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sintesi |
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note di copertina (versione italiana) "Prendere una sberla non fa male in certi casi: si sente di non dovere più niente a nessuno". Una morale amara quella di Francesco, istriano di Materada, nel momento in cui decide di abbandonare il suo paese, e strappare le radici che lo legano da generazioni a una terra aspra e fertile, ora negata e contesa. Con i nuovi trattati del 1954, la zona B dell'Istria, in cui Materada è inclusa, viene assegnata definitivamente alla Jugoslavia anche se è permesso scegliere se restare o passare a Trieste, verso l'Italia: in questo drammatico e lacerante scenario storico, Tomizza, venticinquenne, ha ambientato il suo primo romanzo. Un'opera epica che attraverso la storia di una famiglia e di una proprietà frodata e inottenibile racconta il destino di un popolo diviso, alla ricerca di una nuova, definitiva identità, tra rancori, odi e vendette sanguinose.
«Materada» era un'opera epica che nasceva da lacerazioni reali e profonde, drammatiche e direttamente vissute, componendole in quella malinconica e umanissima armonia che è appunto il segno della vera epicità, la quale fa intravedere una superiore unità aldilà delle contraddizioni e dei dolori contingenti, ch'essa pure rappresenta in tutta la loro immediata tragicità senza smorzare né attenuare la pena di chi soffre sulla sua pelle le tempeste della storia. Il mondo da cui nasceva «Materada» - l'Istria nel momento dell'ultimo esodo, nel 1954- era un mondo realmente straziato dai rancori, torti e vendette sanguinose fra italiani e slavi e Tomizza l'aveva vissuto e patito. La coralità ch'egli ha saputo esprimere era una fraternità raggiunta realmente, e non solo metaforicamente, oltre il conflitto e lo scontro esasperati sino all'odio; quella ferita della storia si componeva nell'unità di «Materada», il cui significato trascendeva quindi gli stessi intensi pregi letterari del romanzo. Claudio Magris |
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Le zone di frontiera con la loro popolazione mista, spesso contese e quindi drammatiche, sembrano propizie alla letteratura. Dei due giovani romanziere tedeschi che si sono affacciati alla fama in anni recenti, l'uno, Günter Grass, è di Danzica, e l'altro, Uwe Johnson (pure pubblicato da Feltrinelli), ha dato per sfondo, a un suo romanzo la città bifronte, la Berlino dei nostri giorni. I romanzi di questi due scrittori di confine sono sperimentali, nel senso tuttora vivo del termine; mentre «Materada», che è il libro di un nuovo narratore italiano, Fulvio Tomizza, nato e vissuto in una regione dell'Istria passata alla Jugoslavia, è un racconto tradizionale al punto da confondere palati guasti da stili invece drogati... Si tratta di un cibo sano e forte. La vittoria massima dello scrittore è di aver sbozzato personaggi quasi tutti egualmente vivi, intorno al protagonista, il quale non è altro che il più saliente, giacché vero protagonista della vicenda si deve dire il destino, che offende e sradica e muove questi miseri verso un futuro più cieco che grigio. I contadini di Materada non sono osservati di fuori, ma sentiti di dentro. Con questo bel racconto Tomizza entra nella schiera dei giovani scrittori che hanno già le carte in regola. Paolo Milano |
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Nelle vicende artistiche e nella forza narrativa di Fulvio Tomizza la "microstoria" se eleva ad autentica, vigorosa letteratura perdendo la sua determinazione diminutiva: la "microstoria" della natia Istria diventa "macroletteratura", il "locale" geografico si solleva a universale. Come ogni opera con un messaggio umano, anche la prosa di Tomizza sulla gente di confine è essenzialmente senza confini. Estratto da:
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This page compliments of Laura Blagoni, Marisa Ciceran and Michael Plass
Created: Sunday, December 10,
2000; Last Updated: Monday, August 06, 2007
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