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Note Storiche |
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All'opposto tra la Dragogna e la Lusandra le ville sono popolate da una stirpe, la cui lingua è slovena. Vengono costoro appellati Savrini; ed e notevole che non attribuiscono a sé l'appellativo d'istriani, bensì agli slavi croati oltre la Dragogna; loché sembrerebbe indicare che vennero in Istria più tardi che i croati. Pertanto, benché taluni suppongono che questi sloveni possono essere i discendenti di genti accennate nel Placito dell'804, poi confinati nei luoghi eventualmente allora deserti di quella regione, gli è più verosimile che sianvi venuti molto più tardi. In diploma del 1234 contenuto nel Codice diplomatico istriano è menzionata la Villa Selavorum de Longera presso Trieste. Questa denominazione speciale di villa degli Sciavi indica senz'altro che le altre ville non erano occupate da slavi, e che questi abitavano quel luogo da non lungo tempo; e confermerebbe che la loro introduzione incominciasse appena dopo il mille, e seguisse, secondo i bisogni, in vari tempi, alla spicciolata. Difatti il nome di Passiavàs (villa dei cani) dato da essi alla villa Decani, che prese il nome dalla famiglia De Cano di Capodistria, che ne fu proprietaria nel 1300 e nel successivo 1400, li mostrerebbe apparsi colà appena a questo tempo, cioè dopo le grandi pesti del 1348 e 1361. Affini per lingua, indole, costumi e vestito ai Mandrieri del territorio di Trieste, dovrebbero essere venuti nel territorio di Capodistria ed in alcune ville di quelli di Pirano, Isola e Pinguente contemporaneamente a quelli, (cioè intorno al 1300), più che altro forse in qualità di pastori, come lo indicherebbe il cappello a larghissime tese, il berrettone di pelo di lupo, ed i lunghi capelli, in questi ultimi decenni affatto smessi. La tradizione vorrebbe i Savrini provenienti dalle regioni della Sava, - in tal caso forse da quella che è bagnata dalla Savra confluente della Sava superiore. È ben naturale che nei bisogni di ripopolamento i governanti, i baroni ed i comuni dell'Istria avranno ricorso anche alla vicina Carniola. Abbiamo già accennato nel capitolo XXVIII, che nel 1376 il Senato veneto ordinava ai suoi rettori in Istria di proclamare che qualunque forestiero entro un'anno venisse ad abitare sulle terre della Repubblica, sarebbe libero per cinque anni da ogni prestazione ed angaria. Gli spopolamenti che avvennero per le pesti del 1400 e specialmente degli anni 1456, 1467, 1478 e 1483 indicate dal Vergottini, rendevano necessari in varie parti della provincia assegnamenti di terreni incolti a coloni tolti da altri paesi. Invitati dal governo veneto, che saggiamente preferiva ripopolarli con intelligenti ed attivi agricoltori italiani, accorsero nel territorio di Pola in buon numero dal Padovano, Trevisano e Friuli, ma l'aria e la mancanza di buona acqua fecero sì che perirono, locchè distolse altri di andarvi 31. Convenne quindi ricorrere ad altre schiatte pel loro modo di vivere più indurite e resistenti. Le conquiste fatte dai turchi della Bosnia. Erzegovina, Albania e Grecia in questo e nei seguenti secoli, offrirono ai governi veneto ed austriaco l'opportunità di provvederci coi numerosi fugiaschi di queste province che riparavano sui loro domini, implorando salvezza e collacamento. |
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Bibliografia:
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This page compliments of Marisa Ciceran and Mario Demetlica Created: Sunday,
February 03, 2002; Updated
Wednesday, October 22, 2008
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