Reprinted from: http://www.edit.hr/lavoce/060909/cultura.htm

7 gennaio 2008

LUTTO AL TNC «IVAN DE ZAJC» DI FIUME E SULLA SCENA ARTISTICA CROATA
Si è spenta una stella: Galiano Pahor non è più tra noi

FIUME - Grave lutto nell'ambiente teatrale fiumano e nazionale. Nella giornata di sabato in seguito a lunga malattia è venuto a mancare, all'età di 53 anni l'attore connazionale Galiano Pahor.

Figura di spicco dapprima al TNC di Fiume, Galiano Pahor, polese di nascita, aveva raggiunto in seguito risonanza pure a livello di Croazia segnando in maniera significativa, con la sua arte versatile e la sua presenza carismatica, tre decenni di vita teatrale.

Dopo aver frequentato il Liceo Italiano di Fiume - e parallelamente la Filodrammatica della CI di Fiume sotto la guida di Nereo Scaglia, maestro indimenticabile che lo iniziò al difficile mestiere dell'attore - ed aver conseguito il diploma presso l'Istituto di studi per lo spettacolo di Roma, Galiano Pahor entrò a far parte del Dramma Italiano, nel cui ambito lo spettacolo che lo avvicinò di più al pubblico fu "La zia di Charley" di B. Thomas. Nella nostra compagnia, nell'arco di un decennio, interpretò una cinquantina di personaggi del teatro classico come di quello moderno ed autori quali Camus, Goldoni, Lorca, Pirandello, Ionesco.

Risale al 1986 la sua adesione al Dramma Croato, dove interpreterà ruoli importanti quali Valeri in "Leonce e Lena", Christopher Wren in "Trappola per topi", Bobčinski nel "Revisore", Petipon ne "La Dama di Chez Maxime", Ercole in "Kraljevo", Fumulo in "Esercitazione alla vita", Lopahin ne "Il giardino dei ciliegi", Kozlović in "Glorija", e molti altri.

Fu attore ospite apprezzato in vari teatri zagabresi, tra i quali il Gavella, il ZeKaeM, il Komedija come pure al Teatro di Pola.

Il suo senso per la comicità, unitamente alla sua splendida voce baritonale, gli permise di esibirsi in musical ed operette quali "La piccola Floramy" (Šjor Bepo), "Jalta, Jalta" (indimenticabile Griša), "Vita Parigina" (Bobine), "Kiss me Kate" (Graham/Petruccio), "L'uomo de La Mancha" (Don Chisciotte).

Gli arrise pure il successo cinematografico con partecipazioni a pellicole quali "Luka", "Vita con lo zio", "Settima cronaca", "Il transatlantico" e apparizioni in vari serial televisivi.

Nel 1996 fu a Milano, al Teatro di Porta Romana, con "I me ciamava per nome 47.787". La sua presenza non poteva mancare a manifestazioni di prestigio quali i Giochi estivi di Ragusa, l'Estate spalatina, l'Estate di Ocrida, ai Festival di Capodistria, di Pola, e parimenti il suo operare fu remunerato da premi prestigiosi tra i quali ricorderemo: il Premio della Comunità teatrale di Fiume quale migliore attore del 1984, il premio quale migliore attore maschile alle Giornale di Marullo di Spalato nel 1991 per la parte di Fumulo, e l'anno successivo per il ruolo di Ercole in "Kraljevo".

Tra gli altri premi prestigiosi rileveremo il Premio Città di Fiume nel 1994, il Premio Orlando al Festival di Ragusa nel 1995. Nel 2001 su iniziativa del presidente di Croazia, Pahor fu insignito anche dell'Ordine del plettro croato per il suo contributo artistico. L'anno scorso gli è stato conferito il premio del Teatro Croato per il ruolo di Griša e quest'anno, il prestigioso Vladimir Nazor per la parte di Schurzinger in "Kazimir e Karolina".

Tuttavia, questa sfilza di premi, di ruoli, di partecipazioni importanti non possono rendere neanche lontanamente il personaggio di Galiano, la sua presenza scenica ed umana di contagiosa vitalità, irradiante un'aura magnetica che "riempiva" il palcoscenico e il teatro, che affascinava il pubblico o semplicemente, portava una ventata di simpatia e calore. Carismi naturali dell'artista.

Pur operando in un ambiente non privo di rivalità, antagonismi ed anche cattiverie, Galiano aveva mantenuto una sua pulizia interiore, un che di "fanciullesco" e di disarmante. La sua divisa era "non fare agli altri quello che non vorresti fosse fatto a te".

Ne aveva fatta di strada Pahor; eppure, noi abbiamo ancora negli occhi il Galiano diciottenne al suo debutto al "Circolo Italiano di Cultura" di Fiume, che (sotto i suoi primi riflettori), con tanto di frac, cilindro, guanti bianchi, bastone e mantello double face - che egli faceva volteggiare con stile - cantava, con voce suadente e splendida, lo sguardo intenso e chiaro, la figura slanciata, l'Omino in Frac e "... a mezzanotte va la ronda del piacere...". E avevamo capito immediatamente che era nata una stella.

Grazie, Galiano.

Patrizia Venucci Merdžo

a dirlo è Loredana Gašparović
Galiano era il teatro, unico e irripetibile

“Nella mia lunga carriera in veste di responsabile del settore marketing e pubblicità del teatro, Galiano Pahor fu da sempre il mio beniamino. Si intratteneva sempre con piacere nel mio ufficio a fare quattro chiacchiere. Me lo ricordo come una persona solare, un vero combattente ed un Artista con la A maiuscola – così nei ricordi di Loredana Gašparović –. Correva l'anno 1975 quando, dopo la premieré de “La cantatrice calva” del Dramma Italiano, mi sono intrattenuta nell'atrio della Casa di Cultura, dove a quel tempo si mettevano in scena gli spettacoli causa i lavori di restauro del teatro, con l'allora direttore del DI Bruno Petrali, che mi chiese: 'Che cosa ne pensa del giovane Galiano Pahor?' - 'Non posso esprimere ancora nessuna opinione su di lui' gli risposi. Al che Petrali mi disse: 'Sarà un grande attore'. E così fu. Divenne un grande Attore e il teatro, specialmente quello fiumano, non sarà più lo stesso con la sua scomparsa”.

“Dramma, commedia, musical – divino connubio di talenti, questo era Galiano – continua la Gašparović -. Lui era il teatro, unico e irripetibile. In questo momento la tristezza e il dolore fanno rivivere in me tutta la galleria dei suoi meravigliosi personaggi che lo seguiranno nel suo ultimo cammino. Galiano rimarrà un mito fino alla scomparsa dell'ultimo spettatore teatrale che ebbe modo di vederlo in scena”. (vc)

così Nada Matošević, sovrintendente dello «Zajc»
Il suo estro artistico non conosceva confini

"Era una persona squisita, un grande talento, un vero combattente, sempre ottimista anche nella sua grave malattia" - con queste parole la sovrintendente del Teatro Nazionale Croato “Ivan de Zajc”, Nada Matošević ha voluto accomiatarsi da Galiano Pahor –. "Ho collaborato con lui nei vari allestimenti musicali e posso affermare giustamente che il suo estro artistico non conosceva confini. Un attore completo, tenace fino all'ultimo e indubbiamente un perfezionista. Il nostro teatro ma anche tutta la scena artistica croata ha perso un grande, un personaggio che ha lasciato un'impronta indelebile sul e al di fuori del palcoscenico; e noi tutti siamo rimasti senza un amico straordinario". (vc)

ERA UN'AMICIZIA PARTICOLARE
In Agnese Superina lascia un grande vuoto

Agnese Superina, presidente della CI fiumana, giornalista di Radio Fiume, e vicepresidente dell'Unione Italiana, che all’inizio degli Anni 80 ha lavorato con lui ne “La zia di Charley”, ricorda Galiano Pahor con tanto affetto.

“Galiano lascia un vuoto tremendo nel mio cuore, per quell'amicizia particolare che ci ha legato – era padrino di battesimo di mia figlia –, per il suo coraggio dimostrato nel decorso della malattia. Non ha mai smesso di sperare: ha combattuto fino all'ultimo, anche quando, in una telefonata alla fine di ottobre, mi aveva detto 'Sto partendo'. Era e rimane mio grande amico. Galiano, giovane liceale, ha iniziato la sua carriera come cantante nella sezione di Arte varia della CI, della quale facevo parte, però nella sezione della Filodrammatica. La sua bravura ed il suo talento non passarono inosservati all'allora guida della sezione, il grande Nereo Scaglia, che dapprima lo fece lavorare con noi e poi lo ‘trascinò' a rimpolpare le file del Dramma Italiano, una compagnia che dopo dieci anni, gli stava stretta. Posso affermare che è ripartito alla grande ed ha avuto successo in tutti i campi in cui si è cimentato, come attore, cantante ma anche come ballerino. (vc)

nei RICORDi della DIRETTRICE DEL DI LAURA MARCHIG
L’umorismo era la sua arma principale

"Conosco Galiano da una vita, da quando ragazzina, a 14 anni, venni chiamata a interpretare un piccolo ruolo al Dramma Italiano - ricorda Laura Marchig, direttrice del Dramma Italiano -. Galiano, allora, era un giovane attore entrato in compagnia solo da qualche anno e aveva subito dimostrato di possedere delle doti attoriali non comuni, una particolare duttilità e una presenza scenica che non gli permettevano di passare inosservato. Volitivo e gran lavoratore, con il tempo aveva saputo crescere e diventare quello straordinario artista che tutti conosciamo; un attore dalla rara potenza espressiva che informava e riempiva di sé lo spazio, riuscendo a comunicare emozioni come pochi e ad andare dritto al cervello e al cuore della gente.

Come tutti i grandi artisti non aveva certamente un carattere facile, ma il suo era eccezionale sotto tutti i punti di vista. Lo ha dimostrato ampiamente nel modo in cui ha saputo affrontare la terribile malattia: lottando non con rabbia ma con l’ottimismo, la caparbietà di chi sopra ogni cosa ama la vita. Era quasi incredibile come Galiano riuscisse a ribaltare la situazione ponendosi nei confronti di chi gli stava accanto come colui che era il portatore di normalità, e a creare la normalità in una situazione anomala. L’umorismo era la sua arma principale e un fedele compagno di strada.

Galiano Pahor avrebbe dovuto interpretare il personaggio di Pantalone in “Goldoni Terminus” la nostra ultima produzione internazionale e, ritornare così a collaborare con il Dramma Italiano. Entrambi eravamo felici della cosa. Purtroppo, proprio alla vigilia dell’inizio delle prove, fu nuovamente assalito da quello che definiva 'un ospite indesiderato'.

Magdalena Lupi ne ricorda il coraggio
Per lui l'arte e la vita erano indissolubili

“È difficile credere che il nostro Gale non è più tra noi – confessa Magdalena Lupi, drammaturgo allo “Zajc”, ultimamente sostituta di Pahor a capo del Dramma Croato. – Con lui se n’è andata una parte del Teatro fiumano come pure della scena teatrale croata. Serberò sempre nei ricordi quel suo modo di dedicarsi con tutta l’anima al teatro, il suo vivere intensamente la vita in ogni istante. Per lui l’arte e la vita erano una sola cosa. Sono pochi quelli che portano in se questa caratteristica. È stato un esempio di coraggio, di lotta per ogni attimo di vita, per il quale ha combattuto sempre con il sorriso sulle labbra. Ed è per questo che gli dobbiamo un grazie infinito. Ci mancherà tanto: come artista, collega e come amico." (as)

Damir Halilić, amico nella musica
Peccato non aver inciso un disco insieme

“Ricordo con nostalgia gli anni in cui ho avuto modo di collaborare con Pahor, dapprima a teatro nel 'Re Lear' e poi nel progetto musicale 'Public' - sono le parole di Damir Halilić Hal, chitarrista e compositore, che all'inizio degli Anni 90 era uno dei creatori dei Public, un gruppo in cui si è impegnato anche Galiano Pahor, che suonava un genere difficile da definire e che ha comunque avuto un grande successo radiofonico e televisivo senza avere mai inciso un disco.

“Proporre lui come uomo-immagine – dice Hal – è stata una scelta vincente, una sorpresa sulla scena musicale. Mi rammarico del fatto che il progetto non sia durato di più e che non sia mai uscita un’edizione ufficiale. Anche se sapevo che stava male, la sua morte mi ha colpito tanto". (lv)

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