Recensioni
Letteratura


 

Fulvio TomizzaLa ragazza di Petrovia

Mondadori Editore  (Milano, 1975), Gli Oscar nuova serie, 193 pagine; Copertina di Ferruccio Bocca (left)

Bompiani (2000), Pagine 193 - Formato 12,5x19,2 (lower right)

ISBN 8845244350

English version: Translation and foreword Russell Scott Valentino. Evanston. Northwestern University Press. 2000 [Arnoldo Mondadori Editore, 1960. 136 pp.

ISBN 0-8101-1758-4
Paper: ISBN 0-8101-1759-2


in sintesi
La storia appassionata della ragazza di Petrovia riassume in sé tutti i risvolti tragici e umani di un popolo che, alla fine della seconda guerra mondiale, è stato costretto dagli eventi politici a lasciare casa, terra, familiari per stabilirsi in Italia, nei "campi di raccolta" vicino a Trieste e cominciare una nuova vita in mezzo a squallore e nuove discriminazioni. Al mondo dei profughi tende ad aggiungersi Giustina, la ragazza protagonista del romanzo, che si scopre prossima madre in un momento molto difficile per la propria comunità; ed è appunto un amore senza speranza che la conduce oltre il confine a mescolare il suo destino a quello degli altri compagni, anch'essi sbandati e senza identità.

note di copertina 
Nella Ragazza di Petrovia, dopo Materada, Fulvio Tomizza torna a proporci il mondo dell'Istria in cui è nato: un mondo tra artigiano e contadino in cui l'instabilità dei confini ha assunto spesso colore di tragedia.  La vicenda si impernia simbolicamente sul dramma di una ragazza lacerata tra l'amore per una terra inospitale e lo squallore di un campo di raccolta per profughi, cui fa cornice la storia dell'esodo contadino dell'Istria. Tomizza esprime il suo mondo, i suoi interrogativi morali, sottovoce, con un'arte dimessa eppure profondamente consapevole, come chi misuri il battito dei proprio sangue. E quella fascia di terra tra mare e campagna che da Trieste attraverso l'attuale frontiera scende fino ai borghi di Umago, di Giurizzani, di Materada, diventa nella sua fantasia mimetica una piccola favolosa patria tutta intrisa di affetti e memorie, gremita di volti e di voci non facilmente dimenticabili. 


La storia appassionata della ragazza di Petrovia, riassume in sé tutti i risvolti tragici e umani di un popolo che alla fine della seconda guerra mondiale è stato indotto dagli eventi politici a lasciare casa, terra, familiari per stabilirsi in Italia nei "campi di raccolta" vicino a Trieste e cominciare una nuova vita in mezzo a squallore e nuove discriminazioni. Al mondo dei profughi tende ad aggiungersi Giustina, la ragazza protagonista del romanzo, che si scopre prossima madre in un momento assai difficile per la propria comunità; ed è appunto un amore senza speranza che la conduce oltre il confine a mescolare il suo destino a quello degli altri compagni, anch'essi sbandati e senza identità. Un romanzo vero, scritto in uno stile asciutto e aspro, che svela una pagina ancora poco chiara della storia del nostro paese, e che avvicina il destino del popolo istriano a quello di altri popoli, impegnati in lotte a volte fratricide, cariche di tragedie e di affanni, di violenze sociali, culturali ed etniche in difesa della propria indipendenza e della propria dignità.

Antologia critica
«Al suo secondo volume Tomizza fa un grande passo avanti. Si nota una nuova scioltezza, una capacità più efficace di  'fiato'; una sicurezza più vera e profonda; una abilità nel tagliare le scene che davvero non potremmo desiderare migliore.  Un inizio nel quale Tomizza, che è nato nel 1935, mostra, insieme, la sua fonda capacità di far vero; e un dolore d'esule che non potrebbe essere più assolutamente comunicativo.  Tutto questo con una sobrietà di mezzi, con un attenersi a un realismo or minuto ora largo, con una bravura intelligente senza esibizionismo, che ricordano altri scrittori triestini (per dirla con geografia del tutto approssimativa).  Ma più per contrasto che per rassomiglianza.  Per un realismo che non è già più quello d'altri; ma che ha, a suo modo, una semplicità d'impianto, che s'avvale d'una sicurezza che ci tocca.  E poi entra in scena la ragazza di Petrovia, e Tomizza acquista, quasi d'un tratto, ben altra novità; e un calore nuovo; e una difficilmente valutabile intelligenza sensuale.  Perché la ragazza, tutta sensi e ch'egli scruta con un'abilità ora ragionata e ragionevole, e ora fatta soprattutto d'intuito e di comprensione, è una, senza forse, delle donne del Novecento che di colpo sentiamo appartenere al nostro tempo.  Ma senza vogliosità di far nuovo.  Per pura intuizione, che non recede davanti ai suggerimenti più animali, ma che sa tornare ai sentimenti; con così complessa struttura, con psicologismi che son veri al loro primo apparire, con esatte dizioni, con un amore della sua creatura tanto assoluto, da farei addirittura sentire nel clima della donna che il Tomizza racconta; e nei suoi scompensi e brividi, nelle sue più rarefatte verità, che ci son fatte note per via di languori e tremori e dubbi e diffìcili comprensioni.  Questa, che potremmo a buon diritto chiamare una tragedia italiana, s'impone con l'indubbia veracità di una storia che, se davvero è tutta inventata, ci dà un'idea rara dello scrittore che ce la narra. Comunque: un libro da premio letterario per lettori difficili. Anche perché Tonìizza nulla concede a facili sensazioni o diciture. Serio, s'è già detto».

Aldo Camerino


«Un libro interessante in cui l'atmosfera del campo dei profughi appare perfettamente disegnata: un libro nel quale non meno perfettamente rappresentata appare la figura di Giustina, nonostante la sua difficile ambiguità».

Carlo Salinari


«La ragazza di Petrovia ci presenta ancora il contadino di Materada, questa volta nel momento successivo alla scelta politica, quando ossia egli è giunto in Italia e vive, con la famiglia, in mezzo ad altri istriani sradicati in un campo profughi. È ossia questo il momento intermedio, incerto e confuso, momento di aspettative e di attese, preludio ad un nuovo inserimento in una terra diversa, abbandonato il paese dei padri, l’orizzonte consueto delle proprie campagne, il suono famigliare del proprio dialetto, il clima della vita comunitaria rimasto immutato traverso successive dominazioni. L'abbandono della terra natale, motivato da una dominazione nuova che, contrariamente alle precedenti, si propone di frantumare anche il complesso tessuto di credenze popolari, si vena di struggimento, mentre nel contatto con la nuova terra si fanno pressanti ed urgenti nuove configurazioni culturali, nuove dimensioni al vivere. Prima d’ogni altra la condizione d'un lavoro non più autonomo, non più legato alla terra, e con essa al ciclo ma condotto presso terzi, in qualità di salariato una nuova struttura industriale.

Alla voce dell'uomo che viene pacatamente ricomponendo in sé, traverso un continuo assorbimento di dati esterni ed una continua misurazione di questi con le disposizioni soggettive i tratti della propria fisionomia, si contrappone, questa volta, quella d'una ragazza istriana guidata più da spinte emotive che razionali, proiettata la realtà in uno scenario mitico con sapore d'antiche favole regionali. La ragazza di Petrovia, testimone del lento esodo dei propri compaesani, viene a scoprire il sesso e l'amore in un momento assai precario della vita della propria comunità; ed è appunto un amore senza speranza che la conduce oltre il confine a mescolare il suo destino con quello degli altri profughi, ad assistere al loro faticoso adattamento, senza comprenderli appieno, a tentare infine di nuovo la fuga verso l'orizzonte noto della propria infanzia, a trovarvi la morte. Il lento tessuto d'immagini e di pensieri vien così, per alterne voci, a ricomporre l'immagine del profugo sradicato, in un tempo senza movimento, quasi forzatamente posto l'uomo al margine della vita dei propri simili».

Teresa Buongiomo


«Non è un romanzo che diverte, ma un romanzo che nutre».

Vladimiro Lísiani

Sources:


Main Menu


This page compliments of Laura Blagoni, Marisa Ciceran and Michael Plass

Created: Sunday, December 10, 2000; Last Updated: Monday, August 06, 2007
Copyright © 1998 IstriaNet.org, USA