Istrorumeno
Lingue in Pericolo


ENTOMONIMI NELL'ISTRORUMENO MODERNO
Goran Filipi

Nel presente saggio e' stato elaborato il lessico riguardante gli insetti, raccolto dall'autore con il questionario dell'Atlante Linguistico Istro-Quarnerino (ALIQ)1 durante la prima meta' di quest'anno (1999) interrogando 14 parlanti istrorumeno2 a Seiano (ir. -- cr. Žejane), Sussgnevizza (ir. --/--, cr. Šušnjevica), Villanova (ir. --/--/--,  cr. Nova Vas) e Berdo (ir. --/--/--, cr. Brdo).

La grafia in questo saggio con la quale si riportano le forme da noi raccolte e' diversa da quella italiana in quanto:

I grafemi c, g, s e z vanno letti in tutte le posizioni nella stessa maniera: c (= rum-t) come il settimo suono della parola pronunzia, g come il primo suono della parola gatto, s come il primo suono della parola sole, z come il terzo suono della parola naso nella pronuncia settentrionale.

Il grafema h si pronuncia (come il primo suono del nome Hegel).

Vengono usati alcuni segni non convenzionali:

a - una a molto arretrata
e - la e aperta
c - la vocale indistinta, ridotta [208]
a, e, i, o, u - le vocali lunghe
i, w - indicano una lieve dittongazione della vocale seguente
j - semivocale con il valore consonantico
n' - it. ogni
l' - it. egli
š - it. sciarpa, rum. si
s' - il suono simile al precedente, un po' ammorbidito
č - it. cento
ć - il suono simile al precedente, un po' ammorbidito
tj - il suono simile al precedente, un po' ammorbidito
ž - rum. jumatate
z' - suono simile al precedente, un po' ammorbidito
k - it. kafkiano
y - fricativa velare sonora, sp. lago
r - la r vocalica, cr. vrt.

Gli esempi dalle fonti scritte rispettano la grafia originale.

L'accento per le forme istrorumene viene segnato con | davanti alla sillaba accentuata, per le forme ciacave e slovene sopra la vocale (o la r) accentuata come si usa nella dialettologia delle lingue slave.

La prima parte del lavoro riporta una breve panoramica sullo status attuale delle parlate istrorumene, nella seconda invece troviamo le domande dell'ALIQ3 in questione con le rispettive risposte e con l'elaborazione delle forme che ci interessano in questo saggio. Gli entomonimi da noi raccolti vengono regolarmente paragonati alle parole istrorumene dalle pubblicazioni che abbiamo a disposizione, alle parole ciacave della zona raccolte dall'autore o eccerpite dalle fonti scritte, alle voci (istro)venete, nonche' alle forme dagli altri dialetti rumeni. Alla fine del lavoro troviamo gli indici alfabetici: delle forme istrorumene, dei nomi rumeni, dei nomi italiani, dei nomi latini.

Introduzione

La penisola istriana misura 3.500 km2 circa; il numero degli abitanti non supera 300.000 anime. La penisola e' divisa tra tre stati. La parte piu' grande si trova in Croazia, una piccola parte in Slovenia, e una ancor piu' piccola in Italia (Muggia e dintorni). Cosi' la geografia. Linguisticamente pero' all'Istria bisogna aggiungere [209] anche la citta' di Trieste e dintorni e tutto il Quarnero con le isole. Ed e' in questo ambiente, geograficamente molto piccolo, che si parla l'idoma istrorumeno nel quale si riflettono gli influssi da tutte le parti, sia dal punto di vista diacronico, sia da quello sincronico. Un ambiente dunque pluriculturale e plurilingue dove le parlate istriane si intrecciano da molti secoli.

Nell'istroquarnerino si parlano i dialetti romanzi e slavi. I dialetti slavi si dividono in due gruppi con sei tipi di parlate croate ciacave nell'Istria croata e due parlate slovene nell'Istria slovena4.

Le parlate romanze della zona sono invece tre, diacronicamente sei (tre estinte):

Il muglisano (la parlata preveneta di Muggia) ed il tergestino (la parlata preveneta di Trieste) appartenevano al sistema ladino. Il primo lascio' il suo posto al veneto/veneziano all'inizio ed il secondo verso la fine del XIX secolo. La terza lingua estinta e' il vegliotto - la variante di Veglia del dalmatico5.

Gli idiomi romanzi vivi sono tre: l'istroveneto, l'istrioto e l'istrorumeno. L'istroveneto e' stato importato dalla Serenissima; oggi e' il piu' diffuso idioma romanzo della zona che per un lungo periodo, fino alla fine della II guerra mondiale, serviva da unica --, della zona (usata dagli slavofoni e dai romanzofoni). Oggi l'istrioto si trova in una situazione di sopravvivenza molto simile a quella istrorumena. Si e' conservato solo in sei localita' dell'Istria meridionale (Rovigno, Dignano, Valle, Gallesano, Fasana6 e Sissano)7.

L'istrorumeno e' uno dei quattro dialetti storici rumeni. E' il dialetto rumeno che ha il numero piu' piccolo dei parlanti. Gli abitanti di Seiano chiamano la loro lingua žejanski (kuvin|ta žejanski "parlare in seianese), quelli del sud vlaški (vlki go|nej "parlare valacco"). Gli abitanti ciacavi chiamano i loro vicini Čiribirci ( < ir. čire bire),  e la parlata čiribirski. [210]

Gli istrorumeni sono venuti in Istria a ondate. Le prime ondate risalgono al XII secolo. I primi insediamenti importanti cominciano pero' verso la fine del XV secolo dopo una grande peste che ha dimezzato la zona istro-quarnerina. I documenti storici notano la presenza rumena anche sull'isola di Veglia. Nella zona dell'isola di Veglia che gli abitanti chiamano Sottovento nel 1985 abbiamo segnato la forma pu| per l'uccello - l'uccello nell'ir. si dice pu|l'. I pastori valacchi (gli istrorumeni) occupavano dunque una zona molto piu' vasta. Cio' si riflette nei toponimi e nei cognomi
(Katunarić, Licul, Vlašići, Stara Guna...). Per quel che riguarda l'origine istrorumena la piu' diffusa e anche la piu' logica sembra la teoria che la fa risalire ai pastori valacchi che giravano con le pecore per tutta la penisola balcanica, ma esistono anche delle altre teorie.

Le parlate istrorumene si sono conservate solo nell'Istria nord-occidentale attorno al Monte Maggiore (cr. Učka). Si parla a Seiano (ir. Že|jcn, cr. Žejane), Sussgnevizza (Šušnevice/Sus|n'evice, cr. Šušnjevica), Villanova (|Noselo/|Nosola/Nosela, cr. Nova Vas), Frassineto (Su|kodru, cr. Jesenovik), Berdo (|Bcrdo/|Bcrda, cr. Brdo), Zancovzi (|Zankovci, cr. Zankovci), Costerciani (|Kosterčan, cr. Kostrčani), Letai (Le|taj, cr. Letaj).

Secondo le valutazioni del prof. August Kovačec di Zagabria all'inizio degli anni '60 nelle localita' menzionate il numero dei parlanti istrorumeno era attorno 1500 persone. Negli anni '60 era ancora possibile trovare qualche parlante autoctono anche a Gradinje (ir. G|radinja), Gromnik, Krbune e Brig. L'ultimo parlante di Gromnik e' morto qualche anno fa. In quell'occasione, all'inizio degli anni '60, il prof. Kovačec aveva trascorso piu' mesi nella zona raccogliendo il materiale linguistico che ha poi elaborato e pubblicato in varie occassioni. Da sottolineare due libri, il primo pubblicato dall'Accademia Rumena nel 1971, il secondo a Pola nel 1998: Descrierea Istroromdnei actuale, Istrorumunjsko-hrvatski rječnik s gramatikom i tekstovima (in questo lavoro AK).

Verso la fine del '94 abbiamo svolto (l'autore di questo saggio ed il suo assistente mr. Srdja Orbanić) un'indagine preliminare sullo status delle comunita' istrorumene che doveva rilevare le strutture comunitarie che hanno reso possibile il mantenimento linguistico. I risultati dell'indagine sono stati pubblicati l'anno successivo negli ANNALES di Capodistria in un blocco tematico intitolato Isole linguistiche e culturali istrorumene da noi redatto. Mr. Orbanić comincia il suo saggio del blocco tematico con un passo quasi poetico che merita di essere citato: "La prima sensazione che si ha arrivando nelle comunita' istrorumene situate attorno al Monte Maggiore e' quella di decadenza e di scomparsa. La maggioranza delle case fatiscenti o in rovina, molti vecchi (proverbialmente seduti all'ombra) e pochi bambini che giocano nei [211] cortili o per la strada, l'assenza quasi totale di botteghe, negozi e servizi pubblici, le osterie deserte cosi' come le chiese, rari rumori 'tecnologici' e il silenzio bisbigliante della natura: e' cosi' che le comunita' istrorumene si presentano al forestiero. (...) Un mondo fuori dal tempo, piu' da salvare (almeno nella memoria) che da studiare". Secondo i nostri calcoli nel 1994 solo 400 persone parlavano l'idioma istrorumeno.

Da quasi un anno facciamo le interviste nella zona per l'Atlante Linguistico Istrorumeno che, oltre ai paesi dove si parla il nostro idioma comprenderà anche piu' localita' vicine, una volta rumene, oggi ciacave e slovene, e possiamo dire che oggi, nel 1999, per le parlate rumene d'Istria non fioriscono certo le rose ne a Seiano ne a Sud. La popolazione continua a lasciare i loro paesi in cerca di un lavoro migliore. I matrimoni misti sono sempre piu' presenti nella zona. Purtroppo, il matrimonio misto puo' significare la morte prematura dell'idioma locale perche' nella nuova famiglia si parla solo croato - anche se lo sposo o la sposa istrorumeni continuano a parlare in istrorumeno con i propri genitori quando si trovano soli con loro; i nonni con i nipotini parlano croato. Da notare pero' che i bambini nati in un matrimonio misto e i partner matrimoniali non istrorumeni, se dopo il matrimonio rimangono a vivere nella zona, dopo qualche anno conoscono abbastanza bene passivamente il dialetto rumeno. Non solo, molti parlanti istrorumeno, oggi cinquantenni, ci dicono che da bambini non parlavano in vernacolo locale, ma hanno cominciato a parlarlo con gli amici molto piu' tardi.

L'estate scorsa con gli abitanti piu' anziani abbiamo cercato di ricostruire lo status odierno dei parlanti. A Seiano ci sono circa 170 abitanti, di cui piu' di 100 parlanti istrorumeno. A questo numero bisogna aggiungere ancora una settantina di persone emigrate all'estero (America, Canada,...) che hanno, come pare, conservato bene il proprio idioma e una trentina di parlanti sparsi nei centri circostanti che vengono nel paese quasi ogni domenica9.

Per i parlanti istrorumeno del sud si potrebbe quasi fare un elenco completo. A Frassineto10 abbiamo trovato una diecina di persone, a Villanova una quarantina, a Sussgnevizza una trentina, a Costerciani (con i casali di Berdo, Zancovzi ecc.) in tutto 25 persone (a Zankovci 5). Molto interessante e' il caso di Letai. Abbiamo trovato 1'ultimo parlante passivo. Si chiama Ivan Kontuš e dichiara di non aver mai parlato in istrorumeno con i genitori. Loro parlavano in vernacolo solo tra di loro, con
lui sempre in ciacavo. Sua moglie e' di Berdo, parlante istrorumeno. Lei con i suoceri parlava sempre in istrorumeno. Con i coniugi Kontuš stiamo ricostruendo la [212] parlata di Letai, cioe' la parlata dei genitori del signor Kontuš11. Cosi' si arriva a piu' o meno 100 persone che usano o sono capaci di usare l'istrorumeno nel sud. Anche qui bisogna aggiungere quasi cento emigrati12.

L'istrorumeno e' diventato quasi un ibrido. Gli influssi ciacavi e sloveni sono notevoli, in parte anche veneti e italiani (la popolazione piu' vecchia ha frequentato le scuole italiane).

Per questa breve introduzione solo due esempi del cambiamento strutturale dovuto all'influsso ciacavo che compromettono notevolmente il sistema originale:

a) Oltre al neutro di tipo rumeno, l'istrorumeno conosce anche un neutro di tipo ciacavo (slavo).

b) L'istrorumeno sta perdendo la categoria dell'articolo determinativo dei sostantivi femminili, ed in parte anche di quelli maschili. Molti parlanti di Seiano per esempio per la moglie senza art. determinativo dicono mul'ara e non piu' mul'are. A Berdo e Frassineto questo fatto e' ormai diventato una regola comune, mentre a Sussgnevizza e a Villanova la distinzione articolato vs non articolato si mantiene bene. (Dunque: am o mul'ara "ho una moglie" e Mul'ara cj bura "la moglie e' buona"). Presentano lo stesso fenomeno anche certi sostantivi maschili: p. es. ur žerunkl'u: me dore žerunk'lu "mi fa male il ginocchio" am kavtat ur pedukl'u "Ho visto un pidocchio"; pedukl'u cj čuda mik "Il pidocchio è molto piccolo".

Entomonimi

1. Insecta - Insetto

Žejen: o |bubina, do |bubine
Susnievice: o '|bubine, do |bubine
Nosola: o |bubine, do |bubine
Berda: |bubele (pl. art.13)

Dai repertori istrorumeni che abbiamo a disposizione14 solo Kovačec per Sussgnevizza riporta bubin~, -a, -e "insetto" (AK 42). La base dei termini potrebbe essere il ciacavo buba "insetto". J. Kalsbeek riporta buba, pl. bubine "insect, bug" (JK 424). Negli altri repertori ciacavi non troviamo forme simili. Il significato "insetto" [213], attestato soprattutto nei dialetti serbi e molto meno in quelli croati15 e la presenza della forma arumena omofona buba, pl. bube "larva gindacului matase"16 che Papahagi attribuisce al bulgaro buba "insetto" e lo confronta alI'albanese bube "baco da seta" (DDA 1/221), potrebbe anche portarci alla conclusione di avere una parola originale istrorumena, rimasta tale e quale a Berdo, mentre nelle altre localita' la forma di partenza si e' ibridizzata in suffisso ciacavo -ina (non necessariamente tramite il pl. della stessa forma17 nel JK, dato che le formazioni in -ina sono molto frequenti nell'istrorumeno), o una derivazione in suffisso -ina nostrano (rum. -ina).

In tutti i casi l'etimo è una forma protoslava tipo *buba "cosa piccola e rotonda" (MS 51, s.v. buba). Risposta non reperita.

2. Cap de mort (Acherontia atropos) -Testa di morto

Nosola: o st'rig~, do svrige
Il termine reperito solo a Villanova, dove ci hanno dato il nome generico -v. 42. a).

3. Libelul8 (Aeschna cyanea) -Libellula azzura

Zej~n: ka!licu lu dom'nicu
Nosola: ka!licu lu dom'nicu
B~rda: ka!lic
Gli altri non hanno il lemma. Papahagi sotto il lemma ca/ "cavallo" riporta anche il
significato "libellula" (DDA 1/238) che corrisponde all'entomonimo di Berdo, men-
tre per il tipo ka/icu /u domnicu18 nel DA 167 troviamo un sintagma semanticamen-
te e formalmente più o meno identico ai termini di Seiano e Villanova: ca//u a/u
Dumni4d (= cavallo di Dio)19. Il sema "cavallo" è presente come termine metafori-
co anche nelle entomonimie croata, slovena e veneta, p. es: cr. vi/in konjic (= caval-
lino della fata) "libellula azzura", sIn. kobi/ica (= cavallina) "locusta", ven. cava/eta
"locusta"2o. A Cepic abbiamo sentito konì'c "libellula". Le forme istrorumene sono
ibridizzate in -ic/-ic, suf. dim. ciacavo. Per l'etimologia di ka(1) v. 29.

4. G8rg8rif8 (Calandra granaria) -Punteruolo del grano



(continua)


Note:

[207]

1 L'Atlante linguistico istro-quarnerino è un progetto della Facolta' di Lettere e Filosofia di Pola
e del Ministero della scienza croato guidato dall'autore. La prima fase del progetto intitolata
Atlante linguistico istriano e' iniziata nel 1995 sotto la guida dei proff. Franco Crevatin di Trieste
e l'autore di questo saggio. Oltre ai due menzionati alla compilazione del questionario hanno
lavorato: Rada Cossutta, Marcello Marinucci, Luciano Rocchi (di Trieste) e Barbara Buršić
Giudici, Srda Orbanić, Robert Blagoni (di Pola).

2 Seiano: Miho Doričić (1927), Josip Doričić (1935), Ama Legac, n. Stambolić (1935), Ana Turković, n. Doričić (1936), Ivan Turković (1936); Sussgnevizza: Frane Belulović - Fabro (1921), Mario Cvečić (1922); Villanova:  Lino Mikleus (1922), Marija Cvečić, n. Jurman (1922), Zora Skrobe (1931), Slavko Mikleuš (1931), Albert Mikleuš - Berto (1961); Berdo: Nerina Kontus, n. Ljubičić (1936), Anton Ljubičić - Skabi- (1954).

[208]

3 Nel Questionario ALIQ la sezione riguardante gli insetti inizia con il numero 887 e finisce con il numero 930.

[209]

4 Da aggiungere alle parlate slave anche l'oasi linguistica montenegrina di Peroj nell'lstria meridionale, importata nel 1657 quando sotto la guida di Miso Brajković e Mišo Ljubotina una diecina di famiglie si trasferi da Crmnica in Monte Negro per situarsi a Peroj - gli abitanti piu' anziani di Peroj ancor' oggi mantengono un idioma stocavo molto arcaico,  rimasto praticamente com'era nella seconda meta' del XVII secolo.

5 Il veglioto e' una delle poche lingue di cui sappiamo non solo la data, ma anche l'ora precisa della scomparsa. Si spense sulla bocca dell'ultimo parlante, Antonio Udaina detto Burbur, che mori' in un incidente con l'esplosivo il 16 giugno del 1898 alle ore 6 e 30 minuti primi - e' stata l'ultima volta che il vecchio Burbur ando' a pescare con la dinamite. Lui stesso chiamava il suo idioma veklesun (= agg. di Vikla "Veglia" < Civitas vetula).

6 Secondo le nostre ricerche a Fasana l'istrioto non e' piu' parlato - e' possibile pero' ancora trovare la gente che ricorda come parlavano i loro vecchi.

7 Ai tempi di Dante Alighieri le parlate istriane erano simili al friulano. Nel De Vulgari Eloquentia il grande poeta mette in bocca agli istriani il sintagma ce fastu "cosa fai", una specie di carta d ' identita' del friulano: "Aquilegenses, et Y strianos cribremus, qui Ces fas tu crudeliter accentuando eructuant" - il grande poeta ovviamente non apprezzava troppo quest'idioma.

[210]

8 Pare però che oggi, almeno come ci dicono a Sussgnevizza e Frassineto, ci sia ancora un parlante istrorumeno a Gromnik - non lo abbiamo ancora confermato.

[211]

9 Da notare l'attivita' di un gruppo culturale che ha come compito proprio la tutela della tradizione istrorumena.

10 Un fatto interessante: alla domanda dove si parla I'istrorumeno a Frassineto tutti rispondono "Fino a quella casa bianca" (mostrando la casa).

[212]

11 A Letai c'e' ancora una parlante istrorumeno, una signora tra i 60 e 70 anni, che pero' l'istrorumeno non l'ha imparato nel paese, ma a scuola a Sussgnevizza - dichiara di non aver mai parlato vlaški ne con i genitori ne con i fratelli, ne con gli altri del paese.

12 Si arriva dunque a 500 parlanti - un numero piu' alto di quello ottenuto nel '94 e' dovuto al fatto che tra i parlanti abbiamo contato anche quelli passivi.

13 Dunque: o  |buba, do  |bube.

14 AK, RSI, RS2, ES, JP (= altri nel testo seguente).

[213]

15 Sull'ARJ 1/698 troviamo buba "bestiola, insectum" con la nota che nei dizionari antichi croati e serbi (Mikalja, Belostenec, Stulic, Stefanović) il significato varia.

16 E' uno dei significati nei dizionari elencati nella nota precedente.

17 L'ARJ 1/700 riporta bubina spiegato come accr. di buba.

18 sarbu per domnic riporta, oltre a "Dio", anche il significato di "Gesù" (RSl 262).

19 Cfr. rum. calul-dracului (= cavallo del diavolo) "libellula" (D EX 125, s.v. cal).

20 Cfr. anche il triestino cavaleta de la madona "pregadio" (ROS 192, s. v. cavaleta "Locusta viri-
dissima; Pachytylus migratorius").

Ristampato da:
  • Goran Filipi, "Entomonimi nell'Istrorumeno moderno", Processi di convergenza e differenenziazione nelle lingue dell'Europa medievale e moderna (Processes of Convergence and Differentiation in the Languages of Mediaeval and Modern Europe), Atti del Convegno Internazionale, Udine, 9-11 dicembre 1999, a cura di Fabiano Fusco, Vincenzo Orioles, Alice Parmeggiani, Universita' degli Studi di Udine, Centro Internazionale sul Plirlinguismo, Forum (Udine, 1999). Estratto p. 207-232. Reprinted by permission of the author. All rights reserved.

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This page courtesy of Marisa Ciceran and Goran Filipi

Created: Wednesday, Februaryr 21, 2001; Last Updated: Wednesday, November 03, 2004
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