Petrus Paolus Vergerius, the Elder
Prominent Istrians



etrus Paolus Vergerius (Pier Paolo Vergerio), the Elder, was a humanist, statesman, and canonist. He was born in Capodistria July 23, 1370 and died in Budapest July 8, 1444 or 1445.

He studied rhetoric at Padua, canon law at Florence (1387- 89) and at Bologna (1389-90). He taught logic at Padua and Florence, and was tutor of the princes of Carrara at their court in Padua.

After 1406 we find Vergerius at Rome as secretary to the Popes Innocent VII and Gregory XII. Later he became canon of Ravenna and took part in the council of Constance in 1414. The next year he was one of the fifteen delegates who accompanied the Emperor Sigismund to Perpignan where an endeavour was made to induce Benedict XIII to renounce his claims.

humanist, statesman
 and
canonist

born in Capodistria,
1370

From 1417 to his death, Petrus Paolus Vergerius, the Elder was secretary to the Emperor Sigismund. In July, 1420, he was the chief orator of the Catholic party at the Hussite disputation at Prague. Though never married and probably in minor orders, he was not a priest.

The treatise De Ingenuis Moribus by Petrus Paulus Vergerius had a tremendous effect on Vittorino. In 1396, Vergerius had been a teacher of the Arts when Vittorino arrived in Padua. Woodward cites that Vergerius had influenced Vittorino as a scholar, a thinker, and as an educator. Vittorino believed in shaping a patriotic and well prepared citizen rather than a self-contained scholar. He was interested in the right method of education and, as a result, he supported important doctrines of educational theory. Such theories included: alternation of subjects, a sound foundation in grammar and oral expression, logical ordering of lessons, a choice of stimulus, physical conditioning, and a careful observation of a child's mental powers. Vittorino's aim was to secure the harmonious development of an individual's mind, body, and character.

Bibliography:

  • BISCHOFF, Studien zu P. P. Vergerio dem Aeltern (Berlin, 1909)
  • KOPP, Pietro Paolo Vergerio der erste humanistische Padagog (Lucerne, 1894)
  • BADUBER, P. P. Vergerio il seniore (Capodistria, 1866)
  • WOODWARD, Vittorino da Feltro and other Humanist Educators (Cambridge, 1897)
  • JACHINO, Del pedagogista Pier PaoloVergerio (Florence, 1894)
  • BUSCHBELL, Reformation und Inquisition in Italien und die Mite des 16. Jahrhunderts (Paderborn, 1910), 103-54. 

Umanista e pedagogista nato a Capodistria nel 1370 e morto a Budapest nel 1444. Studiò grammatica a Padova e, ancora giovanissimo, insegnò dialettica a Firenze e logica a Bologna, da dove nel 1390 passò nuovamente a Padova. Si legò in amicizia con i principali esponenti dell’Umanesimo fiorentino e veneto, avendo stretti rapporti con Coluccio Salutati, Giovanni da Conversino, Francesco Zabarella, Gasparino Barzizza e Guarino Veronese. Nel 1398 tornò di nuovo a Firenze per apprendere il greco alla scuola del dotto bizantino Manuele Crisolora. Dopo aver nuovamente soggiornato a Padova, ove ottenne il dottorato nelle arti, in medicina e in diritto canonico e civile, nel 1405 si recò a Roma, alla corte di papa Innocenzo VII. Qui compose la Poetica enarratio, la Oratio pro reintegranda uniendaque Ecclesia e le Quaestiones de Ecclesie potestate, che riflettono la grave crisi contemporanea della Chiesa e del potere papale. Lasciata Roma nel 1409, dopo aver peregrinato a lungo per l’Italia centrale e settentrionale, nel 1414 si recò a Costanza presso il concilio testé radunato, svolgendo una sottile opera diplomatica che gli valse la simpatia e la stima dell’imperatore Sigismondo. Quando il concilio ebbe termine, nel 1418, Vergerio seguì l’imperatore nei suoi domini di Boemia e di Ungheria, abbandonando definitivamente l’Italia.

Tipico esponente della prima cultura umanistica, egli fu l’editore dell’Africa del Petrarca, studiò Seneca e Ippocrate, tradusse Arriano e forse anche Erodiano, e alternò lo studio del diritto civile con la stesura di scritti letterari come il De arte metrica, composto in collaborazione con lo Zabarella. Ma la sua fama fu legata, già presso i contemporanei, soprattutto alla commedia Paulus, ad iuvenum mores corrigendos, composta a Bologna tra il 1388 e il 1390, e al trattato De ingenuis moribus et liberalibus adulescentiae studiis,scritto all’inizio del 1400 e terminato, probabilmente, nel 1402, dedicato a Ubertino da Carrara, che la tradizione vuole fosse suo discepolo.

His printed works: 

  • 1400-4 (circa) - De ingenues moribus et liberalibus studiis adolescentiae ("Sui costumi onesti e gli studi liberali degli adolescenti") translations/analyses: Concerning Liberal Studies and The New Education and De ingenuis moribus ac liberalibus studiis (Venice, 1472).
  • Pro redintegranda uniendaque Ecclesia, edited with introduction and notes by Combi in "Archivio storico per Trieste, l'Istria ed il Trentino" (Rome, 1882), 351-74;
  • Historia principum Carrariensium ad annum circiter MXXXLV, edited by Muratori, "Rerum ital. Script.", XVI, 113-184;
  • Vita Petrarcae, edited by Tommassini in "Petrarca redivivus", (Padua, 1701);
  • 146 letters, edited by Luciani (Venice, 1887)
  • Manuscript Latin version of Arrian's "Gesta Alexandri Magni";
  • a Life of Seneca;
  • a panegyric on St. Jerome;
  • a few comedies, satires, and other poems.

Note:

  • L’Africa è un poema epico in esametri intrapreso dal in gioventù, tra il 1338 e il 1339, letto in parte a Roberto d’Angiò nel 1341 e a lui dedicato, sottoposto in seguito a più riprese ad un lavoro di revisione e di perfezionamento ma mai portato a termine. Fu diffuso solo dopo la sua morte a cura dell’umanista Pietro Paolo Vergerio. L’importanza dell’opera risiede nel fatto che da essa il Petrarca si attendeva gloria immortale ancor più che da altre opere più note e perché in effetti il poema, per quanto frammentario, circolò destando enorme interesse e giudizi spesso entusiastici. Si tratta di nove libri, alcuni dei quali lacunosi, ma Petrarca ne aveva programmati dodici. Vi si narrano, seguendo il modello dell’Eneide virgiliana le vicende della seconda guerra punica, dalla spedizione di Scipione in Africa contro i Cartaginesi fino alla battaglia di Zama, alla distruzione della flotta cartaginese e al rientro trionfale di Scipione a Roma. Ma nel poema c’è anche posto per una rievocazione della storia romana fino ad Augusto (in forma di visione profetica), per una rassegna (lacunosa) di poeti latini culminante nel Petrarca stesso e per altre digressioni. Celebre è l’episodio della morte di Magone, fratello di Annibale, perché nel suo lamento egli tocca motivi cari al Petrarca, quali quello della labilità di ogni bene terreno, persino della gloria.

Sources:


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The page compliments of Marisa Ciceran and Guido Villa

Created: Wednesay, June 07, 2000; Last updated: Sunday June 01, 2008
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