in sintesi
La storia
appassionata della ragazza di Petrovia riassume in sé tutti i risvolti tragici e
umani di un popolo che, alla fine della seconda guerra mondiale, è stato
costretto dagli eventi politici a lasciare casa, terra, familiari per stabilirsi
in Italia, nei "campi di raccolta" vicino a Trieste e cominciare una nuova vita
in mezzo a squallore e nuove discriminazioni. Al mondo dei profughi tende ad
aggiungersi Giustina, la ragazza protagonista del romanzo, che si scopre
prossima madre in un momento molto difficile per la propria comunità; ed è
appunto un amore senza speranza che la conduce oltre il confine a mescolare il
suo destino a quello degli altri compagni, anch'essi sbandati e senza identità.
note di copertina
Nella Ragazza di Petrovia, dopo Materada, Fulvio Tomizza torna a proporci
il mondo dell'Istria in cui è nato: un mondo tra artigiano e contadino
in cui l'instabilità dei confini ha assunto spesso colore di tragedia.
La vicenda si impernia simbolicamente sul dramma di una ragazza lacerata
tra l'amore per una terra inospitale e lo squallore di un campo di raccolta
per profughi, cui fa cornice la storia dell'esodo contadino dell'Istria.
Tomizza esprime il suo mondo, i suoi interrogativi morali, sottovoce, con
un'arte dimessa eppure profondamente consapevole, come chi misuri il battito
dei proprio sangue. E quella fascia di terra tra mare e campagna che da
Trieste attraverso l'attuale frontiera scende fino ai borghi di Umago,
di Giurizzani, di Materada, diventa nella sua fantasia mimetica una piccola
favolosa patria tutta intrisa di affetti e memorie, gremita di volti e
di voci non facilmente dimenticabili.
La
storia appassionata della ragazza di Petrovia, riassume in sé tutti i risvolti
tragici e umani di un popolo che alla fine della seconda guerra mondiale è stato
indotto dagli eventi politici a lasciare casa, terra, familiari per stabilirsi
in Italia nei "campi di raccolta" vicino a Trieste e cominciare una nuova vita
in mezzo a squallore e nuove discriminazioni. Al mondo dei profughi tende ad
aggiungersi Giustina, la ragazza protagonista del romanzo, che si scopre
prossima madre in un momento assai difficile per la propria comunità; ed è
appunto un amore senza speranza che la conduce oltre il confine a mescolare il
suo destino a quello degli altri compagni, anch'essi sbandati e senza identità.
Un romanzo vero, scritto in uno stile asciutto e aspro, che svela una pagina
ancora poco chiara della storia del nostro paese, e che avvicina il destino del
popolo istriano a quello di altri popoli, impegnati in lotte a volte fratricide,
cariche di tragedie e di affanni, di violenze sociali, culturali ed etniche in
difesa della propria indipendenza e della propria dignità.
Antologia critica
«Al suo secondo volume Tomizza fa un grande passo avanti. Si nota una
nuova scioltezza, una capacità più efficace di 'fiato';
una sicurezza più vera e profonda; una abilità nel tagliare
le scene che davvero non potremmo desiderare migliore. Un inizio
nel quale Tomizza, che è nato nel 1935, mostra, insieme, la sua
fonda capacità di far vero; e un dolore d'esule che non potrebbe
essere più assolutamente comunicativo. Tutto questo con una
sobrietà di mezzi, con un attenersi a un realismo or minuto ora
largo, con una bravura intelligente senza esibizionismo, che ricordano
altri scrittori triestini (per dirla con geografia del tutto approssimativa).
Ma più per contrasto che per rassomiglianza. Per un realismo
che non è già più quello d'altri; ma che ha, a suo
modo, una semplicità d'impianto, che s'avvale d'una sicurezza che
ci tocca. E poi entra in scena la ragazza di Petrovia, e Tomizza
acquista, quasi d'un tratto, ben altra novità; e un calore nuovo;
e una difficilmente valutabile intelligenza sensuale. Perché
la ragazza, tutta sensi e ch'egli scruta con un'abilità ora ragionata
e ragionevole, e ora fatta soprattutto d'intuito e di comprensione, è
una, senza forse, delle donne del Novecento che di colpo sentiamo appartenere
al nostro tempo. Ma senza vogliosità di far nuovo. Per
pura intuizione, che non recede davanti ai suggerimenti più animali,
ma che sa tornare ai sentimenti; con così complessa struttura, con
psicologismi che son veri al loro primo apparire, con esatte dizioni, con
un amore della sua creatura tanto assoluto, da farei addirittura sentire
nel clima della donna che il Tomizza racconta; e nei suoi scompensi e brividi,
nelle sue più rarefatte verità, che ci son fatte note per
via di languori e tremori e dubbi e diffìcili comprensioni.
Questa, che potremmo a buon diritto chiamare una tragedia italiana, s'impone
con l'indubbia veracità di una storia che, se davvero è tutta
inventata, ci dà un'idea rara dello scrittore che ce la narra. Comunque:
un libro da premio letterario per lettori difficili. Anche perché
Tonìizza nulla concede a facili sensazioni o diciture. Serio, s'è
già detto».
Aldo Camerino
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«La ragazza di Petrovia ci presenta ancora il contadino di Materada,
questa volta nel momento successivo alla scelta politica, quando ossia
egli è giunto in Italia e vive, con la famiglia, in mezzo ad altri
istriani sradicati in un campo profughi. È ossia questo il momento
intermedio, incerto e confuso, momento di aspettative e di attese, preludio
ad un nuovo inserimento in una terra diversa, abbandonato il paese dei
padri, l’orizzonte consueto delle proprie campagne, il suono famigliare
del proprio dialetto, il clima della vita comunitaria rimasto immutato
traverso successive dominazioni. L'abbandono della terra natale, motivato
da una dominazione nuova che, contrariamente alle precedenti, si propone
di frantumare anche il complesso tessuto di credenze popolari, si vena
di struggimento, mentre nel contatto con la nuova terra si fanno pressanti
ed urgenti nuove configurazioni culturali, nuove dimensioni al vivere.
Prima d’ogni altra la condizione d'un lavoro non più autonomo, non
più legato alla terra, e con essa al ciclo ma condotto presso terzi,
in qualità di salariato una nuova struttura industriale.
Alla voce dell'uomo che viene pacatamente ricomponendo in sé,
traverso un continuo assorbimento di dati esterni ed una continua misurazione
di questi con le disposizioni soggettive i tratti della propria fisionomia,
si contrappone, questa volta, quella d'una ragazza istriana guidata più
da spinte emotive che razionali, proiettata la realtà in uno scenario
mitico con sapore d'antiche favole regionali. La ragazza di Petrovia, testimone
del lento esodo dei propri compaesani, viene a scoprire il sesso e l'amore
in un momento assai precario della vita della propria comunità;
ed è appunto un amore senza speranza che la conduce oltre il confine
a mescolare il suo destino con quello degli altri profughi, ad assistere
al loro faticoso adattamento, senza comprenderli appieno, a tentare infine
di nuovo la fuga verso l'orizzonte noto della propria infanzia, a trovarvi
la morte. Il lento tessuto d'immagini e di pensieri vien così, per
alterne voci, a ricomporre l'immagine del profugo sradicato, in un tempo
senza movimento, quasi forzatamente posto l'uomo al margine della vita
dei propri simili».
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