Giuseppe Tartini
Prominent Istrians

 
Sonata in G, "Il trillo del diavolo" (Devil's Trill)

Il trillo del diavolo 
Per il trecentesimo anniversario della nascita di Giuseppe Tartini

di Ennio Stipčević

[Tratto da: "Il Trillo del Diavolo - per il trecendesimo anniversario della nascita di Giuseppe Tartini", © Jurina i Franina, rivista di varia cultura istriana, n. 52, inverno 1992, Libar Od Grozda (Pula).]

Arrivando a Pirano, sia per mare che per terra, la prima cosa che cattura lo sguardo è l'enorme cattedrale di San Giorgio, che si eleva sul colle supra la cittä. Il campanile accanto alla chiesa, costriuto a imitazione di quello veneziano di San Marco, domina su tutto il paesaggio ed è oggi meta di pellegrinaggi turistici, di foto-ricordo e di cartoline. Ma per vedere qualcosa di autenticamente "piranese" bisogna portarsi sulla piazza principale. Bisogna sapere che quella piazza è diventata il cuore della cittä appena alla fine del XIX secolo, a seguito in on cospicuo intervento edile - l'interramento del mandracchio - ordinato dalle lungimiranti autoritä austriache.

Poco tempo dopo lo scultore veneziano Antonio dal Zotto venne incaricato di scolpire una statua di Giuseppe Tartini, dal quale la piazza ha ricevuto il nome e che nel 1896 venne collocata nel nuovo centro cittadino. In Piazza Tartini si trova anche la casa natale del nostro - si riconosce dalla facciata con stupende decorazioni novecentesche -, mentre una capatina al Museo della Marineria consente di ammirare il violino di Tartini, opera del famoso maestro Nicola Amati. Ma vediamo chi ful realmente Giuseppe Tartini.

Che Giuseppe Tartini non fosse una qualunque, lo rivela giä il monumento che gli venne innalzato. Dal Zotto collocò il nostro Istriano su un alto piedestallo sul quale Tartini - che osserva dall'alto i passanti - sembra incespicare e star lì per cadere. In quel precario equilibrio appare come un ballerino di minuetto, pronto a scendere fra di noi. Alla base del piedestallo ci sono le sue insegne: le partiture e il violino. Quando si suggestivo il ritratto plastico di Dal Zotto lo si vedrä dalla storia che segue.

Da bell'inizio bisogna sottolineare che è difficile discernere nella vita di Tartini la realtä della leggenda, prova ne sia che giä i suoi contemporanei avevano dei dubbi in merito. Negli atti dell'ufficio parrocchiale piranese, che conserva parecchio materiale d'archivio, si trova tra l'altro una dichiarazione del padre di Tartini, datata 1709: "Non sono nato a Pirano, bensì sono Fiorentino, ma giä da una trentina d'anni ho fissa dimora a Pirano." Nato a Pirano nel 1692, da padre fiorentino e madre istriana, Giuseppe non nascose mai le proprie origini, anzi andò fiero delle sue radici istriane e spesso le esaltò. Le ragioni dei dubbi circa le origini di Tartini scaturiscono dalle vicende che seguirono, fitte di particolari misteriosi, di racconti e leggende a bella posta aggrovigliati. Il personaggio, senza dubbio il Piranese più famoso della sua epoca, calmitava su di sè l'attenzione, sia per la sua music che per la sua vita burrascosa. E dire che i genitori avevano previsto per lui un'esistenza del tutto differente, tranquilla e posata.

Da ragazzino Giuseppe frequentò la scuola religiosa di Capodistria. Ma, ben presto, quando fu evidente che non era portato all vita sacerdotale, l'irrequieto sedicenne venne inviato a Padova a studiare diritto. Non si sa bene che cosa accadde esattamente, se si fosse sposato segretamente con una parente del vescovo-cardinale padovano o invece con la figlia del suo cocchiere; sta di fatto che doveva essersi accostato troppo alla corte del cardinale. Venne allontanato dagli studi e riparò  ad Assisi, nel cui convento francescano conseguì un'approfondita educazione musicale. In seguito si trasferì a Venezia e poi ad Ancona e quando, nel 1721, fece ritorno a Padova era giä talmente famoso e stimato che gli venne subito affidato l'incarico di maestro di cappella nella chiesa di Sant'Antonio. Dopo un quadriennio trascorso a Praga, presso il conte Kinski, come maestro di cappella, dal 1726 non lasciò praticamente più Padova. La "Scuola delle Nazioni" per violinista, da lui istituita, vi attirò per anni musicisti da tutto il mondo. I giovani studenti, tra i quali c'erano anche strumentisti brillanti come Pietro Nardini e Gaetano Pugnani, vi erano richiamati dal carisma di fascinoso virtuoso di Tartini, dalla sua fama di insuperabile maestro dell'archetto.

Cospicua fu la sua influenza sui contemporanei. Godeva di una chiara fama come virtuoso, come violinista senza pari, come autore di tutta una serie di concerti sonate e composizioni da camera. E non minor interesse riscuotevano i suoi saggi, come il "L'arte dell'arco", che scatenarono infinite polemiche fra i dotti e i musicisti italiani e francesi. Tra i suoi avversari c'era anche lo zaratino Josip Mihovil Stratik, compositore e autore di un tartiniano effettivamente contagiò molti dei suoi contemporanei e discepoli, senza dire che a creare la propria leggenda contribuì Tartini stesso. Come se avesse intuito che la gloria artistica poteva svanire presto e che non solo non lo avrebbe ricordato i suoi discepoli e seguaci, ma nemmeno i concittadini della natia Pirano. C'è da chiedersi, in effetti, se Giuseppe Tartini avrebbe ottenuto un monumento dalla cittä natale, so fosse stato e rimasto "solamente" il più famoso violinista del suo tempo. Certamente ci voleva qualcosa di più.

Tartini non fu nè il primo nè l'unico a influenzare la storia musicale europea: ci sono stati pure il montonese Andrea Antico, il parentino Francesco Sponga-Usper, il polese Antonio Smareglia... ma chi saprebbe dire con esattezza se esistano, non diremo dei monumenti, ma almeno delle lapidi-ricordo in loro onore? E dire che Antico fu uno dei più famosi editori musicali del XVI secolo, che lo Sponga-Usper fu collaboratore di Claudio Monteverdi e organista nella chiesa di S. Marco a Venezia, che Smareglia fu un insigne wagneriano. A differenza di costoro, che oggi sono noti solo ad una piccola cerchia di intenditori Giuseppe Tartini presagì che per ottenere qualcosa come il monumento di Dal Zotto doveva provvedere da solo. Ecco come accadde.

Il memorialista francese Jean Jacques de Lelande, viaggiando per l'Italia, annotava ogni sorta di notizia di cui veniva a conoscenza e tutte le storie che gli venivano narrate. Ne risultò un'operetta intitolata "Voyage d'un Francoise en Italie, fair dans le annees 1765 et 1766" (parigi 1769), che si leggeva volentieri nei salotti francesi. Durante la sua visita a Padova, De Lalande chiese di essere ricevuto dal famoso virtuoso di violino, Giuseppe Tartini, il quale lo accolse prontamente con una storia che li rese entrambi immortali. Tartini dettò a Lalande come fu che scrisse la sua composizione più famosa, una specie di marchio depositato della sua arte, la sonata per violino "Il trillo del diavolo". Il racconto si rifà agli anni giovanili di Tartini, al periodo immediatamente seguente alla sua fuga da Padova, a causa della relazione compromettente con le donne della famiglia cardinalizia.

Una notte de1 1713, si legge nelle note di De Lelande, Tartini fece uno strano sogno. Sognò di aver fatto un patto col diavolo, che gli offriva l'esaudimento di ogni desiderio. Tartini era curioso di sapere se il diavolo sapesse suonare il violino: la sua curiosità venne appagata, il diavolo eseguì al violino una sonata fantastica, tale che nessun orecchio umano aveva prima udito. Invaso da un ineffabile senso di bellezza, Tartini nel delirio si svegliò e, afferrato il suo strumento, tentò di riprodurre la musica del sogno. Da allora la musica del diavolo lo ossessionò, perciò tentò in tutti i modi di riprodurre quei suoni, ma senza riuscirci. Gli riuscò di comporre "soltanto" una sonata, "Il trillo del diavolo", solo un pallido simulacro di quanto udito in sogno.

Nel racconto tartiniano scopriamo naturalmente delle affinitä con quelli successivi di Goethe, Balzac e Hoffman, inerenti al patto col diavolo. è evidente che le note di De Lelande sulle visioni notturne del famoso violi nista eccitarono la fantasia non soltanto delle signorine nei salotti francesi, ma anche di tutti coloro i quali cercarono di decifrare la magia dell'arte tartiniana. Col tempo la sonata "Il trillo del diavolo" giunse a identificarsi con Tartini, e soprattutto con la leggenda riportata nei racconti e di viaggio di De Lelande. Il racconto della genesi di questo o capolavoro è sopravvissuto al suo tempo, ben oltre le accese discussioni provocate dai controversi trattati del maestro sull'acustica e sull'arte di suonare il violino, è sopravvissuto alla padovana "Scuola delle Nazioni" e all'oblio in cui molte delle composizioni tartiniane sono cadute. è sopravvissuto diventando la leggenda di un meraviglioso violinista, divenuto simbolo dell'eterna e irrealizzabile tensione all'assoluto. La leggenda ha superato il movente e anche i suoi autori. Ne1 1770, alla morte di Giuseppe Tartini, che era in etä avanzata e giä un pò dimenticato, il mito del trillo del diavolo continuò a propagarsi. Il sogno e la leggenda con il tempo hanno sconfitto la realtä.

Quando, alla fine del XIX secolo, allo scultore veneziano Antonio Dal Zotto fu commissionato un monumento al famoso Tartini, da innalzare nella neopiazza principale di Pirano, l'artista non pensò solamente alla personalitä reale dell'illustre violinista, ma di più alla leggenda di cui era circondato. Lo collocò perciò su di un alto piedestallo, lo plasmò alto e in quell'altezza non troppo stabile, ma tuttavia aggraziato. E così Giuseppe Tartini, uno dei pochi musicisti di levatura mondiale il cui monumento si trovi nel cuore stesso di una cittä, sorride ai passanti dall'alto, sorride beato, accenna lievemente con la mano sinistra e sembra sussurrare: "Ho udito in sogno la musica del diavolo. Vuoi ascoltarla pure tu?"

Giä, viandante, vuoi ascoltarla?


Main Menu


Created: Sunday, September 17, 2000; Last updated: Saturday, April 02, 2016
Copyright © 1998 IstriaNet.org, USA