Bruno Maier
Prominent Istrians


runo Maier, nato a Capodistria nel 1922, si è laureato nel 1945 presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università di Trieste.

scrittore e critico

nato a Capodistria
1922

Dopo essere stato per vari anni assistente di ruolo e professore incaricato, rispettivamente, nella Facoltà di Lettere e Filosofia e in quella di Magistero dell'Ateneo triestino, dall'anno accademico 1965-66 all'anno accademico 1989-90 è stato professore ordinario di Lingua e letteratura italiana nella Facoltà di Magistero di Trieste. E' socio ordinario dell'Accademia dell'Arcadia, dell'accademia di Scienze, Lettere e Arti di Udine e della triestina Società di Minerva. Nella sua lunga attività di studioso, di critico letterario e di saggista si è occupato di numerosi autori, periodi, aspetti, problemi della nostra storia letteraria.

Lavori principali:

  • La personalità e la poesia di Cecco Angiolieri, Cappelli (Bologna, 1947)
  • Lettura critica del "Corinto" di Lorenzo de' Medic, Zigiotti (Trieste, 1949)
  • Problemi ed esperienze di critica letteraria, "Maia" (Siena, 1950)
  • Umanità e stile di Benvenuto Cellini scrittore, Trevisini (Milano, 1952)
  • La critica di Aurelio Bertola, STEB (Bologna, 1953)
  • Faustina Maratti Zappi donna e rimatrice d'Arcadia, "L'Orlando" (Roma, 1954)
  • Agnolo Poliziano, Marzorati (Milano, 1956)
  • Vittorio Alfieri (ivi, 1956)
  • Alfieri (storia e antologia della critica), Palumbo (Palermo, 1957 e 1973)
  • Baldesar Castiglione, Marzorati (Milano, 1961)
  • Benvenuto Cellini (ivi, 1961)
  • Il canto XXIV dell'Inferno, Le Monnier (Firenze, 1962)
  • Il Neoclassicismo (storia e antologia della critica) (Palermo, 1964 e 1970)
  • Rimatori d'Arcadia, Del Bianco (Udine, 1972)
  • Antonio Gramsci (in collaborazione con Paolo Semana), Le Monnier (Firenze, 1978 e 1982)
  • Il realismo letterario di Lorenzo de' Medici, Palumbo (Palermo, 1980)
  • Carlo Sgorlon, "Il Castoro" (Firenze, 1985)
  • Il settecento, in Letteratura e conoscenza. Storia e antologia della letteratura italiana di Riccardo Scrivano e collaboratori (Firenze, 1988)
  • Da Dante a Croce. Saggi di letteratura italiana, Mursia (Milano, 1992)
  • La letteratura italiana dell'Istrai dalle origini al Novecento, Edizione "Italo Svevo" (Trieste, 1996)

Ha curato edizioni (anche con commento) di Boccaccio, Lorenzo de' Medici, Poliziano, Castiglione, Guicciardini, Della Casa, Cellini, Tasso, Guidi, Baretti, Parini, Alfieri, Monti, Caterina Percoto, Mantegazza, Cosmo, Benco, Giotti, Ettore Cantoni, Gavardo, Cecovini, Sgorlon e di novellieri del Cinquecento e di lirici del Settecento. 

Su Svevo e sulla letteratura triestina ha pubblicato i seguenti libri: 

  • Profilo della critica su Italo Svevo (1892-1951), Università di Trieste (Trieste, 1952)
  • Invito alla letteratura triestina del Novecento, Circolo della Cultua e delle Arti (Trieste, 1958)
  • Introduzione a Svevo, dall'Oglio (Milano, 1959)
  • Italo Svevo, Mursia (Milano, 968 e 1980)
  • La letteratua triestina del Novecento, LINT (Trieste, 1969 e 1990)
  • Saggi dulla letteratura triestina del Novecento, Mursia (Milano, 1972)
  • Iconografia sveviana (in collaborazione con Letizia Fonda Savio), Studio Tesi (Pordenone, 1981 e 1991)
  • Dimensione Trieste. Nuovi saggi sulla letteratura triestina, Istituto Propaganda Libraria (Milano, 1987)
  • Il gioco dell'alfabeto. Nuovi saggi triestini, Istituto Giuliano di Storia Cultura e Documentazione (Gorizia - Trieste, 1990)
  • "La letteratua italiana del dopoguerra al di qua e al di là del confine orientale", in AUTORI DIVERSI, Storia della letteratura italiana. Il secondo Novecento, Miano (Milano, 1993, vol. I) 

Ha colaborato e collabora alle principali riviste letterarie. Nel 1994 ha pubblicato il romanzo L'assenta , Studio Tesi (Pordenone), che è stato finalista al premio "Strega" e ha ottenuto il premio "Latisana" per il Friuli 1955; e che è stato ridotto per il teatro dall'autore e dai registi Francesco Macedonio e Nino Mangano e rappresentato con successo a Fiume, Zagabria, Pola, Rovigno, Capodistria, Trieste. E' stato tradotto in croato nel 1988 da Michaela Vekaric.

Tratto da:


Culture: Literature - The Critic Mayer Dies, an Authority on Svevo

Rome, January 3rd. - ( Adnkronos ) - Bruno Maier, the leading recognized authority in the field of studies on Italo Svevo (1861-1928), the writer of the ''Confessions of Zeno'', died yesterday afternoon in Trieste at the age of 79 years. Professor Maier was considered to be one of the last great heirs, together with the Germanist Claudio Magris, of the great Italian pioneering literary tradition which had Central European culture as its backdrop. Professor Maier published numerous books on Svevo and on the literature of Trieste, amongst which are fundamental works like ''Profilo della critica su Italo Svevo'', ''Introduzione a Svevo'', ''La Letteratura Triestina del Novecento'', ''Iconografia Sveviana'' ( in collaboration with Letizia Fonda Savio ), and also edited the 'Epistolario'' of the author of ''A Life'' and ''As a Man Grows Older'''.

Source:


IL GIOCO DELL'ALFABETOIn questo volume, il cui titolo riecheggia un noto passo cergoliano ("el poeta xe un putel / Che gioga col giocatolo / Alfabeto"), Maier ha riunito alcuni recenti scritti sulla letteratura triestina, con particolare riferimento a Svevo, a Saba e agli autori attivi a Trieste nel dopoguerra, quali Cergoly, Voghera, Tomizza, Cecovini, Mattioni; e ha inoltre delineato il quadro della letteratura del gruppo nazionale italiano dell'Istria e di Fiume e studiato la fortuna di Alessandro Manzoni nella Venezia Giulia. Ne è risultata un'opera sostanzialmente unitaria e ricca di proposte critiche nuove, che sollecita l'attenzione del lettore e di quanti si interessano alla problematica in essa affrontata.

Bruno Maier, professore ordinario di Lingua e letteratura italiana nella Facoltà di Magistero dell'Università di Trieste, si è occupato di numerosi autori e periodi della nostra letteratura, da Dante a Croce, da Boccaccio ad Alfieri, da Lorenzo il Magnifico a Tasso, da Poliziano a Della Casa, da Castiglione a Celllni e dall'Arcadia al Neoclassicismo; e ha studiato con particolare attenzione la letteratura triestina, come risulta dai volumi La letteratura triestina del Novecento (1969), Saggi sulla letteratura triestina del Novecento (1972) e Dimensione Trieste. Nuovi saggi sulla letteratura triestina (1987) e dalla monografia su Italo Svevo (1968 e 1980). Ci lascia il 27 dicembre 2001.

Tratto da:


Da Il Piccolo di Trieste, 3 gennaio 2002:

Maier, la letteratura come passione

È morto a Trieste il grande studioso, autore del romanzo «L’assente». Aveva 79 anni. Con alcuni saggi ha fatto luce su Svevo e gli scrittori triestini del ’900

di Alessandro Mezzena Lona

TRIESTE - Bruno Maier se n’è andato in punta di piedi. Il grande studioso di letteratura e scrittore triestino ha chiuso per sempre gli occhi il 27 dicembre. Ma la moglie Enza ha diffuso la notizia della sua morte soltanto ieri mattina, al termine del funerale. Rispettando la sua volontà: «Bruno non voleva clamori».

Non ha mai amato le luci della ribalta, Bruno Maier. Non frequentava i salotti alla moda, le conventicole letterarie, politiche, sociali. Da sempre, da quand’era una giovane promessa della critica letteraria italiana, preferiva trascorrere lunghe ore circondato dai suoi libri. Dalla «Vita» di Benvenuto Cellini e la mai abbastanza letta «Coscienza di Zeno» di Italo Svevo. Dalle «Stanze» di Agnolo Poliziano e il «Canzoniere» di Umberto Saba. In una lunga «Autopresentazione» scritta da Maier per la promozione editoriale del suo primo e unico romanzo, «L’assente», pubblicato da Studio Tesi di Pordenone nel 1994, scriveva: «Ho avuto vari ”hobby” (la pesca, il calcio, i francobolli, la musica operistica, le canzoni, il cinema...); mi sono sempre preoccupato, certo eccessivamente, della mia salute; e sono vissuto appartato, tra i miei libri e le mie carte, frequentando pochissime persone».

Ma il vero, grande «hobby» di Bruno Maier è sempre stata la letteratura. Nato a Capodistria nel 1922, brillante studente della Normale di Pisa, nel ’47, a venticinque anni, aveva già pubblicato, con Cappelli, il suo primo, importante volume di critica: «La personalità e la poesia di Cecco Angolieri».

Di questo amore letterario, repentino e incontenibile, per il primo «maudit» della letteratura italiana, Angolieri, e di altre sue passioni di carta, ne parlava nell’«Autopresentazione»: «Ho preferito ai ”moschettieri” di Dumas quelli di Nizza e Morbelli (o, addirittura, quelli riproposti alla televisione dal Quartetto Cetra...); mi sono letto con grandissimo piacere ”Quelle signore” di Umberto Notari e ”L’immorale testamento dello zio Gustavo” di Tom Antongini; ho avuto sempre un debole per Achille Campanile e l’ho ritenuto un grande scrittore; il solo giornale da me costantemente, congenialmente letto è stato, tra il 1937 e il 1943, il ”Bertoldo” di Mosca e Metz. Non è forse un caso che il primo autore da me studiato a fondo sia stato un anticonformista, un ”poeta maledetto” ante litteram, Cecco Angiolieri... E potrei rammentare altre presenze, più o meno sorprendenti e imprevedibili, che affollano la mia ”corsia preferenziale”».

Quando nel 1965 Maier fu nominato ufficialmente professore ordinario di lingua e letteratura italiana, nella facoltà di Magistero all’Università di Trieste. parecchi dei suoi saggi più importanti erano già conosciuti e apprezzati dagli studiosi. Testi come «Profilo della critica su Italo Svevo», «Umanità e stile di Benvenuto Cellini scrittore». Ma soprattutto «Alfieri (Storia e antologia della critica)», quell’«Invito alla letteratura triestina del Novecento» rimasto a lungo un punto di riferimento per chi voleva approfondire il «milieu» letterario di quest’angolo d’Italia, «Introduzione a Italo Svevo» e «La personalità e l’opera di Italo Svevo», più volte ristampato, in seguito, con arricchimenti, da Mursia. E, negli anni Sessanta, «La letteratura triestina del Novecento».

«Sono (più esattamente sono stato) un professore universitario. Quasi tutta la mia vita si è svolta all’Università. Qui ho studiato e qui, per molti anni, ho insegnato. Ho percorso intera la carriera accademica. E tuttavia non posso definirmi un accademico. In apparenza, forse sì: ho tenuto regolarmente i miei corsi di lezioni; ho partecipato a numerosi convegni di studio; e ho scritto molti libri di saggistica e di critica letteraria». Così Maier raccontava il lunghissimo periodo trascorso all’Ateneo di Trieste, dal 1965 fino al 1990.

In effetti, dietro quel suo sorriso contagioso, dietro il rigore di studioso, dietro l’impassibile maschera di lettore, dietro l’aplomb del socio dell’Accademia dell’Arcadia, del presidente, per lunghi anni, dell’Università popolare di Trieste, si nascondeva un narratore. Che, quasi fino alla fine della sua vita, è rimasto incatenato all’urgenza di giudicare i libri degli altri. Di chiosare, con sapiente partecipazione, l’attività letteraria del passato e del presente.

Quelle catene, Bruno Maier le ha spezzate quando, nel 1994, ha dato alle stampe «L’assente». Una sorta di autobiografia, come lui stesso la definiva. Ma un’«autobriografia condotta per percorsi narrativi». Dalla quale finiva per emergere un irrequieto uomo di carta. Nevrotico, insoddisfatto. Inguaribilmente contagiato dalla passione per i libri. Come lui.

Source:

  • "Maier, la letteratura come passione", Il Piccolo di Trieste, January 3, 2002 (originally posted at: http://www.ilpiccolo.quotidianiespresso.it/ilpiccolo/arch_02/trieste/tragenda/maie.html), reprinted: Stampa 2002

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This page compliments of Michael Plass and Marisa Ciceran

Created: Friday, April 26, 2002; Last Updated: Tuesday, March 11, 2008
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