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Sommario

Il vocabolario "Gonan po nase" ("Parlo nel mio dialetto) conprende oltre 5.000 parole della parlata dei "Labinjani", ossia degli Albonesi insediati nella penisola istriana, nell'area compresa tra i due splendidi golfi di Fianona e di Arsia. A differenza della maggior parte degli Istriani, gli Albonesi sono "cakavci" (tsakavtsi), come del resto gli Istriani della zona di Lindaro, quindi gli abitanti dell' isola di Brazza, i Traurini (gli abitanti della città dalmata di Traù, in croato Trogir) e le genti di Comisa, sull'isola di Lissa. Per questa loro particolarità, gli Albonesi formano un'isola linguistica peculiare nel quadro glottologico istriano. Una particolarità che viene accentuata dalla presenza delle semivocali o, i e a. Un tanto sta a testimionare, oltre i segni linguistici arcaici del ceppo croato, che gli Albonesi fanno parte delle popolazioni con le radici più profonde in Istria. 

Nella parlata albonese, come del resto in tutta la varietà dei dialetti cosiddetti "cakavi" troviamo numerosi elementi neolatini che costituiscono la testimonianza più lampante dell'intreccio delle due culture presenti in quest'area,quasi completamente circondata dall'Adriatico. Nel vocabolario viene evidenziata la provenienza etimologica dei vari segni linguistici, qualora nota all'autore. In questo caso, tra parentesi vengono riportate le parole originarie della lingua italiana o del dialetto veneto. Tali parole, modificate dalle regole linguistiche della cakavica (tsakavitsa) ne sono diventate elementi integranti senza i quali questa tipica parlata istriana sarebbe certamente incompleta ed incompiuta, alla pari della lingua inglese privata dalle parole i origini romanze.

Nell'area albonese, grazie soprattutto all'attività estrattiva ai tempi dell'Austria, si sono mantenute in vita fino ai giorni nostri, per particolare merito dei minatori, numerose parole di provenienza germanica. Come un Italiano dal vocabolo albonese "tarnat" difficilmente sarà in grado di risalire all'originario verbo italiano "tornare", cosi solo un profondo conoscitore della materia potrà intuire che la parola "obahajar"(un tempo molto in uso tra i minatori albonesi) deriva dal tedesco "Oberhauer" (operaio addetto ai lavori più umili). Tali nessi tra la "tsacavitsa" albonese da una parte e le lingue italiana e tedesca dall'altra, sono molto frequenti e costituiscono certamente un valido spunto per i linguisti ai fini di ulteriori approfondimenti e ricerche.

Le prime testimonianze scritte della parlata albonese risalgono appena agli anni sessanta di questo secolo. Tale notevole ritardo va attribuito a due fattori principali: alla peculiarità della parlata stessa con conseguente isolamento dalle altre varietà del "tsacavo" in Istria, e alla scarsa consistenza dell'intellighenzia albonese. Anche oggi sono piuttosto pochi i poeti che fanno uso della "tsacavitsa". Tra i primi in questo senso e nel contempo tra i più autentici ed espressivamente più forti, vengono annoverati Zdenka Višković-Vukić e Daniel Načinović. Alcune delle loro poesie sono pubblicate in allegato al vocabolario, assieme ai lavori di altri Albonesi che scrivono in "tsacavitsa." Tra questi figurano alcuni autori nella diaspora - America e Svezia. In allegato al vocabolario "Gonan po nase" troviamo anche circa 120 aneddoti che fanno parte della quotidianità albonese e la cui pubblicazione sul foglio comunale "labinska komuna" ebbe inizio nei primi mesi del 1977 .Quest'opera con prende pure una raccolta di proverbi e massime popolari caratteristici dell'albonese, che costituiscono soltano una parte della ricca tradizione orale. 

Che cosa ha spinto l'autore alla stesura di questo vocabolario, che rappresenta certamente un non trascurabile impegno? Le finalità sono molteplici. Innanzitutto salvare dal dimenticatoio numerose parole della parlata "tsacavitsa" altrimenti destinate a scomparire come del resto i mestieri più antichi e le usanze e i costumi popolari. Fenomeno questo, causato dal degrado dei villaggi e dalla graduale sparizione della barriera linguistica il dialetto che per lungo tempo ha ostacolato il soprawento della lingua letteraria croata, nell'uso popolare. Il vocabolario certamente offrirà un valido stimolo alla conservazione e anche alI' affermazione della "tsacavitsa" non solo nell' uso quotidiano, ma anche sul piano dell'espressione letteraria. Per gli Albonesi in vocabolario sarà un fattore di risveglio della loro coscienza e identità, che rivaluterà il significato di una parlata molto spesso sottovalutata, oggetto di derisione e di scherno, e addirittura proibita. Il libro offrirà una lettura interessante anche per gli Albonesi sparsi in tutto il mondo e costituirà un legame diretto con le loro radici e un saldo ponte con ili loro patrimonio linguistico. Per i loro figli, il vocabolario significa unawicinamento allo spirito della terra d'origine con la quale molti di essi non hanno mai avuto contatti diretti. 

Nonostante questo vocabolario abbracci un'area geografica alquanto ristretta, esso sarà molto vicino a tu ti "cakavci" della Croatia. Questi ultimi vi potranno trovare affinità e diversità con la rispettiva parlata e individuare quegli elementi linguistici che ci uniscono. Il vocabolario "Gonan po nase" è destinato innanzitutto all'uomo della strada che nelle comunicazioni giornaliere si serve per lo pjù della "tsacavitsa". Risulterà interessante però anche sul piano della ricerca scientifica. Ilinguisti di casa nostra, non che gli italiani e tedeschi sapranno certamente individuare nel patrimonio linguistico albonese, quegli elementi che rappresentano l'influsso delle loro culture sulla vita spirituale del popolo con il quale convivono in rapporto di simbiosi o di immediatavicinanza, ormai da secoli. 

Traduzione: Gianni Tognon

Source:

  • Marijan Milevoj, Gonan Po Nase - Rječnik Labinskog Govora, Mattias Flacius Illyricus (Labin, Istria, 1992), p. 353-5

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Created: Monday, March 05, 2001; Last updated:Monday March 03, 2008
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