Šumber - Sumberg
Cities, Towns and Hamlets


Visita a uno dei tanti castelli medievali
che fanno da corona turrita al bel panorama della vallata

Sumberg, nella storia della Val d’Arsa

È stato quasi per caso che ci siamo trovati nel paese di Sumberg (Šumber), posto sulla dorsale di calcare carsico che precipita nella ancora stretta e verdissima valle dell’Arsa, davanti alle mura dell’antico castello in buona parte ancora conservato, meravigliandoci prima per il portone spalancato e poi per le numerose galline che zampettavano nel cortile tra le macerie nerastre. Eravamo arrivati fin lassù partendo da Sottopedena, nel punto in cui la strada attraversa il fiume Arsa. Superando il dislivello che separa la vallata dall’altipiano albonese, arrivammo in un territorio calcareo con campi di terra rossa, qualche muretto a secco e boschetti di ginepri, roveri, frassini, carpini tipici dell’ambiente carsico e arrivammo quindi alle poche case sparse sulla costiera che sovrasta la Val d’Arsa, con il suo fiumiciattolo che si snoda al centro.

Un ricordo del duro periodo feudale

Dunque Sumberg, (il cui nome deriva dall’antica famiglia degli Schömberg o Schemperger, vassalli dei conti di Gorizia, che ebbero in feudo questo territorio probabilmente dai patriarchi di Aquileia), il quale non è altro che uno dei tanti castelli medievali che fanno da corona turrita al bel panorama della vallata. Questi manieri, disseminati sui colli e sulle creste rocciose, fanno ricordare il duro periodo feudale durato in questa zona per dieci secoli. Secondo quanto scrive Dario Alberi nella sua “Istria, storia, arte e cultura”a metà dell’XI secolo erano già stati eretti la maggior parte dei fortilizi, qualcuno probabilmente sulle fondamenta di antiche fortificazioni romane. Il marchese carinziano Ulrico I, della casa sveva Weimar-Orlamunde ebbe in dono varie località della Val d’Arsa direttamente dal re Enrico IV nel 1064 e fu lui il probabile realizzatore di parte di questa cintura di fortificazioni. I castelli, che in tutto l’arco dei secoli provvidero alla difesa dell’ampia area, sono situati nel territorio di Lupogliano, Bogliuno, Vragna, Cosliacco, Chersano, Lettai, Gradigne, Passo, e il più recente è quello di Bellai (di qualcuno di questi castelli abbiamo già scritto in altre edizioni del nostro giornale).

Strade romane ridotte a sentieri per capre

In effetti al principio del secondo millennio, nei poveri paesini e nei villaggi della Val d’Arsa, situati lungo le antiche strade romane ridotte da secoli di abbandono a sentieri per capre, viveva ancora una popolazione italica sopravvissuta prima alla caduta dell’impero romano, poi alle distruzioni e alle stragi conseguenti alle invasioni barbariche dei Longobardi, degli Avari e degli Slavi. Sempre dagli scritti di Dario Alberi: “Forte era la pressione esercitata su queste genti da altre stirpi provenienti dalle steppe orientali che premevano per entrare in questo territorio. Nei secoli XI e XII furono proprio i feudatari carniolici a richiamare attorno ai manieri della Val d’Arsa, coloni slavi in qualità di servi della gleba perché coltivassero i terreni signorili e come servitù”. Un tanto successe anche a Sumberg. Infatti i primi cenni storici che si riferiscono a questa località risalgono all’anno 872 allorché si ebbe il primo insediamento di famiglie croate [slave]. Infatti nell’anno 950 l’imperatore bizantino Porfirogenito lasciò scritto che appunto in quell’epoca, anche nelle campagne di Sumberg, furono sistemate varie famiglie slave.

Catasto indipendente da Pisino

Questa storia di epoche aspre e semibarbariche ha lasciato dunque traccia di sé proprio nell’architettura di carattere difensivo. Normalmente anche Sumberg, come gli altri castelli – e lo possiamo constatare ancora oggi – erano composti dal palazzo, da una torre e da una cinta di mura. Qualcuno era munito anche di un fossato. Appena più tardi, tra il XVI e XVII secolo, persa l’importanza militare, questi edifici furono talvolta trasformati – ma non tutti! – in residenze un po’ più confortevoli.

Nella lunga e complicata storia di Sumberg appaiono vari fatti ora legati al Patriarcato di Aquileia, ora alla Contea istriana, ora a Venezia, spesso passando, come tutti gli altri castelli, in proprietà di varie famiglie. Perciò i feudatari di questo castello, pur fruendo di vari benefici, furono anche obbligati ai servizi d’arme prima per i patriarchi, quindi per gli arciduchi d’Austria che avevano la giurisdizione sull’intero territorio. Bisogna ricordare, però, che fruivano anche di un catasto indipendente da quello della contea di Pisino e ciò durò addirittura fino al 1848.

Miseria e ignoranza

Certo che anche questi vassalli – come tutti gli altri del resto – conducevano una vita grama. Unici diversivi erano la caccia e le giostre. Formavano con gli altri una casta feudale compatta, estranea comunque al paese per razza, costumi e lingua. Infatti, parlavano dialetti tedeschi ma, essendo tutti analfabeti, tutte le scritture e i documenti furono trascritti dai notai in lingua latina. I padroni dei vari feudi erano considerati padroni assoluti delle loro terre e dei loro sudditi e non riconoscevano altra autorità se non quella del sovrano, fosse solo arciduca o imperatore. Furono personaggi duri, in ogni epoca. Ogni protesta e ogni richiesta di miglioramento del tipo e del tenore di vita furono stroncati con durezza. Sembra che il potere autocratico dei feudatari della Val d’Arsa, dunque anche quelli di Sumberg, comprendesse pure lo “ius primae noctis” in quanto i tanti poveri contadini, sprofondati nella miseria e nell’ignoranza, dovevano sottostare a ogni tipo di prestazione e di onere oltre a pagare sempre nuovi tipi di imposte.

L’assalto delle truppe della Serenissima

Gli Schömberg tennero in possesso il castello fino alla fine del XVI secolo. Poi fu integrato nei beni della signoria di Cosliacco in quanto acquisito come dote di Anna, ultima superstite della famiglia la quale, nei primi anni del 1400, aveva sposato Giovanni Gutenek, allora appunto signore di quella rocca. In seguito i proprietari si alternarono. Nell’avvicendarsi degli anni, nel XV secolo apparvero i fratelli Antonio e Giorgio da Chersano. Costoro a loro volta cedettero il loro possedimento agli Herberstein di Lupogliano. Sempre dall’“Istria” di Dario Alberi citiamo ancora: “Della guerra che imperversò nei primi anni del XVII secolo tra Venezia e l’Austria, anche Sumberg pagò le conseguenze”. I Veneziani, infatti, ritennero sempre austriaco quel territorio. “Nel 1612 il villaggio fu assalito dalle truppe della Serenissima che ne asportarono 200 animali grossi e 1300 piccoli. Nel 1616 il provveditore veneto della cavalleria, Alvise Zorzi, attaccò con le milizie di Albona, il castello di Sumberg bruciando tutti i suoi borghi, previo allontanamento dalle case, dei bambini e dei vecchi: distrussero fienili e stalle, cantine e magazzini di generi alimentari e portarono via parecchio bestiame. Durante l’assalto Sumberg perse 20 difensori mentre tutti gli altri si ritirarono nel castello che era difficile da conquistare”. Più avanti l’autore ricorda ancora: “Nel XVII secolo Sumberg passò ai Brigido di Trieste che allora erano signori di Lupogliano. Nel 1640, alla morte di Pompeo Brigido, il più insigne della famiglia, il paese di Sumberg venne assegnato ai suoi fratelli Lorenzo e Girolamo. Quindi con la fine del feudalesimo, cioè nel 1848, la baronia terminò e anche Sumberg, dopo la restaurazione austriaca, divenne comune di Chersano”.

Le galline nel castello

E qui praticamente finisce la storia del castello anche se un contadino che abbiamo incontrato mentre affilava la falce davanti alla sua casa ci ha detto che i resti dell’edificio sarebbero stati acquistati da una tipa de Viena che no’ se ga mai visto e cussì mi intanto dentro tegno le galine. Lo abbiamo incontrato mentre ci dirigevamo verso la chiesa sospesa nel verde della vasta vallata. Con la facciata piuttosto malmessa e una loggia ormai scomparsa che proteggeva l’entrata, è dedicata ai santi Giovanni e Paolo ed è stata edificata nel 1679 con i materiali di un’altra chiesa, che si trovava nello stesso sito sin dal 1508. Porta un campanile a vela con una trifora e all’interno contiene un altare di legno con la Madonna mentre vicino alla porta d’entrata un’epigrafe ricorda l’anno 1553 e il parroco Cirin Culesich. Ora la chiesa è piuttosto disastrata e da una decina d’anni non vi si ufficia più.

La Madonna della neve

 

A un’altra chiesa – che abbiamo cercato invano e che, da quanto ci è stato detto, dovrebbe trovarsi in mezzo a un bosco di querce – è legata una leggenda che si ricorda a Sumberg fin da tempi lontani. Si racconta, infatti, che la Madonna si presentò, assisa su un grande corniolo, a una pastorella esprimendo il desiderio che in quel posto venisse costruita una chiesetta. Con l’apporto di tutti i contadini della zona questa fu eretta nel 1440 e fu appunto dedicata alla Madonna del corniolo, ma viene anche ricordata come Madonna della neve. La ricorrenza viene celebrata il 5 agosto e, dal 1854, ancora oggi a Sumberg in tale giorno si svolge una delle più grandi fiere dell’Albonese.

Ancora qualche accenno a questa chiesetta che dovrebbe sorgere nei pressi del paese: ha pianta rettangolare con l’abside inscritta e con una loggia coperta sostenuta da colonne a base quadrata. All’interno contiene due epitaffi tra cui uno, del 1542, ricorda il parroco Martino Blaskovic. Ma il suo tesoro è rappresentato da un antico libro, chiamato scavet dai paesani, pubblicato a Venezia nel 1718 e contenente anche il testo di una vecchia canzone natalizia croata di 84 versi.

La nostra visita a Sumberg terminò con un buon bicchiere de refosco, offertoci dal gentile contadino dopo che aveva finito di affilare la sua falce la quale, lo disse lui, cussì lustra la par quela dela morte.

Tratto da:

  • La Voce del Popolo, 6 marzo 2009 - http://edit.hr/lavoce/2009/090307/speciale.htm. All © Copyrights reserved.


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Created: Saturday, March 07, 2009; Last Updated: Thursday, June 03, 2010
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