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7
gennaio 2008
LUTTO AL TNC «IVAN DE ZAJC» DI
FIUME E SULLA SCENA ARTISTICA CROATA
Si è spenta una stella: Galiano
Pahor non è più tra noi
FIUME - Grave lutto
nell'ambiente teatrale fiumano e nazionale. Nella giornata di sabato in
seguito a lunga malattia è venuto a mancare, all'età di 53 anni l'attore
connazionale Galiano Pahor.
Figura di spicco dapprima
al TNC di Fiume, Galiano Pahor, polese di nascita, aveva raggiunto in
seguito risonanza pure a livello di Croazia segnando in maniera
significativa, con la sua arte versatile e la sua presenza carismatica,
tre decenni di vita teatrale.
Dopo aver frequentato il
Liceo Italiano di Fiume - e parallelamente la Filodrammatica della CI di
Fiume sotto la guida di Nereo Scaglia, maestro indimenticabile che lo
iniziò al difficile mestiere dell'attore - ed aver conseguito il diploma
presso l'Istituto di studi per lo spettacolo di Roma, Galiano Pahor
entrò a far parte del Dramma Italiano, nel cui ambito lo spettacolo che
lo avvicinò di più al pubblico fu "La zia di Charley" di B. Thomas.
Nella nostra compagnia, nell'arco di un decennio, interpretò una
cinquantina di personaggi del teatro classico come di quello moderno ed
autori quali Camus, Goldoni, Lorca, Pirandello, Ionesco.
Risale al 1986 la sua
adesione al Dramma Croato, dove interpreterà ruoli importanti quali
Valeri in "Leonce e Lena", Christopher Wren in "Trappola per topi",
Bobčinski nel "Revisore", Petipon ne "La Dama di Chez Maxime", Ercole in
"Kraljevo", Fumulo in "Esercitazione alla vita", Lopahin ne "Il giardino
dei ciliegi", Kozlović in "Glorija", e molti altri.
Fu attore ospite
apprezzato in vari teatri zagabresi, tra i quali il Gavella, il ZeKaeM,
il Komedija come pure al Teatro di Pola.
Il suo senso per la
comicità, unitamente alla sua splendida voce baritonale, gli permise di
esibirsi in musical ed operette quali "La piccola Floramy" (Šjor Bepo),
"Jalta, Jalta" (indimenticabile Griša), "Vita Parigina" (Bobine), "Kiss
me Kate" (Graham/Petruccio), "L'uomo de La Mancha" (Don Chisciotte).
Gli arrise pure il
successo cinematografico con partecipazioni a pellicole quali "Luka",
"Vita con lo zio", "Settima cronaca", "Il transatlantico" e apparizioni
in vari serial televisivi.
Nel 1996 fu a Milano, al
Teatro di Porta Romana, con "I me ciamava per nome 47.787". La sua
presenza non poteva mancare a manifestazioni di prestigio quali i Giochi
estivi di Ragusa, l'Estate spalatina, l'Estate di Ocrida, ai Festival di
Capodistria, di Pola, e parimenti il suo operare fu remunerato da premi
prestigiosi tra i quali ricorderemo: il Premio della Comunità teatrale
di Fiume quale migliore attore del 1984, il premio quale migliore attore
maschile alle Giornale di Marullo di Spalato nel 1991 per la parte di
Fumulo, e l'anno successivo per il ruolo di Ercole in "Kraljevo".
Tra gli altri premi
prestigiosi rileveremo il Premio Città di Fiume nel 1994, il Premio
Orlando al Festival di Ragusa nel 1995. Nel 2001 su iniziativa del
presidente di Croazia, Pahor fu insignito anche dell'Ordine del plettro
croato per il suo contributo artistico. L'anno scorso gli è stato
conferito il premio del Teatro Croato per il ruolo di Griša e
quest'anno, il prestigioso Vladimir Nazor per la parte di Schurzinger in
"Kazimir e Karolina".
Tuttavia, questa sfilza
di premi, di ruoli, di partecipazioni importanti non possono rendere
neanche lontanamente il personaggio di Galiano, la sua presenza scenica
ed umana di contagiosa vitalità, irradiante un'aura magnetica che
"riempiva" il palcoscenico e il teatro, che affascinava il pubblico o
semplicemente, portava una ventata di simpatia e calore. Carismi
naturali dell'artista.
Pur operando in un
ambiente non privo di rivalità, antagonismi ed anche cattiverie, Galiano
aveva mantenuto una sua pulizia interiore, un che di "fanciullesco" e di
disarmante. La sua divisa era "non fare agli altri quello che non
vorresti fosse fatto a te".
Ne aveva fatta di strada
Pahor; eppure, noi abbiamo ancora negli occhi il Galiano diciottenne al
suo debutto al "Circolo Italiano di Cultura" di Fiume, che (sotto i suoi
primi riflettori), con tanto di frac, cilindro, guanti bianchi, bastone
e mantello double face - che egli faceva volteggiare con stile -
cantava, con voce suadente e splendida, lo sguardo intenso e chiaro, la
figura slanciata, l'Omino in Frac e "... a mezzanotte va la ronda del
piacere...". E avevamo capito immediatamente che era nata una stella.
Grazie, Galiano.
Patrizia Venucci Merdžo
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a dirlo è Loredana Gašparović
Galiano era il teatro, unico e
irripetibile
“Nella mia lunga carriera
in veste di responsabile del settore marketing e pubblicità del teatro,
Galiano Pahor fu da sempre il mio beniamino. Si intratteneva sempre con
piacere nel mio ufficio a fare quattro chiacchiere. Me lo ricordo come
una persona solare, un vero combattente ed un Artista con la A maiuscola
– così nei ricordi di Loredana Gašparović –. Correva l'anno 1975 quando,
dopo la premieré de “La cantatrice calva” del Dramma Italiano, mi sono
intrattenuta nell'atrio della Casa di Cultura, dove a quel tempo si
mettevano in scena gli spettacoli causa i lavori di restauro del teatro,
con l'allora direttore del DI Bruno Petrali, che mi chiese: 'Che cosa ne
pensa del giovane Galiano Pahor?' - 'Non posso esprimere ancora nessuna
opinione su di lui' gli risposi. Al che Petrali mi disse: 'Sarà un
grande attore'. E così fu. Divenne un grande Attore e il teatro,
specialmente quello fiumano, non sarà più lo stesso con la sua
scomparsa”.
“Dramma, commedia,
musical – divino connubio di talenti, questo era Galiano – continua la
Gašparović -. Lui era il teatro, unico e irripetibile. In questo momento
la tristezza e il dolore fanno rivivere in me tutta la galleria dei suoi
meravigliosi personaggi che lo seguiranno nel suo ultimo cammino.
Galiano rimarrà un mito fino alla scomparsa dell'ultimo spettatore
teatrale che ebbe modo di vederlo in scena”. (vc)
così Nada Matošević, sovrintendente dello
«Zajc»
Il suo estro artistico non
conosceva confini
"Era una persona
squisita, un grande talento, un vero combattente, sempre ottimista anche
nella sua grave malattia" - con queste parole la sovrintendente del
Teatro Nazionale Croato “Ivan de Zajc”, Nada Matošević ha voluto
accomiatarsi da Galiano Pahor –. "Ho collaborato con lui nei vari
allestimenti musicali e posso affermare giustamente che il suo estro
artistico non conosceva confini. Un attore completo, tenace fino
all'ultimo e indubbiamente un perfezionista. Il nostro teatro ma anche
tutta la scena artistica croata ha perso un grande, un personaggio che
ha lasciato un'impronta indelebile sul e al di fuori del palcoscenico; e
noi tutti siamo rimasti senza un amico straordinario". (vc)
ERA UN'AMICIZIA PARTICOLARE
In Agnese Superina lascia un
grande vuoto
Agnese Superina,
presidente della CI fiumana, giornalista di Radio Fiume, e
vicepresidente dell'Unione Italiana, che all’inizio degli Anni 80 ha
lavorato con lui ne “La zia di Charley”, ricorda Galiano Pahor con tanto
affetto.
“Galiano lascia un vuoto
tremendo nel mio cuore, per quell'amicizia particolare che ci ha legato
– era padrino di battesimo di mia figlia –, per il suo coraggio
dimostrato nel decorso della malattia. Non ha mai smesso di sperare: ha
combattuto fino all'ultimo, anche quando, in una telefonata alla fine di
ottobre, mi aveva detto 'Sto partendo'. Era e rimane mio grande amico.
Galiano, giovane liceale, ha iniziato la sua carriera come cantante
nella sezione di Arte varia della CI, della quale facevo parte, però
nella sezione della Filodrammatica. La sua bravura ed il suo talento non
passarono inosservati all'allora guida della sezione, il grande Nereo
Scaglia, che dapprima lo fece lavorare con noi e poi lo ‘trascinò' a
rimpolpare le file del Dramma Italiano, una compagnia che dopo dieci
anni, gli stava stretta. Posso affermare che è ripartito alla grande ed
ha avuto successo in tutti i campi in cui si è cimentato, come attore,
cantante ma anche come ballerino. (vc)
nei RICORDi della DIRETTRICE DEL DI LAURA
MARCHIG
L’umorismo era la sua arma
principale
"Conosco Galiano da una
vita, da quando ragazzina, a 14 anni, venni chiamata a interpretare un
piccolo ruolo al Dramma Italiano - ricorda Laura Marchig, direttrice del
Dramma Italiano -. Galiano, allora, era un giovane attore entrato in
compagnia solo da qualche anno e aveva subito dimostrato di possedere
delle doti attoriali non comuni, una particolare duttilità e una
presenza scenica che non gli permettevano di passare inosservato.
Volitivo e gran lavoratore, con il tempo aveva saputo crescere e
diventare quello straordinario artista che tutti conosciamo; un attore
dalla rara potenza espressiva che informava e riempiva di sé lo spazio,
riuscendo a comunicare emozioni come pochi e ad andare dritto al
cervello e al cuore della gente.
Come tutti i grandi
artisti non aveva certamente un carattere facile, ma il suo era
eccezionale sotto tutti i punti di vista. Lo ha dimostrato ampiamente
nel modo in cui ha saputo affrontare la terribile malattia: lottando non
con rabbia ma con l’ottimismo, la caparbietà di chi sopra ogni cosa ama
la vita. Era quasi incredibile come Galiano riuscisse a ribaltare la
situazione ponendosi nei confronti di chi gli stava accanto come colui
che era il portatore di normalità, e a creare la normalità in una
situazione anomala. L’umorismo era la sua arma principale e un fedele
compagno di strada.
Galiano Pahor avrebbe
dovuto interpretare il personaggio di Pantalone in “Goldoni Terminus” la
nostra ultima produzione internazionale e, ritornare così a collaborare
con il Dramma Italiano. Entrambi eravamo felici della cosa. Purtroppo,
proprio alla vigilia dell’inizio delle prove, fu nuovamente assalito da
quello che definiva 'un ospite indesiderato'.
Magdalena Lupi ne ricorda il coraggio
Per lui l'arte e la vita erano
indissolubili
“È difficile credere che
il nostro Gale non è più tra noi – confessa Magdalena Lupi, drammaturgo
allo “Zajc”, ultimamente sostituta di Pahor a capo del Dramma Croato. –
Con lui se n’è andata una parte del Teatro fiumano come pure della scena
teatrale croata. Serberò sempre nei ricordi quel suo modo di dedicarsi
con tutta l’anima al teatro, il suo vivere intensamente la vita in ogni
istante. Per lui l’arte e la vita erano una sola cosa. Sono pochi quelli
che portano in se questa caratteristica. È stato un esempio di coraggio,
di lotta per ogni attimo di vita, per il quale ha combattuto sempre con
il sorriso sulle labbra. Ed è per questo che gli dobbiamo un grazie
infinito. Ci mancherà tanto: come artista, collega e come amico." (as)
Damir Halilić, amico nella musica
Peccato non aver inciso un disco
insieme
“Ricordo con nostalgia
gli anni in cui ho avuto modo di collaborare con Pahor, dapprima a
teatro nel 'Re Lear' e poi nel progetto musicale 'Public' - sono le
parole di Damir Halilić Hal, chitarrista e compositore, che all'inizio
degli Anni 90 era uno dei creatori dei Public, un gruppo in cui si è
impegnato anche Galiano Pahor, che suonava un genere difficile da
definire e che ha comunque avuto un grande successo radiofonico e
televisivo senza avere mai inciso un disco.
“Proporre lui come
uomo-immagine – dice Hal – è stata una scelta vincente, una sorpresa
sulla scena musicale. Mi rammarico del fatto che il progetto non sia
durato di più e che non sia mai uscita un’edizione ufficiale. Anche se
sapevo che stava male, la sua morte mi ha colpito tanto". (lv) |