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Journalism and Periodicals
Literature
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Giornalismo e stampa periodica in Istria
di Sergio Cella, 1957

La storia del Risorgimento in Istria, sotto l'aspetto della stampa periodica e giornalistica, è stata finora studiata soltanto parzialmente e in modo incompleto per più ragioni: da un lato per la delicatezza dell'argomento così vicino alla nostra vita d'ogni giorno, dall'altro anche per la difficoltà di documentazione particolarmente grave in zone di confine.

Si deve inoltre tener prestate che l'interesse per gli studi giornalistici è sorto piuttosto tardi. Raccolte che abbraccino tutte le pubblicazioni istriane non esistono ne a Vienna, dove è cospicuo il fondo di giornali fino al 1918, nè a Firenze, nè a Trieste — dove soprattutto mancano i giornali più recerti.

Tutte queste raccolte sono lacunose e parziali, a causa del materiale stesso che esse conservano, facilmente deperibile e soggetto a smarrimenti e a distruzione; del pari lacunosa era la raccolta della Biblioteca provinciale dell'Istria in Pola, del cui schedario potemmo a suo tempo trar copia. Inoltre le difficoltà si sono negli ultimi tempi accresciute per la nostra forzata lontananza dalle sedi dove più facile sarebbe riuscita la ricerca e la possibilità di reperire fondi giornalistici presso le biblioteche minori o in raccolte private.

Studi paralleli a questo, utilissimi per la copia di notizie e la possibilità di confronti, si devono a Silvio Benco, Bruno Coceani, Giuliano Gaeta e Cesare Pagnini per il giornalismo triestino, ancora al Gaeta e ad Attilio Depoli per il giornalismo fiumano, a Pietro Kasandrić pel giornalismo dalmata fino al 1860.

Lavori di più ampia sintesi sono quelli di Federico Augusto Perini sul giornalismo italiano in terra irredenta (1) e la storia del giornalismo italiano di Adolph Dresler (2), ambedue assai manchevoli per quanto riguarda i giornali istriani (quello ne cita i principali, questo uno solo e dei meno importanti), mentre sono più ricchi di notizie su Gorizia, Trieste, Fiume e la Dalmazia.

I contributi più notevoli rimangono quello affettuoso e attento di Camillo De Franceschi su Giovanni Timeus e il giornalismo polese (3) e di Cesare Pagnini su Marco Tamaro (4); a questi andrebbe aggiunto un saggio di Bernardo Schiavuzzi sulla stampa polese, se la pubblicazione di esso fosse andata oltre alle prime puntate introduttive (5); segnaleremo poi di volta in volta gli altri contributi parziali che fan luce su singole figure di giornalisti o sulla vita di singole riviste e giornali.

La stampa istriana non può naturalmente venir studiata a sé stante, senza tener conto delle connessioni e dei legami della provincia con quelle contermini e soprattutto con Trieste. La metropoli politica e culturale era stata Venezia fino alla sua caduta, e questo ruolo viene passando a Trieste non senza qualche resistenza e qualche scossa nei primi anni dell'800. Gli interessi politici e culturali dell'Istria han per parecchio tempo diversa fisionomia da quelli triestini e ne vedremo il riflesso sulla stampa istriana, agli inizi almeno più apertamente nazionale e combattiva.

Ma i giornali triestini si diffondono molto in Istria per la maggior perfezione dei servizi, per le notizie più ampie dall'interno dell'Impero e dall'Estero; quegli istriani si fan portavoce di interessi cittadini o provinciali specifici, secondo le necessità locali, le diverse tradizioni dei centri istriani, la loro diversa struttura sociale, favoriti in definitiva anche dalle difficili comunicazioni tra città e città. Pur trattandosi di un giornalismo marginale, a tiratura poco elevata, la sua fioritura è significativa ed anche quantitativamente considerevole.

I maggiori centri istriani ebbero i loro giornali appena fu tecnicamente possibile, ovviamente preceduti dai centri giuliani più grossi, come Gorizia (1774), Trieste (1781) e Zara (1806). Né le leggi austriache erano favorevoli alla stampa periodica, chè il deposito cauzionale per i giornali politici era grosso, la sorveglianza continua, la censura oculata, facili i sequestri e i processi (donde l'uso di direttori responsabili prestanome), gravoso il bollo fiscale di un soldo su ogni copia stampate.

Povera e non molto abitata, l'Istria costiera si dimostra anche per questo riguardo culturalmente evoluta e — per il suo rigoglio di vita civile — una delle più genuine regioni d'Italia, tanto da costituire il sostegno decisivo per la conservazione nazionale della stessa Trieste.

   

Se pure il nome di Capodistria è legato alla prima storia della stampa, non possiamo dire che questo promettente inizio sia stato seguito da fecondi, continui sviluppi. Sia per le condizioni sanitarie ed economiche, che a partire dal '500 videro la regione spopolarsi e impoverirsi, sia per quelle politiche che facevano gravitare ogni più proficua attività culturale intorno a maggiori centri come Venezia e Padova, la stampa in Istria non ebbe fioritura e per trovarvi una fugace apparizione dobbiamo arrivare ai primi anni del '600.

Da Capodistria infatti, intorno al 1626, lo stampatore Antonio Turrini si trasferì a Trieste con la sua officina tipografica, iniziando la stampa degli statuti municipali. Qui troviamo esercitare la stessa arte nel 1669 l'udinese Carlo Schiratti, nel 1775 Joseph Zentz, poi il Trattner e il Winckowitz.

Nel 1776 i Padri Mechitaristi (o Armeni) crearono a Trieste una tipografia che, al loro trasferimento a Vienna, vendettero a Gaspare Weis.

Nella filiale di Capodistria di questa tipografia ebbe origine nel periodo napoleonico la prima gazzetta che abbia veduto la luce in Istria, il «Foglio Periodico Istriano», fondato dal prefetto Angelo Calafati e durato dal settembre 1807 al marzo 1810, passando successivamente a Trieste, nuova sede dell'Intendenza dell'Istria. Usciva ogni sabato ed era, fedele al suo motto, breve ed anzi meschino, col notiziario tratto dai fogli ufficiali e ufficiosi di Parigi e di Milano, un notiziario di fatti istriani e gli avvisi locali dell'autorità. Lo diresse certo Luigi Marini, verseggiatore, che già aveva pubblicato l'«Annuale Istriano» per l'anno 1806.

Poi un lungo silenzio. Nell'ultimo periodo veneto si leggeva in Istria, e in scarso numero di copie, la «Gazzetta di Venezia»; ora col crollo dell'Impero di Napoleone, si tornava all'«Osservatore Triestino», il fortunato foglio governativo fondato ed edito da Giuseppe de Coletti (6). Da questo giornale triestino si apprendevano in Istria le notizie politiche d'un mondo che si rinnovava; coi giornali più generosi spuntati attorno al '48 si fremeva di palpiti patriottici e si seguivano le vicende della prima guerra italiana. Dedicata più specificamente all'Istria, era sorta fin dal 1846.

«L'Istria» del Kandler, foglietto prezioso per la raccolta di notizie erudite storico-archeologiche, ma appunto perciò privo dei caratteri dì un giornale vivo, che esprimesse sentimenti e bisogni della pubblica opinione. -«L'Istria», che si stampò a Trieste fino al 52, godette della collaborazione di alcuni studiosi istriani, ma non per questo si diffuse né fu largamente apprezzata.

Antonio Madonizza, e con lui tanti altri, avrebbero desiderato un giornale che si occupasse delle cose presenti, anziché delle passate (7). Poco più di dieci anni prima egli aveva fondato a Trieste un periodico tutto impregnato di romantica italianità e modernità, «La Favilla» (1836-46), che lasciò una luminosa traccia nella storia triestina dell'epoca; vi avevano collaborato Prospero Antonini, il Besenghi, il Carrer, il Dall'Ongaro, i fratelli Zecchini e il Kandler stesso.

Ora i tempi agitati e l'avviato Risorgimento nazionale distoglievano gli animi dagli studi e li sospingevano verso la politica.

Michele Fachinetti da Visinada (1812-1852). dopo avere coraggiosamente lottato sulla stampa e in Parlamento nel '48, fu tra i primi a sostenere la necessità di avere nella provincia una tipografia per potervi stampare un giornale tutto dedicato ai vari e più urgenti suoi problemi. E volle che, se non fosse stato possibile avere una tipografia, almeno si fosse stampato un giornale esclusivamente istriano; fallito un tentativo comune con altri patrioti istriani, egli decise di realizzarlo come poteva, da solo.

Un bisettimanale di piccolo formato, in cui forzatamente ci si asteneva dalla politica — per l'impossibilità di pagare la cauzione di 3000 fiorini obbligatoria pei giornali politici — fu «Il Popolano dell'Istria» (1850-51), debole ma coraggiosa voce di spiriti liberali e patriottici. Le autorità tedesche, cui suonava ostico il nome del compilatore, gli lasciarono breve vita: cercarono d'ostacolarlo con la censura, proibirono la sua introduzione nel Lombardo-Veneto, pretesero infine che pagasse la cauzione. «II Popolano» dopo undici mesi di vita cessò le pubblicazioni, cui avevano contribuito con ottimi articoli i migliori e più ardenti patriotti istriani, e invano il Fachinetti tentò di farlo rivivere nella quarta pagina della risorta «Favilla.» (8)

Ancora per l'«Almanacco istriano» di Jacopo Andrea Contento ( 1828-1854) e per «La Porta Orientale» di Carlo Combi (1827-1884) che costituiscono un ulteriore tentativo di stampa popolare animata di spiriti nazionali, si deve ricorrere a stamperie veneziane e fiumane, poiché in Istria non esistevano tipografie (9).

Solo nel 1859 due modesti stampatori veneziani, Gaspare e Antonio Coana, portarono la loro officina a Rovigno, dove iniziarono la loro attività con la pubblicazione dei due grossi volumi sull' "Origine delle feste veneziane" di Giustina Renier Michiel.

Da questa Tipografia Istriana ebbe inizio anche il giornalismo istriano, con un pregevole settimanale di chiara fisionomia Italiana, «L'Istriano» (1860-1861)  diretto dal farmacista Federico Spongia.

Trattava degli interessi civili ed economici della provincia, recava corrispondenze dai vari paesi, contava sull'appoggio di distinti ingegni. Vi collaborarono Luigi Barsan, Carlo De Franceschi e Carlo Combi, Tomaso Luciani, Antonio Madonizza e Nazario Gallo, insieme a verseggiatori come G. B. Cipriani da Cormons ed Angelo Menegazzi (10).

«L'Istriano», sostenuto da molti comuni istriani e raccomandato per il suo patriottismo in una circolare clandestina del Comitato Centrale di Venezia (3 giugno 1861), non poteva aver vita facile sotto l'Austria. Non bastava che si autodefinisse non politico: esso fu il fedele interprete della Dieta detta del «Nessuno», fu colpito quindi da ammonizioni e multe e combattuto dalla stampa governativa; subì più di un sequestro e dovette cessare col 31 luglio 1861.

Il Coana  tuttavia  pubblicò  per il '60 e il '61 due strenne popolari intitolate «L'Aurora», mentre il giornale triestino «Tempo», diretto da Antonio Antonaz da Portole, dichiarava esplicitamente di voler continuare i servizi dell'«istriano».

Diffuso in Istria era pure qualche altro giornale triestino, con «L'Eco» (1857-60) e poi «La Gazzetta di Fiume» di Ercole Rezza, che portava frequenti corrispondenze  dall'Istria   (11).

Tra il 1859 e il '66 e specialmente nel '66 nell'attesa di un'imminente Redenzione, molte delle migliori energie istriane si erano rivolte alla propaganda politica in Italia. Sulle riviste e sui giornali italiani e francesi, su «L'Italie», la «Rivista Contemporanea» e «Il Diritto» di Torino. «La Perseveranza» (tra i cui redattori era Pacifico Valussi) e «L'Alleanza» di Milano, «La Gazzetta del Popolo» di Firenze, «La Presse» e «L'Opinion Nationale» di Parigi, su «L'Indépendance Belge», ecc, erano comparsi per opera degli emigrati giuliani numerosi articoli atti a far conoscere a più vasta cerchia di lettori le condizioni e le aspirazioni degli italiani della Venezia Giulia.

Ma nel '66 le sconfìtte di Custoza e di Lissa, seguite da un umiliante trattato di pace, avevano raggelato le speranze d'una rapida liberazione delle nostre terre.

In preparazione di tempi migliori, acquistava sempre maggiore importanza la difesa dell'autonomia nazionale sotto l'Austria e l'impegno di tener vivi i sentimenti patriottici.

S'era trasferito a Capodistria dopo il '60 lo stampatore veneziano Giuseppe Tondelli e a Capodistria si potè stampare a partire dal settembre 1867 il quindicinale «La Provincia», che sorto per iniziativa del deputato provinciale avv. Antonio Madonizza (1806-1870) e di Carlo Combi, ebbe a redattore Nicolò de Madonizza, cugino del primo, e fu sostenuto dall'allora costituita Società Agraria Istriana. Le trattazioni di carattere agricolo vi si alternavano con quelle di storia, economia e legislazione, mentre vi avevano scarso spazio le notizie del giorno.

Poco adatta per una profonda penetrazione, «La Provincia» fu un pò la continuazione dell'«Istria,» del Kandler, criticata appunto per il suo carattere erudito; ebbe tuttavia lunga vita e godette della collaborazione del Kandler, del Luciani, di Carlo e G. P. De Franceschi, di Andrea Amoroso, Andrea Tomasich, Paolo Tedeschi e Angelo Marsich e poi di Vitaliano Brunelli, Marco Tamaro, Giovanni Vesnaver, Giuseppe Vatova ed altri ancora.

A questo punto veniamo alle origini, invero modestissime, del giornalismo polese. Dopo la tipografia riservata della Marina da guerra, la prima tipografia di Pola fu quella di Gregorio Seraschin (†1886), che vi capitò da Rovigno intorno al 1869. Buon uomo di cultura disordinata, amante della botanica e delle antichità, egli lasciava la direzione degli affari alla moglie Antonia, donna attiva ed energica.

Il primo foglietto polese uscito dalla sua stamperia fu un settimanale della domenica, «L'Arena», che non andò — come sembra — oltre al primo numero del 27 giugno 1869. Meno di due anni dopo vide la luce in Trieste «Il Pensiero», quindicinale popolare della Società Operaia di Pola. Lo dirigeva un ex-prete opportunista, Lodovico Vulicevic, che allora faceva l'anticlericale, l'italianone e il liberale, mentre alcuni anni più tardi si rivelerà croato-filo austriacante.

Di lui e del suo giornale si serviva per infondere nel popolo incolto e apatico una coscienza civile e nazionale il dottor Felice Glezer (1841-1913), giovane rovignese di spiriti liberali, presidente della Società Operaia, allora sorta con intenti democratici e di solidarietà tra i lavoratori del grande arsenale militare.

Lo spirito della Società non garbava alle sfere dirigenti della Marina austriaca, che, per combattere il «Pensiero» gli contrapposero, a soli due mesi dalla nascita, il «Neptun», un settimanale in lingua tedesca da loro ispirato e redatto dall'impiegato postale Joseph Bernhaupt. Esso durò circa un anno assieme al suo «Supplemento» in lingua italiana, necessario per farsi intendere dai polesi; «Il Pensiero» cessò nel marzo del '72 e il suo antagonista solo un mese di poi.

Nel 1874 fanno una breve comparsa due quindicinali incolori che si propongono un fine educativo e morale: «L'Eco dell'Arena» di Pola e «Il Maestro del Popolo» di Rovigno. Nell'ottobre nasce a Trieste per trasferirsi subito a Capodistria «L'Unione», quindicinale vitale e battagliero, adatto a vasta schiera di lettori, perchè diretto con energico patriottismo dal dottor Domenico Manzoni (1844-1891).

Il primo numero reca un programma non politico, ma già nella prima pagina un ampio cenno sull'opera «Salvator Rosa», che si dava in quei giorni a Trieste, è fin troppo significativo.

Vengono riportati alcuni versi del dramma, come il finale del duetto:

Del despota stranier
infranto è il rio poter
e sul redento suol
splende più bello il sol.

Tutti gli avvenimenti riportati sulla «cronaca capodistriana» sono spunto a patriottici accenni, perfino le feste del presidio austriaco!

Il giornale, come fanno già «L'Isonzo» di Gorizia e  «L'Indipendente» di Trieste, tende a collegare tutte le province giuliane; viene inviato agli uomini politici del Regno, letto e sostenuto dai migliori istriani, dal Luciani al Combi, da Gian Pietro De Franceschi ad Angelo Marsich.

Solo difficoltà finanziarie faranno cessare la pubblicazione de «L'Unione», che il Manzoni aveva guidato abilmente nelle difficili acque vigilate dalla Polizia austriaca: la sua fine lasciò larga eco di rammarico e un sensibile vuoto (12).

A Pola si ha una cauta ripresa del giornalismo con «La Sveglia» (1876), esplicitamente non politica e dedicata quasi esclusivamente alle questioni locali e alla cronaca cittadina, con qualche spazio per la cultura e lo svago (ospita infatti bozzetti umoristici e giochi). Nel '78, in calce a «Il Risorgimento», compare la firma di Alfonso Pozzati († 1898), un impiegato comunale chioggiotto, giornalista genialoide e pittore, cui saranno legate le fortune di varie successive imprese giornalistiche.

Gl'intenti de «L'Unione» capodistriana vengono ripresi, con l'autorevole appoggio degli organi provinciali, da «L'Istria» (1882-1903) di Parenzo. Da qualche anno vi si è stabilito un erede dei Coana, Gaetano († a Venezia nel 1917) e la disponibilità d'una tipografia stimola il caldo patriottismo del dottor Marco Tamaro (1842-1905). Chiaramente e semplicemente egli esprime gli scopi del suo giornale fin dal primo numero: «Essa («L'Istria») non sorge a puntello di partiti, o come organo di principii e di idee preconcette, ma a sostegno della verità, della giustizia e dell'avita civiltà nostra... Favorirà ogni utile istituzione civile, i buoni studi, le utili intraprese; promuoverà e sosterrà l'agricoltura — fonte per noi di quasi esclusiva risorsa — e le industrie... e la marina e il commercio...».

Il Tamaro non venne meno alle sue promesse, sollecito com'era del progresso morale e materiale della sua terra. Radunò intorno al giornale i più begli ingegni istriani, dal Combi al Luciani, che alternavano gli studi storici alle corrispondenze da Venezia, a Paolo Tedeschi (13), al grammatico chersino Giovanni Moise, al geologo isolano Domenico Lovisato, a Felice Glezer a Francesco Salata.

Il giornale diretto con temperanza e rettitudine operosa, celebrò ricorrenze e anniversari, ricordò con caldo affetto avvenimenti e figure istriane e bene s'inserì nella vita del paese continuando la benemerita opera dell'«Unione» e affiancandosi a «La Provincia».

Il Tamaro, segretario dell'amministrazione provinciale, si logorò tutto nel faticoso lavoro d'ogni giorno e, quando le forze più non gli bastarono, decise la cessazione del giornale dettando un articolo di commiato pieno di tristezza, dopo un colloquio fecondo coi lettori della costa e della campagna istriana durato ben ventidue anni.

Da Capodistria condusse la sua brava campagna patriottica, su la stessa linea politica de «L'Istria», il bimensile «Patria» (1884-86), diretto dall'avv. Pier Antonio Gambini (1845-1936), che fu Podestà di Capodistria, assessore provinciale e deputato al Parlamento di Vienna.

Memorabili i numeri seguiti alla morte di Carlo Combi, di cui uscì un ritratto a piena pagina e necrologi che valsero l'immediato sequestro del giornale. Altri sequestri esso ebbe a subire, mentre potè ospitare poesie di Vincenzo de Castro, parole di Attilio Hortis e corrispondenze dall'Istria di Felice Glezer e di Federico de Gravisi.

Dopo la nomina dell'avv. Gambini ad assessore provinciale a Parenzo, la «Patria» sospese le pubblicazioni.

Per iniziativa di Andrea Amoroso, col pronto consenso del Tamaro, di Carlo De Franceschi e di Bernardo Benussi, s'era costituita a Parenzo nel 1884 la Società Istriana d'Archeologia e Storia Patria e cominciarono ad uscire due volte all'anno i densi fascicoli degli «Atti e Memorie», vera miniera di documenti e di studi sull'Istria, giunti alla seconda guerra mondiale col loro cinquantaduesimo volume, e risorti dopo l'esodo a Venezia per opera di Camillo De Franceschi.

I più bei nomi della cultura regionale vi compaiono tra i collaboratori, e basti ricordare Tomaso Luciani, Andrea Amoroso, Bernardo Benussi, Luigi Morteani, Alberto Puschi, Francesco Salata, Bernardo Schiavuzzi, Silvio Mitis e Piero Sticotti (14).

Pola non aveva ancora una stampa degna di questo nome, poiché non può considerarsi tale un fogliuccio privo di programma e di reputazione, quale il bilingue «Pola», pessimamente scritto e stampato, sostenitore della conciliazione tra liberali e la Marina nel nome del podestà Wassermann (15).

Sopperivano alla mancanza di giornali locali quelli istriani e tra i triestini «Il Cittadino», «L'Indipendente» e «L'Alabarda», che portavano regolari corrispondenze da Pola. Qualche anno dopo uscì «L'Eco di Pola» (1886-97) di tendenze liberali molto moderate, discretamente compilato, recante la firma di Antonio Grandis (detto Sior Tonin Bonagrazia) quale proprietario e gerente responsabile, dietro al quale si celava il regnicolo Pozzati, obbligato a molta cautela per essere tollerato dall'Austria.

Manteneva relazioni col Luciani e con la maestra albonese Giuseppina Martinuzzi, che su «L'Eco pubblicò poesie e prose, dapprima sotto lo pseudonimo di Cornelia. Il giornale ospitava un Corriere roveretano e un Gazzettino dalmato, sosteneva la Lega Nazionale contro le pretese croate; lisciava invece la Marina, che a Pola aveva la sua base più importante; e. in nome della coesistenza, ospitò nel suo supplemento satirico-umoristico «El Merlo» anche prose e versi dialettali del farmacista Giovanni Augusto Wassermann (†1906), che in quegli anni, nonostante fiera opposizione, teneva la carica di Podestà.

Dopo «La Scolta» (1885-88) di Giovanni Tromba, che ospitò i primi versi della Martinuzzi e del dignanese Antonio Boccalari, uscì a Rovigno una pretenziosa rivista letteraria, «La Penna» (1886-87) del colto dalmata Gerolamo Enrico Nani Mocenigo. Da questa rivista di storia, sociologia e letteratura rampollarono più tardi a Trieste la «Pro Patria» e la «Pro Patria Nostra».

Il Nani Mocenigo passò presto a Pola, iniziando la pubblicazione de «Il Giovine Pensiero» ( 1887-97), bisettimanale politico veramente battagliero, che, rilevato qualche mese dopo dal lussignano Carlo Martinolich, divenne arma efficace di difesa e d'offesa contro il tracotante partito slavo e contro i più concilianti «La Settimana» di Gian Callisto Giadresco, organo operaio, e «L'Eco di Pola».

I croati erano allora scesi in lizza con un organo combattivo, «Il Diritto Croato», «stampato in lingua italiana per quegli slavi che non conoscono la lingua slava (!) e per quegli italiani che desiderano essere a giorno intorno alle idee di chi dirige il partito croato» (16). Questo foglio era sovvenzionato da una società panslavista di Mosca e diretto da un prete dalmata spretato, Ante Jakić, il quale lo trapiantò poi a Trieste in lingua francese, sotto il titolo generico meglio appropriato de «La Pensée Slave», in foglio grande di pesante carta rosata.

«Il Giovine Pensiero», vivacemente polemico, spesso smodato negli attacchi personali contro gli agitatori croati, divenne palestra giornalistica per la più vivace gioventù istriana. Vi fece il suo tirocinio il brillante ingegno di Francesco Salata (17), passato poi con onore al «Piccolo» di Trieste; vi scrissero tra gli altri Carlo De Franceschi, il verseggiatore G. Luraghi, Raimondo Desanti e negli ultimi tempi Giovanni Timeus. Il periodico del Martinolich cessò le pubblicazioni nel '97 pochi mesi dopo «L'Eco di Pola», sicché la principale città dell'Istria rimase nuovamente priva di organi della pubblica opinione.

Erano infatti sorti e rapidamente scomparsi l'effimero «Patriota» (giugno 1889), nato per far trionfare l'elezione — poi annullata per brogli — a deputato provinciale dell'i. r. capitano distrettuale Alberto Conti; il settimanale umoristico «Il Coccodrillo», molto illustrato e pieno di pettegolezzi, e il trimensile «L'Operaio», redatto come il primo dal triestino Giuseppe Cupez, sul quale Antonio Smareglia sfogava in lunghe diatribe i suoi acidi rancori poco musicali contro il Martinolich. Il Pozzati, lasciato «L'Eco di Pola», aveva dato inizio alla rivista settimanale «Gazzetta di Pola», di breve vita e di ristretti orizzonti, con la collaborazione dei dalmati G. Sabalich e G. Galzigna, di Domenico Venturini, della giovane Willy Dias (18).

Un quindicinale di spiccata tendenza irredentista era sorto a Rovigno per opera del garibaldino Domenico Ferra (pseudonimo Italiano): «Le Alpi Giulie» (1891-94). Diceva il programma: «Esso sosterrà con dignità e fermezza incrollabile i diritti e gl'interessi di tutte le provincie italiane della Monarchia Austro-Ungarica, e si asterrà dalle questioni personali e dal pettegolezzo. Nello stesso tempo per rendersi interessante e maggiormente utile, conterrà copiose o per lo meno frequenti corrispondenze di veri e provati patrioti delle dette provincie italiane e dai principali centri del Regno d'Italia, e largamente si occuperà di quanto riguarda le scienze in genere, la letteratura, l'arte, il commercio, l'economia e la statistica. A quest'ultima procurerò di dare una cura speciale, perchè credo sia del massimo interesse il conoscersi ed il farsi conoscere».

Modernamente impostato dunque (accoglierà pure i programmi di un gruppo per l'emancipazione della donna), ebbe a collaboratori Antonio Battara, Elda Gianelli, Giuseppina Martinuzzi; ma anch'esso non seppe sollevarsi sopra il campanilismo rovignese e fu contro il trasferimento del Tribunale circolare a Pola, senza saper trovare una posizione che appianasse le divisioni sorte in quell'l'occasione in seno al partito liberale nazionale.

Il primo giornale cattolico, che fa sue le parole di Leone XIII sulla necessità dell'ampliamento della stampa cattolica, è «La Verità» (1892-93) di Rovigno, imbevuta di gonfia retorica contro «il liberalismo impudente», il quale nel clero, soprattutto slavo, vedeva un grave pericolo per la conservazione nazionale.

Ed ancora a Rovigno vedono la luce per breve tempo «II Risveglio» (1894), settimanale dei giovani della provincia e degli interessi rovignesi, seguito da «L'Alba» (1894-96) diretta dal farmacista Raimondo Desanti (†1933), nativo di Obrovazzo, ma legato all'Istria da affetto profondo: valoroso giornalista che darà vita più tardi a «II Risorgimento» di Zara e a «II Corriere di Zara».

Il primo numero de «L'Alba» uscì appena alla terza edizione, essendo per due volte incorso a sequestro l'articolo di presentazione; il giornale sostenne poi bravamente la sua battaglia,  specialmente nel  periodo elettorale, contro  la propaganda slava, pur andando incontro a frequenti sequestri da parte della poliziesca censura; passò alla fine del '95 sotto la direzione di Giuseppe Bartoli, il quale fondò poco dopo, sempre a Rovigno, «L'Idea Italiana» e seppe condurla giudiziosamente avanti per quasi vent'anni (1896-1914).

Non sarà inopportuno riprodurre alcuni punti salienti della «Ragione e Scopo», che questo animoso giornale politico si proponeva soprattutto in difesa dell'italianità contro l'invadente slavizzazione favorita notoriamente in più modi dall'Austria: «Sorgere in nome dell'idea italiana in città di provincia italiana d'origine, di lingua, di costumi, parrà forse cosa inutile e superflua. Eppure non è: Ai già antichi avversari, gli slavi... altri si aggiungono ora, men diretti e palesi. Altri due: i socialisti e i clericali, che, fraintendendo in parte il loro scopo, predicano l'astensione dalla lotta nazionale ed agiscono ed agitano di conseguenza.

Necessario dunque di sorgere in nome dell'idea italiana, a ingagliardire e a ritemprare la coscienza nazionale dei nostri, che gli uni e gli altri cercano di violentare o di reprimere o di assopire...

«Avviene che... manchi l'unanimità di un'azione certamente vantaggiosa a tutti gli Italiani dell'Austria, quella unanimità che sola palesa la forza d'un partito e ne prova la coesione. Noi quindi intendiamo che le distinzioni di regione e di provincia siano abolite; e intendiamo di propugnare una unione politica fra gli Italiani di queste provincie. Non dobbiamo più essere triestini o istriani o friulani o dalmati o trentini, dobbiamo essere italiani e nient'altro. Ciò che ha fatto la «Lega Nazionale» nel campo scolastico, deve esser fatto nel campo politico, con sincerità, con abnegazione, con amore...».

Così «L'Idea Italiana» dichiarava i suoi scopi, perseguiti sempre con ardore nonostante i numerosi sequestri e la ostilità delle autorità governative. Essa tenne alta la sua bandiera fino allo scoppio della guerra mondiale, sostituì a un certo punto «L'Istria» parentina; vide però negli ultimi anni scemare la sua diffusione e la sua tiratura, appunto perché più violenta si faceva la lotta politica e partiti più avanzati eran venuti raccogliendo l'eredità dei liberali.

Nel '97 nasce a Rovigno, ed ha breve vita, un oppositore de «L'Idea Italiana», «La difesa dell'operaio» diretta dall'orefice Nicolo Chiurco con intenti clericali, contro «i liberali libertini e atei, anticattolici» e contro «il socialismo invadente»; riporta parole del Vescovo e notizie locali, ed altre dai giornali confratelli quali «L'Eco del Popolo» di Gorizia, «L'Amico» e «Ricreazione» di Trieste. Con l'inizio del 1898 vede la luce in Pola un nuovo periodico settimanale, «Il Popolo Istriano» di Giovanni Timeus (n. a Portole nel 1864, + a Roma nel 1946) che aveva precedentemente diretto a Milano «L'Eco dell'Alpe Giulia» e a Genova «L'Eco degli Irredenti» (1892); ora aveva preso preventivi accordi con gli esponenti del partito italiano locale facente capo al podestà dottor Lodovico Rizzi.

Il giornale dichiarava di voler «essere la guida del popolo istriano a traverso la vita cittadina, offrirgli tutto ciò che può intendere e godere di civilmente bello e buono, tutto ciò che può rinvigorirgli il carattere, ingentilire il costume, allargare la cultura; diffondere fra tutti i ceti della popolazione il sentimento del dovere e del diritto, sì che tutti intendano il loro posto, eccelso o modesto nella lotta; trarre dalle esperienze dell'oggi il senno e la forza per il tardo domani; coltivare con cura speciale le questioni economiche, agricole e sociali, dalla cui soluzione deve dipendere il rinnovamento materiale del nostro paese; rivolgere anche con la cronistoria materiale delle vicende giornaliere, la parola della fiducia e il consiglio utile: ecco in poche parole il nostro programma, in cima al quale rifulge serena e larga l'idea della patria».

«Da queste colonne noi predicheremo sempre due belle virtù: obbedienza e fede. Obbedienza nel soddisfare agli obblighi che con la nascita si contraggono verso la patria, e sono più e diversi, piccoli e grandi, tutti utili e indispensabili al trionfo della causa; fede intensa, indefinita e fiera nell'ideale nostro, ch'è l'inviolabilità, l'affermazione indiscussa, l'allargamento crescente e continuo della nostra bella lingua e della civiltà italica; la distribuzione dei benefizi di questa civiltà, da cui per la natura, la storia e l'indole sono inseparabili le sorti del paese che Dio ci diede in patria; di questa civiltà che è un capitale ricco, un tesoro di sapienza e di virtù, una fonte limpida, antica e giovane insieme che zampilla e zampillerà nei secoli».

Con queste parole, uscite come suppone qualche nostro storico dalla penna di Francesco Salata, «II Popolo Istriano» si affiancava a «L'Idea Italiana» con particolare interesse per l'Istria meridionale, interna e insulare, mentre l'«Idea» attendeva piuttosto agli interessi economici e nazionali dell'Istria settentrionale. Era combattivo ed acre nella lotta contro i partiti avversari, ma, oltre alle corrispondenze e agli articoli di politica militante del Salata, del chersino dott. Matteo Bolmarcich e di altri, accoglieva saggi letterari di Paolo Tedeschi, Giovanni Quarantotto, Ada Sestan e Rodolfo Coreni (3).

Sempre a Pola, ma per poco, uscì la «Gazzetta del Popolo» (1899) di Luigi Movia, un settimanale in difesa della classe lavoratrice italiana, in polemica con «L'Idea Italiana», ritenuta incapace di animare l'ambiente, anche se «La Gazzetta» si proponeva di «completare, non demolire» e «devesi escludere l'intenzione di provocare alcun dissidio nelle file attualmente militanti nel partito nazionale italiano»

Gli Slavi intanto diffondevano da tempo da Trieste la loro «Nasa Sloga» e sulla fine del secolo, con la data di Pisino, un settimanale di lunga vita (durò dal 1899 alla guerra mondiale e fu ripreso poi fino al 1920), il «Pucki Prijatelj», appoggiato principalmente dal clero croato, che era ancora alla testa del movimento nazionale slavo.

Col nobile intento di tutelare i diritti dei maestri e diffondere la educazione popolare, uscì a Parenzo per circa un anno «La Scuola» (1900-1901), fondata dal dirigente scolastico Giuseppe Parentin, che anni prima aveva diffuso una sua strenna pedagogica. Fu un buon giornale scolastico, cui collaborarono fra gli altri Domenico Venturini, Giovanni Parovel, Luisa Moratto, Benedetto Berlam e Maria Monfredini, ma dovette cessare per l'inerzia e la povertà dei maestri, l'indifferenza delle autorità e del pubblico.

Nello stesso 1900 i socialisti davano vita a un loro settimanale, «II Proletario», divenuto presto quotidiano, e durato poi con interruzioni e trasformazioni fino al 1920. Esso metteva sotto agli occhi dei compagni ed amici «la necessità dell'organizzazione proletaria di fronte alla deplorevole apatia verso ogni idea moderna di progresso della nostra borghesia». Affermava la sua sincera e onesta fede socialista, per cui doveva «educare la massa operaia e spingere la giovine borghesia intelligente a comprendere finalmente che la lotta nazionale, la lotta di razza, è una parte della conseguenza del disagio morale e materiale in cui siamo piombati...».

Con tendenza internazionalista e fortemente anticlericale lo ressero dapprima Nicolo Martin, Eugenio Verginella, Giovanni Lirussi e Lajos Domokos; poi passò alla corrente nazionale con Giuseppe Lazzarini, Téseo Rossi, Gino Piva e Oda Montanari (e nacquero così dalle sue radici «La Terra d'Istria» e «L'Eco dell'Adriatico»); nel primo dopoguerra infine risorse diretto dal comunista dalmata Giuseppe Poduie, tipografo.

Per fronteggiare la propaganda slava e socialista, con quella nascente dei clericali, il Timeus attuò nel settembre del 1900 la fortunata idea di un modesto quotidiano «II Giornaletto di Pola», sul modello de «Il Piccolo» di Trieste e del «Gazzettino» di Venezia, in due sole pagine al prezzo minimo di un soldo austriaco.

Evitando, specie da principio, ogni discussione polemica e ogni pericoloso apprezzamento in questioni di parte, esso seppe inserirsi gradualmente nel vasto pubblico eterogeneo di Pola, senza remissività o servilismo di cui il carattere fermo del Timeus era incapace. Le numerose inserzioni commerciali, gli avvisi collettivi e i comunicati a pagamento costituivano il maggior utile dell'impresa, consolidatasi con l'acquisto d'una propria tipografia sotto il nome di Boccasini & Ci. Quotidiano di semplice informazione, potè giovarsi tuttavia della collaborazione del Salata e del Coreni; «II Popolo Istriano», organo di più vivace propaganda nazionale, cessò nel maggio del 1906, quando «II Giornaletto» assunse un più libero e sostanziale sviluppo.

Fatto segno agli strali velenosi della propaganda clericale, del partito economico, dei croati, dei democratici mazziniani, mantenne una linea liberale moderata, aliena dalle esagerazioni e improntata a realistico buon senso: potè così continuare senza scosse, con una tiratura media di 4.500 copie (che in qualche occasione toccò le 10.000), fino al giorni del primo conflitto mondiale.

A Pola si vendevano nel contempo «Il Piccolo» (circa 3.000 copie), «Il Lavoratore», la «Nasa Sloga», di Trieste e la «Grazer Tagespost».

Giornali italiani di intonazione più vivace sono in questi anni la «Era Nuova» (1901-02) edita dall'avv. Gambini, poi «La Sveglia» ( 1903-04), che sempre da Capodistria rileva l'incuria governativa per l'lstria, l'abbandono dell'agricoltura e della pesca; combatte per l'idea liberale nazionale e reca qualche articolo di storia patria e qualche poesia; vi collaborano i Cobol e Giovanni Quarantotto.

A Pola Carlo Martinolich e Antonio Bonetti († 1911), arguto cartolaio triestino, che a Trieste aveva ideato il vivace «Martello», danno vita a «Il Messaggero» (1903). di fede nazionale italiana e di azione risoluta, favorevole a un accordo coi socialisti nazionali. Esso reca pure versi in lingua italiana ed in dialetto, ad opera del Bonetti; cessa improvvisamente per un disaccordo fra i redattori.

Da Trieste intanto, dopo la nomina dello zelante Adamo Zanetti (Mariano del Friuli 1859, † Farra 1946) a parroco di Pola, si trasferisce quivi «L'Avvenire», settimanale dei clericali austriacanti, che cessa con la clamorosa fuga dello Zanetti, dopo le sue malaccorte speculazioni finite col fallimento (19).

Una rivista di elevato tono culturale, redatta tuttavia con intenti di ampia divulgazione ed aperta specialmente ai giovani, nasce a Capodistria nel 1903. Sono le «Pagine Istriane» dirette inizialmente da Domenico Venturini, che durarono fino al '14 per riprendere tra il '22 e il '23 dirette da Francesco Majer e Giovanni Quarantotto, e continuano, con la loro terza serie, in esilio, dal 1949. Raggiunsero talvolta la tiratura di 1.500 copie e si valsero della collaborazione di quanti istriani attendessero agli studi patri e alle lettere, ottenendo larga simpatia e diffusione (20).

Francesco Salata diede il meglio della sua preparazione e del suo ingegno a una rassegna di leggi amministrative e problemi istriani, «Vita Autonoma» (1904-13), di utilissima consultazione per gli amministratori dei comuni e degli enti economici. Per breve tempo poi riprese il programma de «La Sveglia» un altro settimanale capodistriano diretto da Alberto Priora, «Egida» (1904-05): sua intenzione promuovere con ogni mezzo l'incremento industriale, cantieristico, bancario e scolastico della provincia, sostenendo le iniziative della Società Politica Istriana.

A Pola intando l'accordo slavo-militare-austriaco sotto il nome di partito economico si fa virulento anche con propri organi di stampa. Ispirato dal deputato slavo Matko Laginja ecco dapprima l'«Omnibus» (1904-12), libello conservatore bi- e trilingue che ha qualche diffusione sulle isole e sulla riviera del Quarnero, e poi il «Polaer Morgenblatt» e il «Polaer Tagblatt» (1906-18), sovvenzionati dalla i. r. Luogotenenza di Trieste e dalla Marina per la loro intonazione definita «patriottica» dalla Polizia. Sulla stessa traccia è «La Luce», che si apre con un curioso programma: «Siamo in Austria, e quindi la Luce è austriaca; a Pola, quindi il giornale si dichiara italiano; si chiama Luce, dunque diraderà le tenebre; visto poi che luce è sinonimo di progresso, è naturale che il nostro diario cammini coi tempi e non s'arresti davanti a nessun rancidume, neanche se avvolto in carta di fattura quarantottesca...». Così scagliandosi contro «l'imperialismo altitonante del GIORNALETTO», dichiarando morto e sepolto l'irredentismo e chiamando a raccolta i «patriotti austriaci», quest'organo del partito economico si rivela nulla più d'un bollettino dell'ammiragliato.

I socialisti italiani invece, pure in netta opposizione al partito liberale, si battono contro la politica austriaca in termini irredentistici. «La Terra d'Istria» (1905-10), fondata da Gino Piva (1873-1946), capo del movimento proletario del Polesine e poeta vernacolo) sotto l'influsso di intellettuali socialisti istriani, tra cui il Lazzarini, Carlo Devescovi, Luigi Rismondo, è un giornale ben composto e impaginato, che si batte guidato da Téseo Rossi per l'istituzione del Ginnasio italiano a Pola, polemizzando con «L'Idea Italiana».» L'Indipendente» e «Il Piccolo», che lo ritenevano inopportuno nella base della Marina austro-ungarica.

Il primo dicembre 1906. dopo un intenso lavoro di propaganda e la nomina di corrispondenti in Istria e in Dalmazia, uscì «L'Eco dell'Adriatico», quotidiano radicale diretto con entusiasmo e fortuna dallo stesso Rossi, essendone redattori Gino Piva e Oda Montanari. Memorabile il numero in morte del Carducci, che apparve listato a lutto e venne affisso sui muri della città da un gruppo di studenti: gli operai dell'Arsenale scioperarono in segno di lutto e il Consiglio comunale votò d'urgenza il nome di Giosuè Carducci per la via di Circonvallazione, cui gli elementi austriacanti avevano tentato più volte di imporre il nome di Corso Francesco Giuseppe.

«L'Eco dell'Adriatico» cessò poco dopo, per divieto della Polizia, quando aveva già raggiunto per la bontà dei suoi servizi e lo spirito irredentista che l'animava, una considerevole tiratura.

Usciva nel contempo a Rovigno un settimanale radicale di breve durata e di scarsa diffusione «La Lanterna» (1907-1908) del dott. Tomaso Bembo e a Lussinpiccolo il coraggioso «Quarnero» (1908-9), più volte ammonito dalla Polizia e infine sospeso: ne era proprietario Pietro Straulino e redattori principali l'ing. Mario Battistella triestino e il maestro polese Rodolfo Coreni.

La Società Agraria Istriana, abbastanza attiva e vitale, aveva avuto sempre un organo ufficiale di stampa: si appoggiò prima alla «Provincia» di Capodistria, pubblicò un suo «Annuario», l'«Effemeride Agraria dell'Istria» e ancora il «Giornale della Società Agraria Istriana» di Rovigno.

Nel 1906 uscì «La Terra» per il distretto di Buie, infine nel 1908 un completo periodico quindicinale «L'Istria Agricola», che aveva l'amministrazione presso l'Istituto agrario di Parenzo, sotto la direzione del triestino dott. Gian Battista Cucovich (1860 - 1932), succeduto al prof Carlo Hugues nella direzione dello stesso Istituto. Molti i collaboratori e i corrispondenti dai vari luoghi dell'Istria (A. Senica, R. Cella, G. Visintini, M. Gioseffi, L. Dandri, T. Ritossa, G. Devescovi), capillare la sua diffusione in Istria: questa rivista tecnica durò dal 1908 al maggio del '15, per poi riprendere con rinnovata lena nella nuova serie (dal 1921 al 1940). E qui ricordiamo pure il «Bollettino della Cooperazione Istriana», il «Bollettino della Società Escursionisti Istriani Monte Maggiore» con buoni articoli di G. A. Gravisi, Francesco Morteani, Valeriano Monti, Giovanni Quarantotto, NicolòCobol e «La Rivista Nautica» di Pola.

Un altro organo governativo in lingua tedesca ebbe Pola per qualche mese del 1910, le «Sudosterreichische Nachrichten», mentre per la propaganda turistica usciva un settimanale illustrato, la «Brioni - Insel - Zeitung» ( 1910-14), che contiene notevoli contributi sull'archeologia e l'arte istriana del valente studioso dottor Anton Gnirs, conservatore ai monumenti.

La lotta nazionale sempre più dura e il radicalizzarsi dei partiti nel primo novecento trovano espressione in nuovi organi di stampa. Breve ma ardente la vita de «La Fiamma» (1911-12), diretta dal giovane poeta portolano Renato Rinaldi (1889-1914), cronista del «Giornaletto», che si ebbe la collaborazione del vecchio patriota Felice Glezer, di Antonio De Berti e Giovanni Pesante. Il combattivo foglio politico-letterario attaccò coraggiosamente e intrepido si difese dagli avversari e dalla pesante censura, avendo «in cima a tutto la difesa della nazionalità italiana, l'educazione al culto della patria, un partito di fiera resistenza tenace al governo che ci vuole nazionalmente morti, di lotta senza tregua al partito slavo nostro inconciliabile nemico».

I commenti alla guerra di Libia, la battaglia per la scuola italiana, per l'amministrazione provinciale e comunale dimostrano la calda italianità del giornale, che si scaglia contro i timidi e i pavidi e perciò viene colpito da innumerevoli provvedimenti di sequestro. Frequentemente ospita le liriche di Tino Gavardo e di Nazario Stradi e quelle d'una satirica Compagnia dei Giocondi. Tuttavia la giocondità era apparente e il verso prorompeva talvolta battagliero:

«— O popolo istriano,
aiuta, aiuta! — e la sublime chiostra
ne rombi e il verde piano.
— Mercanteggiata fu la patria...
...e quando in cielo l'almo
dì spunti della patria ultima guerra,
pria che al nemico cedere un sol palmo
di vostra antica terra,
ad uno ad uno entro i vermigli rivi
del vostro sangue piombate da forti,
e il vostro suolo, se non più da vivi,
occupate da morti...».

Evidentemente un giornale che definiva tirannico e liberticida il governo austriaco, mentre elogiava con entusiasmo ogni attività italiana della regione, non poteva aver vita facile, e presto dovette congedarsi con rammarico dai suoi lettori (21).

«L'Istria Socialista» (1911), rampollata anch'essa da «Il Proletario», riportava la voce dei socialisti istriani, avviandosi nuovamente verso l'internazionalismo sotto la direzione del siciliano Vincenzo Vacirca che nell'ultimo tempo aveva diretto «La Terra d'Istria».

Una piccola rivista, opera di giovanissimi, inesperti, è tuttavia segno di libera iniziativa: «Vis Nova» (1912), diretta dallo studente polese Mario Zanetti (n. nel 1894, † nell'internamento a Sitzendorf nel 1917), che accoglie prose e versi di qualche pretesa letteraria.

Il primo novecento vede pure una ripresa della stampa croata in Istria. Il «Mladi lstran» (1906-08) si rivolge ai giovani della costa liburnica, la «Narodna Prosvjeta» (1906-1914) e la «Hrvatska Skola» (1912-14) di Pisino sono due riviste di cultura e di scuola, ma anche armi efficaci di campagna politica.

La «Nasa Sloga», organo del partito croato, si trasferisce da Trieste a Pola nel 1913, divenendo settimanale ed affiancandosi agli organi in lingua tedesca dell'on. Laginja; sua meta finale, comune del resto a tutta la stampa slava: l'Istria ai croati, con o senza l'Austria!

Gli ultimi giornali dell'anteguerra sono «Unione Nazionale» (1913-14), venuta a sostituire la «Vita Autonoma» del Salata in un momento critico; i pochi numeri de «Il Popolo» (1913), organo del comitato elettorale democratico di Pola per sostenere la candidatura del dott. Carlo Devescovi nel III° collegio dietale, contro la corrente internazionalista dei socialisti capeggiata dal Lirussi e contro i croati che presentavano la candidatura dell'avv. Lorenzo Scalier; i quattro numeri de «La Giovane Istria» di Pio Riego Gambini (Capodistria 1893, † sul Podgora nel 1915), dedicati ai giovani del comitato giovanile democratico sociale, sorto nell'11 col nome di Fascio giovanile istriano a scopi patriottici e culturali (22).

Durante il primo conflitto mondiale scomparve quasi del tutto la stampa italiana, costretta nei pochi casi di sopravvivenza ad un programma rigidamente austriaco. A Trieste restò «Il Lavoratore»; a Pola i giornali italiani furono sostituiti da «Il Gazzettino di Pola», redatto dal vegliotto Guido Floreani, mentre i croati ebbero accanto al «Polaer Tagblatt» un altro foglio, anch'esso governativo, nell'«Hrvatski List».

Solo sulla fine del '18 si fa portavoce delle gravi condizioni di disagio della numerosa classe operaia «La difesa degli operai e degli agricoltori», organo internazionalista, che si dichiara già favorevole alla formula di Wilson, ma contemporaneamente inneggia a Lenin e all'Internazionale proletaria.

Al finir della guerra «Il Gazzettino di Pola» si adatta disinvolto alla nuova situazione, ed è pronto a salutare lietamente l'entrata delle truppe italiane e a riportare la cronaca di quelle giornate indimenticabili; l'«Hrvatski List» è soppresso per il suo violento linguaggio al principio del '19 dal Comando della Marina Italiana (23).

Il dopoguerra vede una ripresa del giornalismo istriano, di non lunga durata. All'entrata degli Italiani, esce a Capodistria «L'lstria Redenta». edita da Arturo Bondi, professore di storia e geografia nel locale Liceo; col '19 «Il Gazzettino di Pola» viene sostituito da «L'Azione» di Antonio De Berti (n. a Pago 1889, + a Roma 1952) con redattore capo Romano Drioli da Isola, di tendenze socialiste riformistiche; riprende ad uscire «Il Proletario» ormai comunistizzato, e Giovanni Timeus, che era stato collaboratore dell'amm. Thaon di Revel durante la guerra, risuscita per circa un anno il suo «Giornaletto», con scarsa fortuna.

Il primo giornale fascista è «L'Ardito» di Rovigno, imbevuto di ideali sociali «per combattere tutte le ingiustizie, tutte le camorre, per proteggere i deboli, gli angariati, i disoccupati e gli sfruttati».

I socialisti polesi, in lotta col bolscevismo imperante nella Camera del Lavoro, pubblicano «II Lavoro», anch'esso ispirato dal De Berti. A Laurana poi esce, ad opera di quello stesso Grossmann che con la sua «Prava Nasa Sloga» aveva combattuto la «Nasa Sloga», la «Voce dell'Istria, Glas Istre», settimanale italiano redatto in lingua italiana e croata.

La lotta contro il sovversivismo, riaccesasi violenta dopo il sanguinoso scontro fra dimostranti e carabinieri del 1 maggio 1920 ( Port'Aurea), diede origine a «Il Nuovo Giornale di Pola», ideato dall'ing. Bernardino Fabro (di Dignano, 1883-1946, autore nei suoi anni giovanili del foglietto anticlericale «La Befana») e sostenuto dall'amm. Cusani-Visconti, comandante della Piazza militare e marittima. Anche «L'Azione» fu portato a sostenere in un primo tempo i Fasci di combattimento, dai quali però si staccò dopo le elezioni politiche del '21 e la trasformazione del movimento fascista in Partito.

I Fasci ebbero allora il proprio organo nell'«Istria Nuova», fondata dal prof. Giuseppe Leonardelli e diretta dal Fabro e poi dall'avv. Polimante, con la collaborazione dell'avv. Mario Presil e di Ruggero Pascucci.

Nel '22 cominciò ad uscire «La Voce della Basilica», poco più d'un bollettino parrocchiale con postille d'attualità di vita polese, il quale ebbe tra i primi collaboratori mons. Antonio Santin.

Nell'anno medesimo il pinguentino Alfredo Mattei diede vita a «El Grizolo», vivace foglio politico satirico, cui collaborarono principalmente Rodolfo Manzin, Bernardino Fabro e l'ottimo vignettista Gigi Vidris.

Nel '23 il De Berti cedette «L'Azione» alla Federazione fascista, che costituì appositamente l'Unione Editrice Istriana diretta dal pisinese prof. Giovanni Maracchi ed assorbì l'ormai inutile «Istria Nuova».

Un gruppo di fascisti dissidenti (capeggiato dal Fabro) fece uscire per breve tempo il settimanale «II Lunedì», finché la crisi fu sanata dall'intervento delle superiori gerarchie (on. Spinelli).

I popolari ebbero pure un piccolo periodico nella «Scintilla» di Giovanni Brovedan, mentre nell'ottobre del 1923 riapparve, con tono piuttosto polemico anche sul piano personale «II Nuovo Giornale» di Giuseppe Sain e Giacomo Ambrosi, che si professava indipendente.

L'ultima battaglia antifascista fu tentata dal De Berti con «L'Arena» del 1925, ma presto le nuove leggi sulla stampa tolsero di mezzo i fogli dell'opposizione e anche molti indipendenti. Restò solo quotidiano «L'Azione», trasformatosi nel 1929 in «Corriere Istriano» e durato con indirizzo governativo fino al '45; gli prestavano collaborazione l'avv. Vittorio Ciocchetti, Alfredo Mattei, Ernesto Durin, Pietro Sfilligoi, Mario Segnan, Giuseppe Sain, Rodolfo Manzin, Adolfo Parentin, Achille Gorlato, Ada Sestan, Marco Di Drusco ed altri ancora.

Fallì invece dopo i primi numeri una rivista mensile di studi istriani e di propaganda nazionale diretta da Alberto Cattonaro, «Histria Nobilissima» (1928); più a lungo durò un periodico mondano a fini turistici, «Brioni», a cura dell'Impresa dei grandi alberghi dell'isola omonima.

Degne di menzione le riviste dell'Istituto italo-germanico di Biologia marina di Rovigno d'Istria, «Thalassia» e «Note», che recarono preziosi studi scientifici di istriani, italiani e stranieri.

Il primo gruppo giornalistico universitario si costituì a Pola nel 1928 intorno al dott. Elvino Mazzaro, il quale fondò una pagina universitaria sul giornale «L'Azione». Con lui i più preparati e i più entusiasti erano Ferruccio Rocco e Vittorio Stagni. Morto il Mazzaro, l'iniziativa fu ripresa sotto l'egida del G.U.F. e la pagina riapparve sul «Corriere Istriano», libera e battagliera, col contributo del Rocco, di Giorgio Baccos, Ugo Mioni d'Arminio, Franco Decleva, Ilario Orsi ed altri. Dopo i numeri unici di «Goliardopoli» (1937) e «Campo di Marte» (1940), gli universitari ebbero finalmente il loro organo nel 1942 con il quindicinale «Histria Terra». Altamente patriottico e nello stesso tempo spregiudicato e in disaccordo palese con le direttive che venivano dall'alto, questo giornale denunciava corruzioni, soprusi e vigliaccherie con notevole dose di coraggio: vi collaborarono Dino Muggia, Steno Califfi ed altri.

Giungiamo così alla fine del secondo conflitto mondiale, all'occupazione jugoslava e all'ultima disperata lotta per la sopravvivenza nazionale. Questa lotta è stata possibile solo a Pola, occupata dal giugno 1945 al settembre 1947 dagli Alleati anglo-americani. Gli Slavi vi pubblicano fin dai primi giorni «La Nostra Lotta», presto seguita da «Il Nostro Giornale» ( 1945-47), diretto dal prof. Domenico Cernecca in funzione della propaganda slavo-comunista che si presenta sotto le spoglie di Unione antifascista italo-slava.

Con italiano equilibrio la combatte «L'Arena di Pola», fondata dal prof. Attilio Craglietto e dall'avv. Giuseppe Bacicchi e diretta successivamente dal prof. Guido Miglia e da Corrado Belci (collaboratori prof. Enrico Cattonaro, prof. Marcello Grego, prof. Massimo Manzin, ing. Giordano De Luca, Bruno Miliesi, Steno Califfi, Franco Decleva, Pasquale De Simone). Ad essa si rivolgono fiduciosi i cittadini che han bisogno di guida e di conforto nei gravi momenti di disorientamento e di pericolo.

«L'Arena» mostra moderazione e lealtà di fronte alla prepotente aggressività e tracotanza slava; la cittadinanza, stretta intorno al C.L.N. e al giornale, la seguirà nell'esilio dopo la bella ma vana battaglia, poiché il destino della Venezia Giulia fu deciso altrove, alla Conferenza di Parigi, con l'infausto dettato di pace del 1947.

Con «L'Arena» e «La Posta del Lunedì» di Pietro Sfilligoi (cui collabora Enrico Colussi) è in linea pure «El Spin», fortunato e coraggioso foglio satirico-politico settimanale redatto da Rodolfo Manzin (con la valida collaborazione di Gigi Vidris, Giovanni Giadresco, ing. Antonio Malusà, prof. Enrico Cattonaro, Albino Dorliguzzo e Brunetta Benussi), diffuso anche a Trieste e avidamente ricercato nella zona dell'Istria occupata dagli iugoslavi.

Agli istriani oppressi si rivolgono in particolare alcuni fogli clandestini, da «La Voce del Quarnero» a «II Grido dell'Istria», «Il Proletario», «Va fuori ch'è l'ora!», «Pravi Istranin». Gli studenti Corrado Belci e Pasquale De Simone danno vita quasi da soli al settimanale politico-letterario «Democrazia», di cui resta memorabile la polemica con Luigi Bartolini (24).

Nel 1947 questa stampa italiana, cui andrebbero aggiunti alcuni interessanti numeri unici, deve cessare le sue pubblicazioni in terra istriana; ma agli iugoslavi non sono rimaste che la terra e le cose: la gente e l'anima genuina dell'Istria sono venute in esilio, ancora sostenute e guidate da giornali e riviste risorti in Italia, pregni di accorata nostalgia e di intenti di revisione del dettato di pace.

   

Concludendo, possiamo affermare che la stampa rispecchia i caratteri delle tre culture che si contendono il campo in Istria:

  • la cultura italiana, matura ed espressa anche nel ristretto ambito regionale da pubblicazioni di carattere politico, letterario e scientifico;
  • la cultura tedesca (fino alla guerra mondiale), matura anch'essa ma necessariamente costretta ad espressioni ridotte dalla mancanza assoluta d'una base etnica che la vivifichi;
  • la cultura slava, più giovane di tutte, ancora nella fase politico-propagandistica.

La varietà dei giornali istriani è dovuta allo stato d'isolamento della provincia, unita per ideali e interessi all'Italia, da cui è politicamente staccata e quindi obbligata a farsi una stampa propria ed autonoma, sorella a quella trentina e dalmata. Spesso essa è portavoce di interessi strettamente locali, perché nella provincia esistono vari centri pressoché di uguale importanza e solo lentamente e non senza ostilità Pola va prendendo il sopravvento.

Se escludiamo la breve attività della tipografia capodistriana, prima in ordine di tempo, Rovigno è la prima cittadina ad avere una propria tipografia e mantiene una intraprendenza forse sproporzionata alla sua popolazione e alla sua importanza (sede del Tribunale).

La partecipazione di Capodistria, di antiche tradizioni culturali, è inferiore all'aspettativa per imprese giornalistiche, data la sua prossimità a Trieste; Parenzo poi offre un numero di giornali pari a questa, favorita com'è dal fatto di essere sede della Dieta e dell'amministrazione provinciale (25).

Di fronte alla stampa esclusivamente italiana delle cittadine minori, Pola ha una stampa eterogenea, come è eterogenea nel periodo austriaco la sua popolazione, cresciuta a ritmo rapidissimo intorno alle opere militari dell'Austria. Ma anche qui, nell'ambiente corrotto dai traffici e dalle facili fortune, dove l'elemento non italiano giunge a rappresentare in certe congiunture la metà della popolazione, e dove è maggiore la pressione governativa per farne una città militare fidatissima, la superiorità della cultura italiana si manifesta eloquentemente.

Tra il 1900 e lo scoppio della guerra mondiale vi si stampano venti periodici, dei quali quattordici in  lingua italiana (tradi essi due sono governativi), uno trilingue, quattro tedeschi ed uno croato.

L'opinione pubblica, quando è libera d'esprimersi, dovunque s'esprime in termini di netta prevalenza italiana.

Sergio Cella

Devo un sentito ringraziamento ai signori avv. Cesare Pagnini, avv. Téseo Rossi, dott. P. A. Quarantotti Gambini, Giuseppe Sain e rag. Pasquale De Sìmone, i quali cortesemente mi hanno fornito utili notizie per questo lavoro.


Note:

  1. FEDERICO AUGUSTO PERINI, Giornalismo italiano in terra irredenta (prefazione di Paolo Orano). Perugia, R. Università degli Studi, 1937. Da vedersi pure: La Stampa periodica italiana all'estero. Indice dei periodici tutti o in  parte in lingua  italiana, che  si  stampavano all'estero, cioè fuori dei confini politici del Regno, negli anni 1905-1907. preceduto da uno studio storico a cura di Giuseppe Fumagalli, con 33 illustrazioni. Esposizione Internazionale di Milano. (1906). Mostra «Gli Italiani all'Estero», vol. IV, Milano, presso il Comitato ordinatore, 1909.
  2. ADOLPH DRESLER, Geschichte der ltalienischen Presse, R. Oldenburg. Miinchen-Berlin,  1933-34, voll.  3.
  3. CAMILLO DE FRANCESCHI, Giovanni Timeus nel quadro del giornalismo polese e istriano, «La Porta Orientale», Trieste, 1951. anno XXI, n. 5-6.
  4. CESARE PAGNINI, Marco Tamaro ed il giornalismo istriano, «Pagine Istriane», Trieste, 1950, III serie, n. 4.
  5. BERNARDO SCHIAVUZZI, Coltura e stampe in Pola nei sec. XIX e XX, «Histria Nobilissima», Pola,  1928, anno I, nn.  1 e 2.
  6. Vedasi: CAMILLO DE FRANCESCHI, Giuseppe De Coletti tipografo e giornalista (contributo alla storia della tipografia e del giornalismo a Trieste), «Atti e Memorie» della Società Istriana di Archeologìa e di Storia Patria, Parenzo, 1934, vol. XLVI.
  7. II lavoro più recente sull'argomento è di GIOVANNI QUARANTOTTI: Pietro Kandler e L'Istria (con bibliografia essenziale), «Pagine Istriane», Trieste, 1951, III serie, n. 5; un lavoro più ampio e analitico si deve allo stesso Autore: Pietro  Kandler  nel  XL  anniversario  dalla morte, aggiuntavi la bibliografia degli scritti di lui a stampa. Trieste, Caprin, 1921. Su «L'Istria» in particolare, cfr. l'articolo di BERNARDO BENUSSI, «Pagine Istriane», Capodistria.  1912, anno X. n. 4-6.
  8. Vedasi: GIULIO SABA, Michele Fachinetti (con ampia bibliografia), «Archeografo Triestino», Trieste, 1949, IV serie, vol. XIV-XV, e GIOVANNI QUARANTOTTI, Cent'anni fa usciva a Trieste il primo numero del POPOLANO DELL'ISTRIA, «Il Giornale di Trieste», Trieste, 29 settembre  1950.
  9. Vedasi: SERGIO CELLA, Jacopo Andrea Contento e i primi almanacchi istriani, «La Porta Orientale», Trieste, 1951, anno XXI, n. 5-6, e GIOVANNI QUARANTOTTI, La Porta Orientale di Carlo Combi, «La Porta Orientale», Trieste, 1931, anno I, n. 1.
  10. Sull'«Istriano» vedansi la lettera del Combi al De Franceschi del 24-4-1860 in: FRANCESCO SALATA, Un precursore: Carlo De Franceschi, «Atti e Memorie», Parenzo, 1929 (voi. XLI/1, pagg. 30-31 dell'estratto), un'altra lettera del Combi in «Pagine Istriane», Trieste, 1955, III serie, n. 22 (pagg. 49-50) e il documento 745 in: SILVIO MITIS. Alcuni documenti dell'Archivio Capitanale di Pisino, «Atti e Memorie», Parenzo, 1924, vol. XXXVII.
  11. Sulle origini del giornalismo fiumano, vedasi: GIULIANO GAETA, Le origini del giornalismo fiumano, «Fiume», Roma, 1954, anno II, 1-2 e 3.
  12. Sul Manzoni e la sua attività politica esiste un utile saggio di NICOLO COBOL: Un cospiratore di Capodistria nel Risorgimento (con illustrazioni). Trieste.  Anonima Libraria Italiana, 1928.
  13. La figura di Paolo Tedeschi educatore e giornalista è rievocata da TRANQUILLO BACCHIA: Paolo Tedeschi, «Atti e Memorie», Parenzo, 1938, vol. L.
  14. A Roma si erano già pubblicati i primi volumi dell'«Archivio Storico per Trieste, l'Istria e il Trentino» diretto da Salomone Morpurgo ed Albino Zenatti (dal 1881 al 1895).
  15. Per questo periodo, vedasi: SERGIO  CELLA, Figure di Podestà di Pola: Angelo Demartini, «Difesa Adriatica», Roma, 31 luglio 1954.
  16. Questo carattere espansionista del Risorgimento slavo, in contrapposto al carattere europeo del Risorgimento italiano, è stato bene rilevato da Giuliano Gaeta al XXXII Congresso di Storia del Risorgimento (Firenze, 9-12 settembre 1953); la comunicazione su a Atteggiamenti dottrinari e giornalistici del Risorgimento slavo di fronte all'italiano» è stata pubblicata sulla «Rassegna storica del Risorgimento», Roma, 1954, anno XLI, fase. II-III.
  17. Un breve profilo di Francesco Salata si deve a GIUSEPPE STEFANI: Francesco Salata, «Pagine Istriane», Trieste 1950, III serie, n. 4.
  18. Per più ampi ragguagli sulla vita culturale di Pola, vedasi: SERGIO CELLA, Vita culturale polese dell''800, «Pagine Istriane», Trieste, 1951, III serie,  n.  6.
  19. Per questo periodo vedasi: SERGIO CELLA, Gli anni verdi della città di Pola - Tra il 1908 e il 1912 - «Difesa Adriatica», Roma, 15 agosto 1953.
  20. Vedasi l'articolo di MELCHIORRE CORELLI: Nel cinquantenario delle PAGINE ISTRIANE, «Pagine Istriane», Trieste, 1954, III serie, n. 17-18.
  21. Vedasi l'articolo di CESARE BRUMATI: Renato Rinaldi, «Pagine Istriane», Trieste, 1950, III serie, n. 4.
  22. Vedasi gli articoli: P.A. QUARANTOTTI GAMBINI, Pio Riego Gambini e le fondazione del Fascio Giovanile Istriano, «La Porta Orientale», Trieste, 1940, anno X, n. 6-7; e dello stesso: Pio Riego Gambini, «Pagine Istriane», Trieste, 1954, III serie, n. 19-20.
  23. Durante la prima guerra mondiale si rese indipendente la tipografia di Antonio Rocco, già collaboratore del Coana di Parenzo, che passata al figlio Francesco si affermò come la migliore e più rinomata tipografia di Pola.
  24. Per più ampi ragguagli sulla vita culturale di Pola, vedasi: SERGIO CELLA, Vita culturale polese del '900, «Pagine Istriane», Trieste, 1952, III serie, n. 10-11.
  25. Al XXXIV Congresso dell'Istituto per la storia del Risorgimento italiano (Venezia, 20-23 ottobre 1955) ho presentato una comunicazione sull'Importanza  e caratteri  della  stampa istriana  (1860-1918).

Tratto da:

  • Sergio Cella, "Giornalismo e stampa periodica in Istria", Atti e Memorie della Società Istriana di Archeologia e Storia Patria, Nuova Serie vol. IV, 1956, P. 120 sgg. e v. V, Venezia 1957, p. 147 sgg.

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Created: Wednesday, April 01, 2009; Last updated: Wednesday, October 07, 2015
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