Legends and Myths 


Istria's other SUPERNATURAL Myths 

kudlak, Kresnik

In Croatian and Slovenian lore on the peninsula of Istria, a person born with a caul (embryonic membrane still attached to the top of the head, forming a veil) was destined to become either a Kudlak (abbreviation for Vorkudlak) or a Kresnik. It could also be a person who has certain supernatural powers and uses them to the detriment of his community even before he dies. In other words, a person so destined to become a Kudlak would already begin a career of evil while still alive - his soul would leave his body at night in animal form and fly through the air to attack people or to magically do other harm to the community he lived in. When he died, he became an undead vampire who was then an even greater threat to the community. But if a person born with a caul became a Kresnik, he bacame a champion of the community. While he lived, his soul left his body in animal form at night to fight against both living and undead Kudlaks. According to one account, a person born with a red or dark caul became a Kudlak but a person born with a white or clear caul became a Kresnik. See below for examples of vorkudlak in other regions of Croatia, Dalmatia and Serbia.

This type of vampire can take the form of a black boar, horses, hounds or bulls.

From Storia notturna of Carlo Ginzburg, 1989, P. 138), translated to Italian:

Fin dal '600 monsignor G.F. Tommasini osservava che in Istria la gente crede "e non si può cavar dalla fantasia, che siano alcuni uomini, i quali nascono sotto certe costellazioni, e quelli specialmente che nascono vestiti con una certa membrana (questi chiamano chresnichi [krenik], e quegli altri vucodlachi [vukodlak, cioé vampiri come non pensare ai vurdalak di Bava!] vadino di notte sulle strade incrociate con lo spirito et anco per le case a far paura o qualche danno, e che si soglion congregar insieme in alcune più famose crociere, particolarmente nel tempo delle quattro tempora, ed ivi combatter gli uni con gli altri per l'abbondanza o carestia".

The following account is about a Slavic vampire cult that was recorded in Istria at the end of the 19th century from data gathered in the region of Istria (Krk and Kastav), and recorded by I. Milčetić in "Vjera u osobita bića."  Sbornik za narodni život i običaje južnih slavena, Vol. I (Zagreb, 1896), pp. 224-225.  The translation is by J.L.P.

"The people believe that each clan has one kudlak (=vukodlak=vampire) and one krsnik.  They are two opposite beings.  The kudlak plots to do harm to people, and the krsnik strives to protect them.  they know how to transform themselves into all sorts of animals, most frequently into pigs, oxen, or horses.  The kudlak is usually black, and the krsnik white or multicolored.  The kudlak attacks men at night, frightening, striking, and even killing them, but the krsnik jumps in and they engage in a wild battle.  In the end the krsnik wins.  There are no peasants who do not believe in the vukodlak.  For that reason there are few old people who have not seen one....The kudlak most frequently troubles people after its death.  If the people suspect that someone who has died is a kudlak, they sever the tendons under his knees before they place him in his grave.  They think that in this way he will no longer walk at night nor bother anyone.  the most recent kudlaks in Dubašnica were the Čoporići from the village of Turčić (1880).  I met one of the Čoporići... He was lame and by reliable testimony a kudlak!  I still remember well how in my youth I went past his house with trepidation.  However, during his lifetime he had rid himself of the evil spirit, having confessed his sins.  From then on there were no more kudlaks in Dubašnica, because the priests had driven them out.  The grandfather of this Čoporići was a kudlak even after his death, and at night he plagued the populace and brought harm to them.  To be rid of him the people of Dubašnica exhumed him and at night impaled him with a hawthorn stake.  This happened at the first half of this century."

Kudlak Lyrics (Kult Perunov)

U mraćnoj zori gledaš me kako dolazim
kako hodam u beskrajnim šumama sam
zemlja se zalećuje
hodajući, sve je hladnije

u ledenoj šumi
gdje sjene se kreću
s ubojitim pogledima
gdje demoni ustaju

okružen sa crnom i jutarnjom mjesećevom maglom
i oćima prokletih i mrtvih
mraćna šuma ćeka samo mene

gdje je put samo za mene

sunce više ne izlazi
iza hladnih i zaboravljenih udolina
sunce više ne izlazi
tamo gdje ja hodam i dolazim

ispod vjećne zime
samo mržnja ustaje
iz paklenih grobnica
samo sjene sa ubojitim pogledima

For more details on the Kudlak and the Kresnik see the following:

Mora

Alternate names:

  • Friuli: CHIALCHIUT, CIALCIUT, VENCUL, MORA
  • Trieste: MATRIZZA and MORA
  • Northern Italy: MONACELLA
  • Istria: MORA
  • Vodnjan / Dignano, Istria: MORA, PESARÒLA
  • Slovenia: VEDOMEC, VEŠCA and MORA

Dai Friulani l’incubo o pesantola e' chiamato Chialchiut (Cialciut, Vencul, More), nell’Italia settentrionale Monacella e dagli Sloveni Vedomec, Vešca e Mora.

Tuttora moltissimi credono nella sua esistenza ed esso e' il terrore di intere famiglie che ne traggono un’oscura visione della vita e a cui procura anche evidenti manie di persecuzione. Il Chialchiut, si dice, scaturisce dal forte odio e dalla forte inclinazione alla vendetta. Esso e' la volonta materializzata di voler nuocere al prossimo e si presenta sotto l’aspetto di un omino ingobbito con gli occhi sbarrati e le dita ad artiglio. Di notte, usando una scala, entra attraverso la finestra nella camera della persona odiata e rapidamente si siede sul petto della vittima premendolo con quei suoi artigli, procurando incubi dolorosi e torturanti. Chi e' visitato cosi' sogna talvolta di essere scaraventato per terra da una vecchia che lo comprime a tal punto da permettergli a stento di respirare. Talvolta la vittima sogna di trovarsi in un’enorme chiesa od in un altro vano sproporzionato dove un uomo lungo e scarno lo fa cadere e quasi lo soffoca.

Per lo piu' l’incubo appare sopra la coperte del letto e preme e preme, finche' il torturato non si sveglia urlando e riesce finalmente a tirare il fiato.

A Trieste l’incubo, chiamato Matrizza, e' raffigurato con lunghi piedi e un corpo di animale. Esso grava sullo stomaco della vittima e spesso le ficca i piedi nel collo. Se il malcapitato riesce a svegliarsi tempestivamente e a rovesciare la coperta sul demone, questi si trasforma in un chicco di avena, in un fiammifero, in un rubino o in un altro oggetto minuscolo. Se poi la vittima e' tanto abile da catturarlo e gli grida: "Ora ti uccidero'" l’incubo comincia a piangere ed a chiedere grazia. A questo punto gli si ordina: "Per ora va bene cosi', ma domani devi venire a chiedermi la scopa o la pala per la spazzatura". Quando poi qualcuno si fa vivo per chiedere queste cose, lo si accoglie a bastonate, perche' e' stato certamente il Chialchiut a mandarlo. Se invece si getta nel fuoco l’oggetto sospetto ritrovato sulla coperta e poi si raffredda nell’acqua il pezzetto carbonizzato, colui che ha mandato il Chialchiut muore immediatamente.

Talvolta l’incubo assume l’aspetto di una gallina nel pollaio. Poiche' e' quasi impossibile individuarlo, per sicurezza si dovranno uccidere tutti i pennuti che vi si trovano.

A Trieste si cerca di scoprire il portatore di malanni da alcuni particolari. Al primo gatto nero che si incontra per strada si tira un sasso, in modo da colpirlo e ferirlo proprio nell’occhio. Se il giorno seguente si incontra un conoscente con un occhio bendato, si sa che e' il malfattore.

In Friuli la gente crede di sapere gia' fin dalla nascita se un bambino verra' perseguitato dall’incubo. Quest’ultimo assale di norma solo i bambini malaticci. Per proteggere i piccoli, i Friulani, quando li portano al battesimo, li fanno passare per la finestra. Un altro modo per proteggerli consiste nelle preghiere che vanno recitate al settimo giorno dalla nascita, al compimento della settima settimana di vita e del settimo anno di età. Un ulteriore rimedio consiste nel muovere l’alluce.

Nelle valli dell’Isonzo e di Idria e' uso disegnare sulla porta una testa di porco. In Friuli il pagliericcio viene vuotato su un prato e poi bruciato; il primo gatto che si fa vedere nei pressi di questo "processo alle streghe" dovrà essere bastonato e ucciso.

Un rimedio sicuro contro gli incubi sono orinare o, se si ha sete, di bere dell’acqua.

Gli Sloveni ritengono che l’incubo succhi il sangue dei neonati in modo da farli morire. Percio' i contadini tappano i fori delle serrature delle camere da letto.

Da Paola Delton, "Credenze e superstizioni a Dignano", Atti, Vol. XXVIII, 1998, Centro di Ricerche Storiche a Rovigno (Trieste-Rovigno, 1998), p. 217-285:

Il mondo fantastico dignanese non presenta molti personaggi. Il più conosciuto è certamente una specie di incubo che disturba i sonni di bambini e adulti e viene chiamato pesaròla o mora. A Dignano questi due termini vengono usati come sinonimi, ma salendo verso l'Istria settentrionale essi indicano due personaggi diversi.

La pesaròla ( o pesàntola) è un termine istroveneto e indica uno spirito che opprime il petto o lo stomaco del dormiente e tende a soffocare, togliendo il respiro. In genere si presenta sotto forma di animale (gatto, topo, scimmia). Per evitare questa esperienza non bisogna dormire supini ed è consigliabile tenere sotto il cuscino un coltello con il quale, in caso di necessità, si potrà sfregiare questo essere.

La mora è un termine presente sia nel dialetto istroveneto che in quello croato e deriva dall'antico alto tedesco Mara, ted. Mahr, che significa incubo. Nell'area triestina e giuliana viene anche detto cinciùt, lo stesso del friulano cialciùt. È uno spirito che si trasforma in animale (gatto, topo, biscia) e ha caratteristiche vampiresche in quanto succhia i petti e toglie il sangue durante il sonno, prevalentemente ai bambini (le caratteristiche di spirito succhiatore sono presenti in questa regione più che nel vicino Friuli perchè l'area istriana è più a contatto con il mondo slavo, dove la dimensione vampiresca degli esseri fantastici è molto diffusa). Per tenere lontana la mora si deve infilare nella serratura della porta un coltello con la lama verso l'alto, in modo che si tagli e scappi via. Se invece riesce ad entrare nella stanza da letto bisogna chiuderla in una bottiglia.

Le testimonianze che seguono dimostrano come a Dignano le caratteristiche dei due spiriti ora descritti si siano fuse e abbiamo dato origine ad una serie di credenze incrociate. Per questo motivo non si può più parlare di due personaggi diversi; le persone intervistate parlano o della pesaròla o della mora, ignorando l'essere fantastico non nominato.

La pesarola iera una roba che te vegniva sora, ti te mancava el re-spiro, ti volevi parlar; ti volevi caminal; tuto questo no ti podevi. Proprio te ligava qua (sul petto ), ti aprivi la boca, ma no ti podevi dir gnente.

La pesarola a fa xèi via ellate aIe fimene. Secondo mi xe come un usel che svola. 'leso, stanote gavevo la pesarola! ", adesso mi no so cossa che xe sta roba.

Ti magnavi tropo de sera e co ti stavi in fianco no te fasseva niente, co ti stavi drita ti gavevi come un peso sul stomigo. Tante volte gavevo sta roba e poi ghe contavo ai altri: "Ti varè la pesarola!", me diseva, Dopo te andava via.

El picio che xe morto el gaveva i peti grossi, iera la pesaròla che ghe ciuciava.

I diseva che ti la senti come che la vien su per le scale. Cussì che i dormiva la ghe andava sul peto e i no podeva nanche respirar.

No bisognava dormì inschenada perchè poI vegnir dentro pel buso dele ciave la mora, e saltate sul peto. Alora i diseva che ti te alsavi tuto scalmanà perchè ti combatevi con la mora, e bisognava ala svelta ciol un corteI e impiralo sula porta o la crose o qualche fero de cavaI ciapar presto, e poi la andava via. Fin che ti gavevi sto segno la andava via.

La mora la xe 1'anima de qualchedun che te vol ben o mal, piutosto mal. A mia mama la ghe vien spesso e volentieri ancora ogigiorno, e de solito co la vien la siga, perchè la te vien dosso e la te come sofiga, e ti te par de far movimento, ma no ti pol farlo perchè laxe talmente che la te ciucia sangue... co ti tefa tanta forsa che ti vol deliberarte, che ti ga sto peso dosso, alora la comincia sigar, rugnar, ti la senti. Anche con mio papà in leto la ghe iera sempre sora. Mio papà ghe dava un colpo robe de mati. Anche due volte la setimana ghe usava a ela vegnir.. ti son come sempià.

Questi erano i modi per combattere la pesaròla / mora:

Mi me ricordo, mio papà una volta me ga dito: "Se te vien sto scherso tiente un corteI soto el cussin e quando che ti senti cerca de rivar in tempo - cric - con la punta del cortel sgrafà el muro". Una volta go fato sta roba, me ga passà.

Tante volte per combaterla i ciogheva una fiasca svoda e i la intapava. I la intapava col tapo ben strenta. Poi no i podeva andar; col rispeto parlando, ne pissar e nanche quel'altro de grosso, de corpo. Ala matina vegniva una dona sula porta a domandarghe qualche cossa, insoma, che i ghe distapa la fiasca. No so se iera dona o omo, così i saveva chi che ga fato.

Mia mama gaveva messo un specio soto el letin de la picia, perchè la ghe ciuciava i peti. Cossì quando che la mora vien che la scampi via, perchè la se vedi in specio e la ciapa paura cossì bruta che la xe. La meteva anche due cortei in crose e spighi de aio soto el cussin.

STRIGON and STROLIGO(a)

(pl: STROLIGHE, STROLIGHI)

(Italian) Vampiro originario dell'Istria. Il nome deriva dalla comune radice «Striges». Lo strigon e' un vampiro molto affine ai suoi confratelli slavi. Durante la notte gira per i villaggi, bussando alle porte e mormorando maledizioni. Predilige il sangue dei bambini e quello delle donne, con cui ama giacere. Il metodo per eliminare questi vampiri Istriani e' analogo al metodo usato nella vecchia Dalmazia: un ramo appuntito di biancospino selvatico conficcato nel cuore. Cosi' come il «Mulo» teme il «Dhampir», lo Strigon teme i «Kresniki», sorta di spiriti appartenenti ai soliti «nati con la camicia», e assidui cacciatori di vampiri e di licantropi, che insieme alle streghe, considerano i loro nemici naturali. [Tratto dal volume di M.D. Cammarota jr: I Vampiri - Fanucci Editore]

(Slovak) Tiež rumunský vampír, ktorý je naozaj ako naozajstný vampír. Podľa legiend ak sa vampír pozrel na dieťa stal sa z neho tiež vampír. Attakovali svoje obete v skupine. Usmrtený mohli byť ak sa im napchal do úst cesnak alebo sa im vyrezalo srdce. Hovorilo sa o nich, že majú červené vlasy, modré oči a dva srdcia.

Da Paola Delton, "Credenze e superstizioni a Dignano",  Atti, Vol. XXVIII, 1998, Centro di Ricerche Storiche a Rovigno (Trieste-Rovigno, 1998), p. 217-285:

Per togliere il malocchio non sempre bastava rivolgersi alla persona che era stata individuata come colpevole della strigarì. In questi casi sarebbe stata la stroliga o lo stroligo/strigon a trovare il rimedio al maleficio fatto. Questi personaggi potrebbero essere definiti dei 'controstreghe' perchè toglievano le fatture, ma anche dei guaritori perchè intervenivano in caso di slogature e altre malattie. A Dignano erano soprattutto gli uomini a possedere questi poteri:

A Dignan i ciamava strigoni quei orni che i fasseva i segni quando che qualchedun se slogava la gamba o qualche animai che partoriva mal. I fasseva segni e crocette atorno el mal. I gaveva libri che parlava contro la ciesa.

Lori no i domanda soldi, ti ghe daghi quel che ti voi. EI stroligo poi èssi tre volte el primogenito, el mas 'cio. No lafemina, solo el mas 'cio. I gaveva i oci rossi, come riscaldai, e lagrimosi, pieni de lepi.

El vecio Sancher i diseva ch 'el iera stroligo perchè el gaveva la cuda.

La coda era una peculiarità dello strigon e della striga. Chi nasceva con il coccige sporgente (coda) veniva considerato una persona particolare, per cui ci si aspettava che prima o poi intervenisse con dei poteri soprannaturali. Diciamo che il suo destino era segnato alla nascita ed era la comunità che lo faceva stregone/strega.

Non sempre è possibile delimitare un confine netto tra le figure delle strighe/strigoni e delle strolighe/strolighi. Si potrebbe dire genericamente che i primi vengono associati alla sfera del male, mentre i secondi a quella del bene, ma la distinzione spesso non è molto precisa e la gente usa questi termini in modo un po' confuso.

Se qualcuno credeva di essere stato stregato

i andava de quel che disfava. El ciogheva un bicier de aqua, el meteva tre bronse dentro. Se le andava afondo la strigarì la ierafata, se la iera de sora voleva dir che no iera vero. Una volta son andada per mio fio, el iera picio, in fasse; le done me diseva ch 'el iera strigà e lo go portà là de quel che disfava, ma via de qua, no a Dignan. A Dignan iera Martin che disfava, là de la stassion: el pregava, el fasseva le croci e poi andava meio. Iera anche Buseto che fasseva qualche segno se iera qualche strigoneria.

Questi personaggi erano soprattutto conosciuti per la loro fama di guaritori. Molte sono le persone che si sono rivolte a loro con la speranza di una pronta guarigione, che in genere avveniva:

Mia sia la me ga dito prima che la mori, ma anche bastansa prima, solo no me mai interessava, te digo la verità...la ciogheva le molete e la andava sul fogoler e la rompiva quele bronse più vive, la ghe dava una sofiada che le vegni ancora più vive e "in nome del Padre, del Figlio e del Spirito Santo " (segno della croce) la le butava dentro in una cichera de aqua e "quei che pensa mi, che resti là e che el Signor ghe daghi mal' '. Poi la butava le bronse drio la schena, cinque bronse, e poi ti ciapavi I 'aqua cussì e via (bagnare le dita nell'acqua e passare la mano bagnata due volte sulla fronte ). Poi ti ciapavi e su tre cantoni ti butavi l'aqua. Mal de testa te passava, te digo mi, questa xe vera. Se ti ti ga mal de testa le bronse le va in fondo del 'aqua de colpo, altre volte le te naviga su, le gira e missia, no le va xo.

Co mi iero picio sta vecia, dunque parlo de 80 ani fa, sa, anche più, 85 ani fa, e alora co mi iero picio e qualcossa me fasseva malia me portava la de ela (la madre lo portava da una vicina di casa) e sta vecia cioleva una cichera de quele de maiolica bianca e la pregava qualcossa, la se fasseva la croze e cole molete la ciogheva un quatro, cinque bronse e la le butava in sta aqua. E dopo la me dava che bevo. Son xèi diverse volte là. Iera modi de fa. Ste vecie le fasseva sta roba par chetar sti fioi, per farli sanar.

Quando che se andava de questi strigoni, ciamemoli cussì, a ghe voleva portarghe de questa persona malada tre pissigheti de cavei, taiadi uno in meso ala testa, uno de sà e uno de là; e luri con robe,fogo, no so mei chi che i fava... no se vedi ste robe che fa lori, i te manda a casa... poi ti vedi se sta persona o sto picio migliora.

La gente andava de sti strolighi e lori ghe dava de picarse al colo o de tegnir soto el cussin un sacheto con erbe o altro. Iera una che la iera incinta, la gaveva de partorir e sempre la butava fora, tanto mal, mesi e mesi. La xe andada de un stroligo a Marsana e questo ghe ga dà de meti soto el cussin una roba e de quela volta la xe sta ben. EI ghe ga dito che la ga uno de vicin ch 'el ghe fa sta roba.

I segnava quando che qualchedun cascava, che gaveva una ritorta dele gambe. Mi me ricordo una volta, me go ritorto proprio la caviglia e alora el me ga fato andar sula cima dela scala e con la testa vegnir in xo. De x o me spetava qualchedun, e me ga passà. Gaveva de passà o no, passà me ga.

...semo andadi là de sto vecio, de ani cieco... sto vecio gaveva un libro come quei dei militari, grigio-verde, con la copertina de tela. EI xe vegnù là, el ga ciolto sIi cavei (una ciocca di capelli che era stata tagliata all'ammalato ricoverato in ospedale) e con sto libro e la britola el ga fato tre giri torno la testa de lui. Ogni giro el sufiava. Dopo el partiva su per le scale, sensa stante, magari le scale iera bastansa piate, che gnanche mi che iero giovane no corevo come lui su. Co 'l iera in alto ti sentivi ch 'el bateva e el sufiava. El vien xo, e de novo tre volte. Dopo el se ga messo sentà, tuto su dà, stanco. Poi el ne ga spiegà tante trapole, che el ga salvà manzi, gente, tantissime. Mi credevo e no credevo.

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This page compliments of Marisa Ciceran

Created: Thursday, October 26, 2000, Last updated: Sunday, August 16, 2009
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