Item che ser Çuanin so canceler disse aplusor citadini de pola se voy vole fornir misser lo Conte de oio e de vin per bon [251] mercado elo ve lassara trare e portar lo vostro oio e vin corno avanti voy soliè far, alqual fo resposto, che lo trovarave vin et oio asaj selo lo volesse pagar, loqaal misser lo Conte dapo in qua una sola gioca non a vogludo che vada in le parte da terra, devedando etiamdio plusor volte ali nostri citadinj e vilani portar in le soy proprie Ville per so viver, e che 50 sia vero lo dicto misser lo Conte fese bater e bate instesso deli nostri Villani, liqual li domandava per Dio e per misericordia chelo li lassasse portar del vin per so viver. E de ço nareceu danno la nostra terra de pluj de .ij.m libre.

 

testes Martinus çança de Castagno

   dixit se nichil sire suo sacramento   Marcus Naresso
      Ser Venicianus sutil (cancellato)
    H Ser thomas Verandi
    H Ser Nasscimguera caprarie
    H Ser Nicolaus domini Sclavi (dixit quod
nunquam audivit quod scribanus dceret
aliquid de contentis in dicto capitulo)
      Ser Bertucius de donicis.

 7. Item che daniel de padoa so donçel chavalcando per la terra si firi con lo so caval et urta un citadin de pola per tal chel morì e non favela may dapo, lo qual daniel scampa, e dapo passade cerca .ij. ore lo dicto misser lo Conte manda per luj equelo tene a çena et a dormir con sì quela note, et in laltro di ben maìtina si lo lassa scampar su lo so caval; habiando lo dicto daniel. scorta da plusor soldadi. La qual cosa e con tra çustisia e rason e grandissimo desonor de lo comun de pola e desplaxer deli soy parenti, lo qual delito se romaso inpunido, e questo e notorio a tuto lo comun de pola.

testes   Dominus lacopinus eius Vicarius
    Çaninus de domicelliis
  H Marcus naresso.
    lohanes gamberi
    Prior de buçacharinis de padua
  H Ser. Nasscimguera caprarie
  H Ser tbomas Verandi
  H Nicoletus scrimitor

8. Item che contra la soa comission quasi tuto lo tempo delo so reçimento elo non a tignudo se non.ij. donçelli et.j. cogo, che e sta contra lo honor dela terra. — Item che de note sença requisition de algun deli conseieri elo manda a piglar .iij. boni homeni de pola non sapiando la cason alguna persona, deli qual.iij.[252] elo ne trementava uno mandando li altri. ij. soto la corda e digando io faro trementar ve como io fo questo e farove romagner le braçe sula corda se vo non me dise che a posta de Bertuci sutil, voy sie vegnudj sula plaça con le arme e corsi alo rimor deli soldadi, contaminando e sudusendo queli maliciosamentre in preçudisio detrimento e defamacion delo dicto Bertuci sotii, le qual cose era contra dio çustisia e la veritade, con ço sia che lo dicto Bertuci era so consegler e de so comandamento fese tuto quel chelo fese cerca quel rimor, le qual tute cose fo ben fate, e queste voi aprovar per questi testimonij.

testes   dominus lacopinus eius Vicarins  
  H Ser Nasscimguera caprarie  
  H Ser thomas Verandi  
    Ser Facina domini Baffaguelli (dixit sacramento nichil scire.)  
  H Ser Otobunus ser Audree et multi aliij qui fuerunt ib presentes  
    Ser Otolinus de Florencia qui vidijt |
  H Ser Nicoletus scrimitor |
  H Telerindolus |
  H Mathucius sertor > testes super contaminatione predicta
    dictus dominus Vicarius
Çanious
}
    Bartolameus cicognaro ste8 suPer contaminatane predicta |
    Nicolaus cogo |

9. Item che lo dicto misser lo Conte a toleta la soa parte per rata de guarde falide e de çascuna condanason de acuse che spetava ali fanti, disendo lo dicto misser lo conte chelo la toleva per nome de daniel so donçel loqual non stava con luy anche era scampa per lo delito chelo aveva comesso, e ço se prova per tutta ìa soa famegla et altri.

    Çaninus |  
testes   Nicolaus coquus > de sua famglia
    Martinus |  
    Iobanes feraresius notarius
  H Gerolos pichagne
  H Andreas notarius
  H Pincius notarius (dixit suo sacramento se nichil scire)
  H  Pranci8cus garoffoli

10. Item che grande quantitade de formento elo a comprado in pola per soldi xx, e per soldi xxiiij... e per grossi x Io più. lo moço loqual in gran parte a revendudo in pola per grossi xij: e per grossi xiij, lo moço. [253]

  Testes Dominus Vicarius eìus predictus (dixit se nichil scire de contentis in ipso capitulo.
H Ser Hugo domini Scandole
H Ser Bertucius de Amlcis
H Nicolaus Domini Sclavi
H Ser Nicolaus Feraresius {cancellato)
H Ser Dominicus de valença (suo sacramento dixit se nescire quod revendiderit unquam frumentum in Pola nec alibi.
H Ser Nicoletus bareta, dicit sacramento se nichil scire)
H Ser Venerius notarius qood vendidit sibi de frumento antedicto.

11. Item che in la bandera de Sclavo contestabel, elo aveva e receveva .j. posta laqual elo di seva recever per daniel so fameglo asente, defrodando lo comun de Venexia.

iste petrus est in lustinopoli Piero sciavo contestabil dela dieta bandera |  
  Matheus Famulus diete comunitatis > (4)
  Dominus Iacopinus Vicarius dicti domini Comitiss |  
 

12. Item che conçosia che per li statuti et ordini del comun de pola sia bando, che algun soto una pena de libre xxv per çiascuna fiada non ossa, ne debia tirar la trata in lo porto de puola, e ço sia da a saver a quelo dicto misser lo Conte et a quel sia sta accusadi queli chela tirada laqual acusa elo non a voglu aldir anche maçormente plusor fiade elo a fato tirar quela a soa domandaxon, digando con ogni reverencia de la vostra signoria chelo pissarave sovra li nostri statuti et ordini, et chelo la farave tirar tante volte quante li piasesse e bisognasse, et digando altre pluj disoneste parole, le qual non e abelle da dir davanti la vostra signoria, laqual cosa e in grande danno del comun de pola per le pescason deli toni e per le altre pescason. Delo pesse dela qual trata elo toleva a so bon plaxer.

Htestes   Ser thomas Verandi
  H Ser Nasscimguera Caprarle
  H Ser Venerius eius consul notarius (cancellato)
  H Ser Hugo domini Scandole
  H Ser Dominicus de valença
    Mingulinus de pirano
    Beltramus et Matheus de Iustinopuli
    Nicolaus de Pirano et omnes alti

13. Item che plusor fiade a comanda e fato comandar ali pescadori che li non osse vender lo pesse se inprima seli non lo requirissa [254] in prima chcl ne togli quelo chei vol e besognali, laqual coas e contra la soa comission.

Htestes   Anthonius Menol
  H Ser Liseus
    Prece
    Nicolaus huricì
    Petrus sclavlna |  
    Leonardus Furlanus > piscatores polenses
    Martihus Çitussy |  
    filìus Kirini

14. Item che lo dicto misser lo Conte a dado gracia a plusor cheli a plasu da portar formento in Sclavania sença requisition e sentimento de algun dela terra.

dominus Episcopus Pole. Òì.

15. Item chelo dicto misser lo conte a dito a plusor chelo non morira che in questo reçimento o in Venexia elo adhovrara tanto con soy parenti et amisi che la terra de puola sira desfata.

testes Ser Otolìnus cui dixit (acator
  Ser Pasqualinus gradonico (dixit nichil scire
  Ser Marcus Naresso (dicit sacramento se nichil scìre
  dominus Iacopinus eius Vicarius (dixit se nichil scire quod continetur in ipso capitulo.
  Ser Guercius de Iustinopuli (dixit sacramento se nichil scire.
  Çaninus domicellus dicti domini Comitis.

16. Item che non sapiando algun deli consigleri ne dela terra de pola, elo manda lo cavestro solda in San Lorenzo, a Venexia, non sapiando algun per che cason, e passado cerca .j. mese e meço elo se fese pagar lo comun de pola libre xxiiijor per spese delo dicto cavestro, digando luj chelo lavia mandado per fati del comun de pola non volendo exprimer la cason, la qual cosa e de grande desonor e danno del Comun de pola. Conçosia... mior homini era in Pola del cavestro per mandar a Venexia ala presencia dela vostra signoria selo avesse bisugnado. Li qual deneri domandemo noy syndici del Comun de Pola che ala vostra signoria plaqua cheli dicti deneri ne sia restituidi da lo dicto misser lo Conte. E se questo elo volese denegar mostrarasse per li quaderni del comun de pola e de li caneveri... per altri boni homeni.

17. Item chelo dicto misser lo conte faseva... scentiva chel se charegasse formento de note. E de questo pore saver lo vero se ala vostra signoria plaxera mandar algun a pola a in quirir... questi [255] quelo chel voi e besognali, laqual cosa servisij. No ploj de questi sovradicti corno de altri multi che noy non s... ordemo e non semo iuformadi

(non possunt probare per aliquos)

Item quod domina Lucia uxor dicti domini Comitis charegari fecit et mixit extra polam plnribus et pluribus vicibus farinam in Vegetibus et sachis et alijs vasis occulte in magna quantitate. Et hoc probatur per portatores et barcarolos.

testes Ser Paulus de Anchona |  
  Ser Nicolaus quondam Menegelli |  
  Ser Coleti frater Marci da Buia > pin....
  Ser Donatus stacionarius |  
  Et Alij |  
Die xviij Maij 1353.

presentate fuerunt pre... acusationes et querele per infrascriptos abitatores de Pola.

po   Bertucius subtilis
Ser   Nicolaus de cleffas
Ser   Otobonus de bocama... is
Ser   Venerius Notarius
Ser   Otolinus qui fuit de florencia
Ser   Nicolaus ser Simeonis
Ser   Raymundinus merca...
    Magister Matheus m...
Ser   Nicolaus quondam ser thom...
    Dominicus de capra...
    Caninus de Bussa
    Jacobelus mercator
    Nicoletu8 Bonano
    Iohanes Ferarexc.
In foglio separato, che pare seguito di altri fogli, sta scritto:

misser Nicolo Çen si tolse da ser Otolin et da ser Bertuci Sutil.

Cento lxij libre.

  Item da ser Francesco spiciero libre lx.
  Item da Iacomelo libre lx.
  Item da lo figlolo del plovan de Medelino libre l. picole.
  Item da Dani de Medelino libre L picole.
  Item da Marinela de Fasana libre lx

li quali tuti sovrascriti dineri e lo sia tolti contra la forma dela soa comission, e contra la soa crida, e contra li ordeni de pola. e sia [256] retignudo in si quela parte che li a plasesto... E questo ve farà fe pinci noderus loqual ascrite tutte queste chose.

Item ve diseino che lo dito misser lo conte si condena gibilino de chavodistria lo qual fo trovado cum formaio in lo porto de pola in barcha, quel conte sa fe se vender la barcha, et lo formaio lo qual fo vendudo circha libre xxij, dele qual e lo retene le doy parte in si et la terça a lo comun de Pola... corno voy trovare in quaderni del comun depola, et in quel tempo siera chanovero de cumun pincius noderus.

Item selementa de misser Nicolo Çen e dise che quelo sie stado chason de tuti li contrabani, e questo se demostrarà, per li capituli et esamuniançe infrascrite.

In prima che per lo dito conte e soi consigleri et conseglo, sierà 'preso de mandar ser otobon debocamançin Ambaxador ala signoria, a declarar et a savaver senoy devisemo portar lo nostro olio et altre vituarie como nui eramo usadi, e si fo trovada la barcha, elaltro di seguindo, lo dito conte dise segnori io no voglo che vuy mande a dir negota ala signoria, che io farè si che vuy sirè contenti, etignere tal modo che ve plaserà, dagando entention chel siràve contento che lo se portase in chavodistria, et in le terre de Venesia.

testes ser Ugo de Misser Beandola
  ser dominicus de Valencia
  ser Veneri us notarius
  ser Nicolaus Ferarese
  ser Veneaus Sutil

Item disemo che dapo che lo dicto conte dise quele parole lo so Nodero loqual elo afato scampar, sa dise atre Çintil-homini de pola et a plusori altri, se vuy vole fornir lo nostro conte de olio et de vino, elo ve lasarà traher et portar le vostre chose çoe olio et vino fora lache vuy vole.

testes ser Nasinguera
  ser Thomas Verandi
  ser Facio de Campo.

Item disemo che lo dito so nodero si dise aplusor, persone, che se vuy porte del vostro olio lache ve plase fora eno abie nesun impensier che io so ben quelo che io digo dagando entention che lo conte fose contento.

testes Nicolo de ser Baldo
t. Iacomelo
t. Nani spiciero [257]
t. Piero da Verona
t. Bertucius de Amicis..
frumentoni venditum d. Nicolao Geno:
H t.   primo Nicoletus bareta. m° ultra C.
H t.   d. lobanes Milex m.° ijc
H t.   ser Nicolaus quondam d. Simeonis. m.° ijc et vj.
H t.   ser Bertucius sutil m.° ijc
H t.   ser Nicolaus. quondam, d. cleofaxij. m.° C
H t.   ser Ugo qm. d. scandole. m.° C.
  t.   ser Venerius q. d. Mathei. ra.° C et xiiijor
H t.   Nicolaus. q. d. And. de bivandolo. m.° lv.
H t.   ser Antonius. Vicedominus. prò eius Alia m.° xxv.
H t.   ser Nicolaus q. d. baldi, mod. Cilij.or
H t.   ser Nicolaus predictus. mod. xxxvij
H t.   ser Iohanes quondam Angeìi mod. x
      ser Venerius Çardivela mod v (cancellato)
H t.   ser Bertucius de Amicis mod c
H t.   ser Otolinus. de Fiorencia mod. C.
  t.   Dominus Episcopus mod. ijc.
H t.   ser Ugo quondam domini petri. mod xl
      ser Matheus q. d. bonefacij. ra (cancellato)
H t.   ser Nicolaus q. d. Angeli.
      Marcus de bonio (cancellato)
      Çençolus. de pimo
H t.   Simon de Çachera
H t.   ser Matheus Johanis çuboli
H t.   Menardus
H t.   dominus Abas Sancti Michaelis
      dominus plebanus Adignani (cancellalo)
H t.   Dominus Abas Sancte Marie
  t.   ser Andreas Caprarie emit pro eo. frumentum in quantitate.
H t.   ser Venecianus, sutil. mod. xxx.
  t.   Nicolaus cararius
H     destinatus
H t.   Iohanes delarosa. m.° x. frumenti
  t.   Item habuit frumentum. et ordeum Rigalie Veneciarum quod-capit in summa mod. ijc et xl vel cercha.
  t.   Item Marcus Nareso emit frumentum pro eo.

Note:

  1. Nessuno creda che incoronàda sia posta per la rima, ma qui usasi por quest'epiteto a Regina, specialmente se la si nomina per grandezza effettiva, fasto, o mollezza che la distingua.
  2. Se di sopra è scritto cao, qui pronunciasi anche caro, nè si creda che testa sia estranea al dialetto.
         Molte sarebbero le illustrazioni da darsi atteso il dialetto scabro ed ignoto, ma si prega solo di credere che le adoprate parole siano tutte purissime di quello, non studiate per collocarle onde facciano mostra di sè, nè molto meno inventate, avendosi avuto ogni cura possibile di tenersi strettamente in tutto all'originale. [Note dell'Autore]
  3. Da questa annotazione (dixit se nichil scire) che sì ripete più volte, da altre riportate più sotto, dalle H preposte a molti nomi, da lineette ed altri segni sparsi, che non si potrebbero esattamente riprodurre se non a mezzo della fotografia, risulta evidentemente che è stato dato corso alle accuse e che furono sentiti la massima parte dei testimoni. È da temersi però che questi sieno i soli fogli rimasti del clamoroso processo. Furono rinvenuti dal comm. Cecchetti e dal sig. Gregolin nella paziente vagliatura che stanno facendo di alcune masse di carte quasi abbandonate, e dello avermeli additati ne porgo a loro sincerissime grazie.
  4. Interogati si possunt probare per alios dicunt quod non.

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Created: Sunday, October 04, 2009; Last Updated: Sunday April 03, 2016
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